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Piglio, la comunità  festeggia San Sebastiano

Dopo i festeggiamenti di Sant’Antonio Abate, patrono degli animali, è arrivato il turno di San Sebastiano, patrono dei Vigili Urbani (20 Gennaio), originario di Milano, che subì il martirio all’inizio del IV secolo a Roma, vittima della...

Dopo i festeggiamenti di Sant'Antonio Abate, patrono degli animali, è arrivato il turno di San Sebastiano, patrono dei Vigili Urbani (20 Gennaio), originario di Milano, che subì il martirio all'inizio del IV secolo a Roma, vittima della persecuzione di Diocleziano. E pensare che questo Santo è stato però dimenticato dai pigliesi da ben 200 anni (1815-2015).

Come i nostri lettori ricorderanno tredici anni fa è stata riportata alla luce una edicola, in pessime condizioni, con la quale nei secoli passati San Sebastiano era venerato dalla comunità pigliese fin dal 1700 e riconosciuto tra i Santi protettori insieme a San Rocco e a Sant'Antonio Abate.

Le cappelline che ricordano questi Santi sono strategicamente situate, a mò di sentinelle protettrici, alle periferie del Paese come se i Santi volessero estendere le loro ali protettrici su tutto Piglio. E' però giunto il momento di dare una degna sistemazione, magari nello stesso luogo, alla cappellina che ricorda il Santo. Il documento più antico che nomina l'esistenza di una chiesa di S. Sebastiano lo si trova nell'archivio della Curia Vescovile di Anagni dove è conservato un inventario dei beni di detta chiesa inserito negli atti della visita pastorale del 1642. (Archivio della Curia Vescovile B2 A5 f587r).

Negli atti della visita pastorale del 27/6/1689 conservati nella curia vescovile si nomina Don Loreto De Sanctis quale cappellano di S. Sebastiano. Nell'archivio parrocchiale di S. Maria invece troviamo un inventario dei beni del 1720 nel quale ci sono elencati anche i beni della chiesa di S. Sebastiano, il cui cappellano fu Don Loreto De Santis.

In altro inventario del 1725 nell'elencare i beni terrieri della chiesa di S. Sebastiano "fuori delle muraglie" si fa notare che "il frutto di dette possessioni servono per il mantenimento del tetto e chiesa e per soddisfare le Messe che si celebrano nella mattina della festa di detto Santo?".

Il 24 settembre 1884 Don Ferdinando Tardiola scrisse alla madre che il giorno precedente terminò il triduo di S. Sebastiano per ottenere la liberazione dal colera che in Italia andava "scemando, non essendo più fiero come sul principio".

In un documento del 26 giugno 1773 si legge: "La comunità della terra del Piglio e per essa il Sindaco Giuseppe Andrea Pietrangeli promette e si obbliga di rifar tutti li danni che per cagion dello scavo potessero succedere nella Chiesa di S. Sebastiano da farsi per rifondere la campana?"

In un documento del 1815 si legge che esisteva una Cappellania, vacante per la morte del Cappellano Don Lorenzo Favale, sotto il titolo di S. Sebastiano, annessa ad una piccola chiesa dedicata al S. Martire ma all'epoca ormai "tutta diruta e rovinata dalla disgrazia de tempi".

In un altro documento coevo vengono elencati anche i vari cappellani succedutisi tra il De Santis e il Favale: Don Gaspare De Rossi, Don Giovanni Domenico Borgia e Don Pietro Antonio Marchetti.

Sul libro di amministrazione della Collegiata di S. Maria il 10 settembre 1867 viene registrata una spesa fatta per "accomodare il quadro di S. Sebastiano onde innalzarlo sull'Altare Maggiore ed esporlo all'adorazione del Popolo per esser liberati, mercè la di Lui intercessione dal Colera ?".

In altro documento del 1921 si fa menzione ancora del "Colle S. Sebastiano".

Sarebbe opportuno ripristinare la devozione verso San Sebastiano ricordandolo almeno con una bacheca (per altro già esistente lungo la Provinciale Piglio-Altipiani di Arcinazzo) che indica il luogo e la storia del Santo, non a caso don Marcello, ex parroco di Piglio, ha intitolato l'oratorio parrocchiale proprio a San Sebastiano.

PIGLIO: LA CHIESA E IL CULTO DI SAN SEBASTIANO.

Il documento più antico che nomina l'esistenza di una chiesa di S. Sebastiano lo si trova nell'archivio della Curia Vescovile di Anagni dove è conservato un inventario dei beni di detta chiesa inserito negli atti della visita pastorale del 1642. (f587r).

Negli atti della visita pastorale del 27/6/1689 conservai nella curia vescovile1 De Sanctis quale cappellano di S. Sebastiano.

Nell'archivio parrocchiale di S. Maria invece troviamo un inventario dei beni del 1720 nel quale ci sono elencati anche i beni della chiesa di S. Sebastiano, il cui cappellano fu Don Loreto De Santis.

In altro inventario del 1725 nell'elencare i beni terrieri della chiesa di S. Sebastiano "fuori delle muraglie" si fa notare che "il frutto di dette possessioni servono per il mantenimento del tetto e chiesa e per soddisfare le Messe che si celebrano nella mattina della festa di detto Santo...".

In un documento del 26 giugno 1773 si legge: "La comunità della terra del Piglio e per essa il Sindaco Giuseppe Andrea Pietrangeli promette e si obbliga di rifar tutti li danni che per cagion dello scavo potessero succedere nella Chiesa di S. Sebastiano da farsi per rifondere la campana ..."

