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Paliano, i 600 ettari della Selva in mano a 5 proprietari. Funzionerà il connubio pubblico privato?

Se la tanto reclamata, in questi ultimi tempi dal selfiemanico sindaco Alfieri chi?, collaborazione tra privati e pubblico per il rilancio della Selva è quella che si è vista negli ultimi anni allora possiamo affermare con certezza che si riandrà...

Paliano La Selva oggi 26 febbario 2017-3

Se la tanto reclamata, in questi ultimi tempi dal selfiemanico sindaco Alfieri chi?, collaborazione tra privati e pubblico per il rilancio della Selva è quella che si è vista negli ultimi anni allora possiamo affermare con certezza che si riandrà verso il completo abbandono di tutt l'area.

Nei giorni scorsi c'è stato l’annuncio trionfalistico della nomina dei “magnifici cinque” dovrebbe far ben sperare per il futuro. Ma intanto ci si chiede quanta economia ha fatto perdere la Giunta Regionale presieduta da Nicola Zingaretti che non ha mai visto bene la "vicenda" della Selva solo perché è stata acquistata dal suo predecessore Polverini intervenuta per non far disperdere il patrimonio.

In passato i circa 600 ettari di terreno di tutto il complesso della Selva erano solamente di Antonello Ruffo di Calabria e con questi ha "sfamato" per molti anni circa 90 famiglie di Paliano e dintorni, oggi i proprietari sono 5. La Regione Lazio fa la parte del leone con i suoi 280 ettari circa comprendenti anche il borgo e quindi il Ristorante il Cardinale e l’annesso ex ristorante i Due Camini e tutta la restante parte dietro Schina e alla Tana. Poi c'è Schina con i suoi 88 ettari di terreno agricolo che ha rimesso su la prestigiosa vigna e l'imprenditore colleferrino con 60 ettari di terreno agricolo che ancora non si capisce cosa voglia farne tra "Agriqualcosa" e l'organizzazione di eventi religiosi o di poco conto che hanno attirato fin troppe poche persone persone ed infine vi è la nuova società che ha acquistato i 44+14 ettari dal Tribunale di Frosinone e altri 44 ettari di bosco che sono delle figlie di Ruffo.

Ora i "magnifici cinque" Buschini, Alfieri chi?, Adiutori, Campoli e Germanò dovranno gestire la parte pubblica del Parco –in-naturale La Selva di Paliano, quella rimasta in mano alla Regione, e dovranno portare il loro apporto culturale, turistico e scientifico per la gestione dei fondi derivanti dai bandi inseriti nel Masterplan al momento dell’istituzione del vincolo regionale. A loro vanno i nostri auguri di buon lavoro.

La parte "principale e più conosciuta" dell’ex Parco Uccelli e di Cascina Paola è stata, recentemente, acquistata all'asta fallimentare da alcuni privati del sud della Ciociaria, ma per essere assegnata definitivamente dovranno passare 120 giorni, quindi molto probabilmente salteranno le tradizionali scampagnate di pasquetta, 25 aprile e primo maggio.

Solo adesso con i buoi scappati dalla stalla il nostro sefiemaniaco Sindaco Alfieri Chi? risponde alla domanda che si fece il Vescovo Prenestino Mons. Domenico Sigalini: “ Dove sta il sindaco” mentre la selva andava a fuoco nei caldi giorni estivi del 2016 ed è pronto alla collaborazione con quel privato colleferrino (con tanto di truce cartello in mezzo alla strada che indica la Porta Santa che sembra l'indicazione del porchettaro) che ha sempre osteggiato in tutti i modi.

E’ finito lo stile di Don Antonello Ruffo che puntava tutto sull’eleganza delle cose e delle iniziative, si può quindi già immaginare cosa accadrà alla nostra "amata" Selva. E’ chiara la differenza tra chi vuole bene a Paliano e chi invece vuole fare solo business. Basta guardare la vicina vigna di Schina tenuta alla meraviglia che sta creando un ingresso bellissimo per la città e metterla a confronto con l'appezzamento dell'imprenditore colleferrino che non riesce a tagliare neanche le piante andate a fuoco e la siepe lungo Via Palianese sue e che però ha fatto tagliare la famosa quercia che fu piantata quando al transvolatore Principe Fulco Ruffo di Calabria, primo proprietario della Selva, nacque Paola, diventata successivamente Regina del Belgio mandando in fumo così anche pezzi importanti di storia.

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Giancarlo Flavi

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