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Frosinone, l’Amazzonia è qui in Ciociaria? Troppi incendi devastanom le nostre montagne

Tra tanti primati che le casistiche ci danno, oltre all’abusivismo che ha dilagato per lungo e per largo tutta la provincia, certamente uno deve essere assegnato alla Ciociaria.

Tra tanti primati che le casistiche ci danno, oltre all’abusivismo che ha dilagato per lungo e per largo tutta la provincia, certamente uno deve essere assegnato alla Ciociaria.

Il primato è purtroppo triste perchè riguarda il patrimonio boschivo che viene divorato giornalmente dalle fiamme di qualche piromane per la mancanza di prevenzione. Con le fiamme brucia anche l’ossigeno. Investiamo miliardi in “tangentopoli” nel cemento, nelle città e alla montagna purtroppo lo Stato riserva le briciole, dopo aver abusato del suo verde, delle sue acque, del suo ossigeno.

Dobbiamo chiedere perdono alla montagna l’abbiamo dimenticata e trascurata per le fabbriche e medicine inutili, per tangentopoli. Un incendio appiccato in montagna è sempre una maledizione; è il più infame dei delitti contro la natura quindi contro tutti gli esseri viventi compresa naturalmente, la specie umana.

Non basta più il grosso lavoro di spegnimento dei vigili del fuoco, urbani, dei carabinieri, della protezione civile, del corpo forestale, dei volontari che sono stati chiamati per combattere l’incuria, il menefreghismo ultra trentennale.

Da un po’ di tempo la Ciociaria fuma come l’Etna. Da questi incendi prendiamo ancora lo spunto per stigmatizzare l’incivile abitudine di lasciare abbondanti i terreni confinanti con le strade comunali e provinciali nonché a ridosso delle abitazioni.

Negli ultimi anni la coscienza civica ha approfondito sempre di più, ma non sempre meglio, i problemi relativi alla tutela ambientale e , più precisamente alla salvaguardia di ogni forma di equilibrio ecologico. Purtroppo in vaste sacche della popolazione “l’habitat” è ancora una conquista da effettuare. Ovunque si notano terreni abbondanti di tanto di sterpaglia. A questo stato di cose le Amministrazioni, gli Enti preposti hanno cercato di ovviare sfornando nei periodi estivi una serie di divieti, ordinanze, slogan, tra cui il divieto di accendere fuochi. Viene da chiedersi se un simile provvedimento aiuti davvero la buona causa dell’ecologia.

La risposta è negativa perchè non accendere fuochi non significa allontanare la “piromania” ma impedire, per esempio ai contadini di bonificare i terreni da rovi e sterpi e dai residui della produzione agricola (grano ecc.). Così come si configura, la situazione di tali terreni non potrà che presentarsi come il migliore rifugio per rettili di ogni tipo, senza parlare delle centuplicate possibilità di incendio (con cicche, fiammiferi ed autocombustioni).

I ritmi della manutenzione non dovrebbero essere scanditi da periodiche ordinanze perchè la manutenzione è affare di ogni giorno e va espletata in stagioni privilegiate. In questo campo la prevenzione gioca un ruolo fondamentale, perchè una cicca accesa potrà purtroppo sempre fuggire dalla mano di qualcuno, ma l’importante è che la miccia non trovi carburante per consumare un disastro ecologico.

E’ arrivato il momento di dire agli Enti preposti di mettersi attorno al tavolino e studiare un buon sistema di prevenzione per evitare danni ecologici consumati come questi ultimi tempi distruggendo così un vasto territorio boschivo.

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Giorgio Alessandro Pacetti

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