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Arturo Gnesi-2

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Pastena, la mafia a Roma: c’è chi trema e chi spera di farla franca ma tutti auspicano il silenzio degli onesti!

Per fortuna che ci sono i carabinieri che ogni tanto arrestano  anonimi boss e qualche giudice che tenta di far luce negli oscuri meandri dell’affarismo mafioso  interrompendo le prolifiche attività di un collaudato sistema di collusioni egemone...

Per fortuna che ci sono i carabinieri che ogni tanto arrestano anonimi boss e qualche giudice che tenta di far luce negli oscuri meandri dell'affarismo mafioso interrompendo le prolifiche attività di un collaudato sistema di collusioni egemone nel controllo e nella gestione degli appalti pubblici.

Grazie al lavoro investigativo e alla tenacia e competenza dei magistrati vengono decodificate le misteriose trame che tengono insieme il mondo della finanza con quello politico, che saldano in un patto scellerato le truppe di professionisti con l'inestirpabile e cronica immoralità presente in alcune frange della pubblica amministrazione .

Il degrado etico che si coniuga con la necessità da parte della mafia di controllare le istituzioni, di penetrare nei suoi gangli vitali, di afferrare le redini del comando, di infiltrare quelle postazioni dove si decidono gli investimenti sul territorio e dove si ripartiscono i fondi per la gestione dei servizi e delle forniture per gli enti pubblici.

Se non ci fossero le inchieste che travolgono gli invisibili imperi economici di figure inquietanti che dettano regole al mercato illecito degli appalti e utilizzano il ricatto, la violenza e l'intimidazione per estendere la loro sfera d'azione quasi certamente la stragande maggioranza dei cittadini continuerebbe a pensare che va tutto bene e che dalle nostre parti, ciociaria e basso Lazio, non bisogna avere alcun tipo di timore.

La recente inchiesta romana sull'intreccio tra mafia, politica e malavita organizzata sottolinea ancora una volta che non può esserci la mafia se non esiste uno Stato accondiscendente e che non può durare o rafforzarsi se non ci fossero uomini delle istituzioni collusi con il potere mafioso e deliberatamente consensienti a questo reciproco scambio di favori.

La politica ottiene dalla mafia, oltre ai voti, i soldi, il potere e la protezione, la mafia in cambio riceve la garanzia dell'impunità e la promessa dell'assegnazione pilotata di appalti e fondi pubblici.

La regola è questa e alimenta il voto di scambio, ovvero il sistema clientelare della spartizione degli incarichi dirigenziali con un effetto devastante sulla realizzazione delle opere pubbliche e sul funzionamento dei servizi pubblici quali trasporti, sanità, e gestione dei rifiuti.

Inutile sottolineare, che dove cresce la mafia diminuiscono gli investimenti degli imprenditori, dove la società è tenuta in ostaggio dalle regole mafiose oltre al degrado sociale crescono violenza, disoccupazione, miseria e disagio giovanile.

La mafia è un cancro e finora nessun cancro ha giovato alla vita dell'uomo né ha migliorato la sua esistenza ma purtroppo diventa sempre più difficile sensibilizzare l'opinione pubblica su questi temi quasi fosse pervasa e dominata da un pessimismo cosmico e da una atavica rassegnazione.

L'imbarazzo dei partiti e dei politici è fin troppo evidente e nasce anzitutto da una certificata ignoranza sul fenomeno mafioso e da un pregiudizio infantile secondo il quale parlare di mafia crea allarmismo e mette in fuga i capitali. In realtà è vero il contrario, il silenzio e l'omertà imprigionano in una desolante solitudine i professionisti seri ed onesti , fino al punto che accettano passivamente il sistema esistente.

Se nessuno denuncia, nessun amministratore denuncia minacce o tentativi di estorsione, se nessun imprenditore denuncia casi di corruzione, se nessun ingegnere, geometra o architetto denuncia il movimento di tangenti attorno ad un appalto non significa che tutto fila liscio ma al contrario certifica che la pubblica amministrazione, gli enti locali si sono arresi all'illegalità, alla convenienza e alla persuasione della mafia.

Per tale motivo non basta puntare il dito contro la mafia, dedicare una piazza alle vittime della mafia occorre denunciare i fatti e non arrendersi di fronte alla sordità delle istituzioni e alla noia della politica.

Dott. Arturo Gnesi

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