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Pastena, La mafia è out nel Ricordo di Falcone e Borsellino ?

Senza i delitti eccellenti, senza il sangue riverso per la strada o le stragi a colpi di mitra e le esplosioni di tritolo sembra quasi che la mafia abbia cessato di esistere, sia scomparsa, finalmente out.

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Senza i delitti eccellenti, senza il sangue riverso per la strada o le stragi a colpi di mitra e le esplosioni di tritolo sembra quasi che la mafia abbia cessato di esistere, sia scomparsa, finalmente out.

E in questo clima di disarmo, di scetticismo crescente il ricordo della strage di Capaci, avvenuta 25 anni fa, sembra quasi materia dei nostalgici, argomento tenuto a galla da un manipolo di sopravvissuti della prima repubblica che si ostinano a innalzare la bandiera dell’antimafia solo per la ricerca di un clamore mediatico.

Non si capisce perché è stato sempre faticoso creare un clima di condivisione e una partecipazione viva, attenta e sentita attorno al tema delle stragi mafiose e quindi alimentare un dibattito serio sulle trame collusive con pezzi dello stato e con uomini delle istituzioni.

In tal modo mentre la società reale che vive nelle periferie delle città siciliane o nei piccoli centri ha preferito da sempre il silenzio e l’omertà per timore di vendete, ricatti ed esecuzioni sommarie, il resto della società italiana, a parte qualche isolato sussulto, ha trattato con indifferenza e noncuranza questo argomento.

Giovanni Falcone è stato fatto saltare in aria perché ha messo alla sbarra i boss mafiosi e perché aveva capito come si stava riorganizzando la mafia palermitana e di quali potenti legami aveva stabilito con i palazzi del governo, locale e nazionale.

La mafia degli affari, delle banche e degli paradisi fiscali agisce nel silenzio e nell’ombra e ha tutto l’interesse a mantenere i riflettori spenti e a non creare allarmismi o preoccupazioni sociali.

La mafia c’è e in questi anni, secondo le ultime analisi sociologiche e le indagini delle forze dell’ordine, ha investito in politica, ha comprato le azioni del potere, ha assoldato gli uomini del parlamento , nascondendosi all’interno delle lobbie e delle logge massoniche.

A 25 anni dalla morte di Giovanni Falcone e di quella di paolo Borsellino noi amministratori locali abbiamo il dovere di ribadire che la mafia penetra nelle istituzioni attraverso corruzione e voto di scambio e che ricicla i suoi soldi, esporta e ripulisce i suoi capitali con l’ausilio di professionisti e colletti bianchi che nulla hanno a che vedere con l’icona vecchio stampo del mafioso con coppola e lupara.

La mafia non spara e qualcuno purtroppo pensa che non esiste più o che è un fenomeno tutto siciliano e pertanto risulta fastidioso questo richiamo al passato, nociva l’insistenza con la quale si vorrebbero trovare delle complicità negli uomini dello Stato e che addirittura gli uomini di partito possano avere stretto patti e sottoscritto alleanze con i mafiosi.

C’è chi vorrebbe far calare il sipario su queste rappresentazioni ritenute frutto del qualunquismo e di una protesta generica e populista, c’è chi si ostina a non voler capire che benché non sia un’equazione matematica, è sempre possibile che dietro le ruberie della casta e gli imbrogli dei “cerchi magici” ci possano essere regie occulte e interessi mafiosi.

A Pastena abbiamo ricordato il valore e la dignità di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e gli uomini delle loro scorte.

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L’abbiamo fatto in solitudine e in silenzio quando eravamo semplici cittadini e continuiamo a farlo adesso in nome di uno Stato che deve sempre porsi dalla parte della giustizia e della legalità.

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