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Pastena, Don Antonio Mazzi in visita alla “sua” Città

Don Antonio Mazzi a Pastena per incoraggiare la sua piccola comunità che da un paio di anni sta faticosamente dando dignità e decoro ad un vecchio monastero abbandonato.

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Don Antonio Mazzi a Pastena per incoraggiare la sua piccola comunità che da un paio di anni sta faticosamente dando dignità e decoro ad un vecchio monastero abbandonato.

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Poche cose , essenziali e pulite messe in ordine che arredano i locali nati per ospitare una comunità di suore e rimasti vittima del degrado e dell’abbandono da quando sono rimasti chiusi per la difficoltà di curarne la manutenzione e il risanamento strutturale.

Arriva “il don” come affettuosamente lo chiamano i ragazzi, accompagnato da Luigi Maccaro responsabile dell’Exodus di Cassino e chiede a tutti come vanno le cose, prima di tutto ai ragazzi che sono giunti a Pastena persino dalla Lombardia e dal Piemonte.

Visi sorridenti e sicuri di persone che provano a sfidare nuovamente la vita, che vogliono volare in alto e liberarsi dalla sudditanza psicologica e fisica.

All’interno della comunità tutto è più facile, non si rimane mai da soli e quando ciò accade basta alzare lo sguardo e allungare la mano e c’è sempre qualcuno disposto a darti una mano, ad ascoltarti e a dirti di rimetterti in piedi e di non chiudere gli occhi di fronte alla realtà.

Bravo don Mazzi a credere nei ragazzi, bravo a non arrendersi e ad abbracciare quelle coppie che giungono con i figli appena nati per salutarlo, per dirgli grazie,per incrociare il suo sguardo ed essere di nuovo testimoni di un cammino di rinascita e di riscossa sociale.

Non ci siamo mai incontrati prima con don Antonio Mazzi, e quando ha saputo che ero il sindaco di Pastena ha detto” bene allora costruiamo una comunità di recupero per i politici , che ne hanno bisogno” e alla luce di quanto accade nella vita pubblica, anche vicino a noi è difficile dargli torto.

Ha visitato i locali per rendersi conto del lento progresso che i suoi ragazzi stanno portando avanti puntando molto sulla solidarietà e sull’aiuto della società civile, dei volontari, delle associazioni e dei commercianti.

Ha voluto mettere a dimora una pianta di olivo che ha un forte significato simbolico, ovvero il segno di una speranza che cresce e dura nel tempo e allo stesso tempo il valore di un nutrimento essenziale per la salute dell’uomo.

L’umanità deve star bene e tutti noi abbiamo il dovere di dare il massimo perché questo percorso non si interrompa e le attese dei giovani non siamo deluse.

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dott Arturo Gnesi

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