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Frosinone, Federlazio: Le province devono ripartire con i pieni poteri scrive Cassinelli

Quello lanciato dal presidente dell’UPI ieri a Bologna al seminario nazionale sullo stato delle province è un grido di allarme che non può e non deve essere lasciato cadere.

Frosinone, Federlazio: Le province devono ripartire con i pieni poteri scrive Cassinelli

Quello lanciato dal presidente dell’UPI ieri a Bologna al seminario nazionale sullo stato delle province è un grido di allarme che non può e non deve essere lasciato cadere.

I dati che il presidente Variati richiama parlano da soli. Dal 2013 al 2016 le entrate delle province sono calate del 43%, la spesa è calata del 47% e la loro capacità di investimento è crollata addirittura del 62%, compromettendo evidentemente la possibilità di programmazione e impedendo tra l’altro qualsiasi attività di manutenzione della rete stradale e non solo.

E’ del tutto evidente che il presidente dell’UPI ha posto sul tappeto una questione niente affatto secondaria, che tocca invece alcune precondizioni imprescindibili per poter avviare qualunque ipotesi di rilancio di un territorio. E Frosinone rappresenta un caso paradigmatico da questo punto di vista.

La domanda alla quale nessun ente sembra oggi prestare la dovuta attenzione è la seguente: come si può pensare di prescindere da una condizione infrastrutturale decente se vogliamo far ripartire un percorso di crescita sul nostro territorio, attrarre investimenti e iniziative imprenditoriali dall’esterno e soprattutto evitare che le imprese già insediate delocalizzino, alla ricerca di condizioni più adeguate, o addirittura chiudano i battenti, impossibilitate a far fronte a quegli handicap localizzativi che si sommano alle già evidenti criticità del mercato?

Ci si trova stretti tra la necessità vitale di fare manutenzione stradale, soprattutto nelle aree industriali che in talune zone hanno raggiunto un livello di degrado assolutamente vergognoso, da una parte, e la strutturale riduzione delle risorse finanziarie a disposizione di province e comuni (perché il discorso riguarda anche loro), dall’altra.

Insomma, in soldoni lo scenario che abbiamo di fronte è di questo tipo: le imprese hanno un bisogno assoluto di strade adeguate, dove i mezzi possano transitare senza dovere ogni giorno incorrere in guasti meccanici con inevitabile aggravio dei costi. Gli enti locali, di contro, non hanno risorse per rispondere a tale esigenza. A questo punto o si resta fideisticamente in attesa che tali risorse cadano dal cielo, oppure occorre attingere a risorse provenienti dal circuito privato. E allora perché non avviare un serio e concreto ragionamento per vedere in che modo, dentro quale cornice regolamentare e normativa, gli enti locali possano coinvolgere di volta in volta le imprese negli interventi di manutenzione e rifacimento delle strade al servizio delle aree industriali? Potremmo forse scoprire che piuttosto che assistere impotenti ad una manutenzione che non arriva, gruppi di imprese potrebbero essere interessati a contribuire, in tutto o in parte e nelle forme che si potranno via via individuare, al rifacimento di questa o quella infrastruttura al servizio delle proprie imprese. E’ ovvio che contestualmente dovrà essere individuata la modalità adeguata attraverso la quale quell’esborso verrà compensato. Non si tratta forse di un project financing in senso stretto (in quanto nella fattispecie ipotizzata il ristoro del finanziamento non potrebbe essere garantito dal flusso di entrate generato dalla realizzazione dell’opera), tuttavia potrebbe non essere troppo difficile individuare forme di recupero sotto forma di pubblicità, sponsorizzazione o altro.

Insomma non crediamo possa essere questo l’elemento ostativo una volta che fosse accertata la volontà dei soggetti privati e degli enti locali di collaborare ad un progetto del genere.

A meno che non si vogliano attendere all’infinito trasferimenti che forse non arriveranno mai, nel frattempo inveendo sterilmente contro gli enti locali che non hanno risorse e lo Stato centrale che non gliele traferisce.

Ci auguriamo che su questo tema si possa trovare a breve una sede per avviare un confronto concreto e operativo, da intrecciarsi magari anche con le progettualità previste dentro le normative concernenti l’area di crisi industriale complessa.

Alessandro Casinelli

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