In un documento del 1815 si legge che esisteva una Cappellania, vacante per la morte del Cappellano Don Lorenzo Favale, sotto il titolo di S. Sebastiano, annessa ad una piccola chiesa dedicata al S. Martire ma all'epoca ormai "tutta diruta e rovinata dalla disgrazia de tempi".

In un altro documento coevo vengono elencati anche i vari cappellani succedutisi tra il De Santis e il Favale: Don Gaspare De Rossi, Don Giovanni Domenico Borgia e Don Pietro Antonio Marchetti.

Vi troviamo affermato anche che già da circa quarant'anni la chiesa era rovinata. In un documento del 1819, "Possidenza totale della futura Canonica del Piglio", si legge che "li terreni moderni sono li beni di S. Sebastiano uniti alla stessa Sagrestia per decreto Sacra Congregazione del Concilio nel 1816 ammontano a rubbie quattro".

In altro documento ancora si afferma che la riedificazione di detta chiesa "è impossibile: e per la spesa, e per il sito, che è divenuto nello spazio di anni 50 dalla caduta accidentale, un immondezzaro non solo, ma ripieno del tutto di breccia; ... è presso al ridosso della montagna, e per conseguenza ritornerebbe umida la chiesa fatto anche un antemurale".

In un inventario del 1817 vengono elencati i beni della Cappella di S. Sebastiano e vi si trova scritto: "Questa Cappella aveva inoltre la sua Chiesa fuori la porta della Fontana, che rovinò per ingiuria de tempi, ed altre cause; la Sacra Congregazione nominata ordinò una Cappella alla Madonna delle Rose da erigersi in onore del Santo, che ancora deve farsi". Stessa disposizione viene ordinata nel decreto del Vescovo Giuseppe Maria Lais del 1819 a seguito della visita pastorale, dove si dice che anche l'immagine della B.M. Vergine del Rifugio doveva essere collocata nella stessa cappella. Nello stesso documento leggiamo ancora che fu comprato un "quadro con cornice dorata, che esiste nella Chiesa Collegiata rappresentate S. Sebastiano di ottimo pennello e buonissimo prezzo per fortuna trovato". Tra i terreni inventariati ve ne è uno definito "piuttosto Mondezzaro di Capacità Coppe una in Contrada gli Palucci, ossia dietro la Chiesa diruta di S. Sebastiano, confinante la strada di S. Lorenzo, e l'osteria publica".

Vi leggiamo ancora che il predetto Canonico Favale godette la Cappellania per lo spazio di 40 anni .In un elenco di "Beni della Sacrestia, S. Sebastiano, Massa Comune, e Luoghi Pii del Piglio dati in Affitto a Vincenzo Felli ai 10 7bre 1832" si nomina un "terreno dietro la Chiesa diruta alli Palucci".

In un documento del 27 settembre del 1854 leggiamo che "Ottaviano Bottini, perito muratore, riferisce essersi portato in un terreno ... posto in contrada li Palucci e precisamente dove vi era la Chiesa di S. Sebastiano..." per la stima e la misurazione del terreno. Nel verbale del Capitolo di S. Maria del 30 settembre 1854 si parla "del terreno di S. Sebastiano e precisamente del sito dove esistono i ruderi della Chiesa di detto Santo". Nel verbale successivo del 25 ottobre 1854 venne deliberato di dare a canone il detto terreno al Sig. Vincenzo Caporossi.

Il 9 ottobre 1864 Giuseppe Mari fu Pietro Antonio espone con lettera, ai canonici del Capitolo di S. Maria, il desiderio di migliorare un terreno della chiesa di S. Maria, di circa sette coppe, posto nella contrada S. Sebastiano confinante con gli eredi del fu Tomaso Pietrangeli e PP. Conventuali di S. Lorenzo. Il 30 gennaio 1865 con scrittura privata, nella quale si fa menzione della contrada Colle S. Sebastiano, viene concessa la locazione del terreno al predetto Mari. Sul libro di amministrazione della Collegiata di S. Maria il 10 settembre 1867 viene registrata una spesa fatta per "accomodare il quadro di S. Sebastiano onde innalzarlo sull'Altare Maggiore ed esporlo all'adorazione del Popolo per esser liberati, mercè la di Lui intercessione dal Colera ...".

Nei verbali dei Capitoli di S. Maria del 10/51872, 16/10/1875 e 29/11/1875 si fa menzione della macchia di S. Sebastiano e della controversia con Giuseppe Mari per il taglio abusivo di alcune Il 24 settembre 1884 Don Ferdinando Tardiola scrisse alla madre che il giorno precedente terminò il triduo di S. Sebastiano per ottenere la liberazione dal colera che in Italia andava "scemando, non essendo più fiero come sul principio".

In un atto di vendita di un terreno del 1916 si dice che tale terreno è posto in contrada Borgo Sant'Antonio o Borgo San Sebastiano.

In altro documento del 1921 si fa menzione ancora del "Colle S. Sebastiano". Sarebbe opportuno ripristinare la devozione verso San Sebastiano (non a caso don Marcello ex parroco di piglio ha intitolato l'oratorio parrocchiale proprio a San Sebastiano) ricordandolo almeno con una bacheca (per altro già esistente lungo la Provinciale Piglio-Altipiani di Arcinazzo) cheindica il luogo e la storia del Santo.

Giorgio Alessandro Pacetti

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