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Frosinone, il PD chiede Piani di Eliminazione delle Barriere Architettoniche - PEBA: una scelta di civiltà per un diritto inviolabile

Era il 1986, quando la Legge 41, all'art. 32, introdusse l'obbligo, per Comuni e Province, di adottare i Piani per l'Eliminazione delle Barriere Architettoniche - Peba.

Simone Costanzo-3

Era il 1986, quando la Legge 41, all'art. 32, introdusse l'obbligo, per Comuni e Province, di adottare i Piani per l'Eliminazione delle Barriere Architettoniche - Peba. Un progetto che, dopo l'impegno iniziale, è stato progressivamente disatteso in tante realtà, al punto che chiunque può verificare la difficoltà d'accesso a numerosi uffici pubblici. Una situazione che ha indotto tante associazioni e semplici cittadini, come Rita Giorgio, dirigente provinciale del PD di Frosinone a promuovere un giusto diritto e a scrivere direttamente al presidente dell'Anci - Associazione Nazionale dei Comuni Italiani e apertamente agli amministratori locali, per chiedere l’adozione e l'attuazione dei Peba. Purtroppo a tutt'oggi, dopo 27 anni, tantissimi Comuni non hanno adottato i Peba, al pari degli altri soggetti pubblici obbligati. Viceversa questi Piani di gestione e pianificazione urbanistica - oltre a dare certezza prospettica al diritto alla mobilità delle persone con disabilità, in quando dagli stessi deve risultare anche la tempistica degli interventi per eliminare le eventuali barriere presenti - sarebbero strumenti basilari ricognitivi volti anche a rendere sistemici nel tempo gli interventi di abbattimento delle barriere architettoniche, che, fino ad oggi, sono sovente sporadici, dettati da contingenze e, perciò, spesso molto onerosi per i Comuni. Parliamo di un primario diritto soggettivo alla mobilità, che genera sovente intollerabili comportamenti dei Comuni discriminatori nei confronti delle persone con disabilità, censurabili anche giurisdizionalmente in base alla Legge n. 67 del 2006 "Misure per la tutela giudiziaria delle persone con disabilità vittime di discriminazioni". Quindi auspichiamo che la mancata adozione dei Piani di Eliminazione delle Barriere Architettoniche da parte dei Sindaci venga affrontata con grande sollecitudine, al fine del ripristino della legalità e di un giusto diritto, trovando soluzioni per poter avviare l'adozione/attuazione dei Peba in tutte le realtà dove sono presenti criticità. Sarebbe utile anche un’azione politica tendente ad escludere le spese per il graduale abbattimento delle barriere architettoniche, come previste nei Peba, dai vincoli di finanza pubblica imposti dal Governo ai Comuni, il cosiddetto "Patto di stabilità". Infatti è evidente che tale spese possono essere considerate un investimento "in conto capitale" perché, non solo valorizzano il patrimonio dei comuni, ma, rendendo accessibili le nostre città, hanno un effetto di volano per l'importante comparto del turismo ad esempio. La Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità, ha introdotto il concetto di "Progettazione accessibile" ed "Accomodamento ragionevole" tra i principali impegni dello Stato, strumentali per garantire e realizzare le pari opportunità delle persone con disabilità. Concetti che in tema di accessibilità, o meglio delle opere per la rimozione delle barriere architettoniche e sensoriali, forniscono un ampio ventaglio di ricorso a soluzione innovative rispetto agli attuali standard normativi anche a basso impatto di spesa venendo incontro anche alla congiuntura economica non ottimale.

Simone Costanzo

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