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Piglio La comunità pigliese festeggia S. Antonio Abate

Con la festa di S. Antonio Abate inizia il ciclo delle celebrazioni sacre nella parrocchia di Santa Maria Assunta in Piglio  che termineranno il 13 Dicembre con la festa di Santa Lucia.

Chiesa di S. Antonio Abate-2

Con la festa di S. Antonio Abate inizia il ciclo delle celebrazioni sacre nella parrocchia di Santa Maria Assunta in Piglio che termineranno il 13 Dicembre con la festa di Santa Lucia.

Proprio in questi tempi era d’uso che i ragazzini andassero a bussare alle porte delle case del Paese chiedendo frutta secca, da poter mangiare insieme ai poveri. Una tradizione, questa, iniziata nella notte dei tempi ed archiviata, con la costruzione delle case popolari in località Cona negli anni ‘70 che ha causato l’inizio dello spopolamento del centro storico di Piglio.

Il popolo pigliese a S. Antonio Abate ha dedicato una chiesetta ad est del paese alle porte di Piglio, sulla Via Francigena, dove in tempi passati c’era la transumanza delle greggi.

  1. Antonio, nell’iconografia antica e moderna è raffigurato vestito di un saio, con un bastone che termina con una T (greca) con ai piedi un maialino e sullo sfondo una umile grotta. Chi era costui? Sicuramente un noto personaggio dell’antichità, vissuto nel periodo del tardo impero romano, che vendette ogni suo bene e distribuì il ricavato ai poveri e che stanco di una vita agiata ed oziosa, si ritirò nel deserto dell’Egitto e si distinse in modo particolare per il dono della penitenza e della preghiera. Fu fortemente tentato dal demonio, che gli portava cibi prelibati a base di carne di animali di ogni genere, ma il Santo, dedito alla penitenza ed ai digiuni, rifiutava scacciando il maligno. Quale tentazione? Il Santo invece di mangiare benediva gli animali che Dio Onnipotente, gli faceva ritrovare vivi e che restavano a fargli compagnia nella sua grotta di penitenza. S. Antonio Abate considerato dalla tradizione un grandissimo esorcista, sembrava che bastasse pronunciare il suo nome perchè il maligno si dileguasse. Si spense in santità dopo aver convertito al cristianesimo migliaia di pagani nel 358 D.C..

E’ proprio da questa diceria, nata nella notte dei tempi, che la pietà popolare ha annoverato S. Antonio Abate come protettore di tutti gli animali domestici di piccola e grossa taglia, tanto era la fama e le leggende che sono finite attorno a questo Santo, e che in ogni paese e in ogni contrada, è venerato come protettore degli animali.

Il Santo, nei tempi più antichi, era tenuto molto più in considerazione che oggi, in quanto la nostra civiltà contadina teneva molto agli animali da cortile i quali erano l’unico sostentamento per le famiglie di allora. Pertanto metterli sotto la protezione di S.Antonio significava dare una benedizione affinché gli animali da cortile prosperassero. Questo concetto di prosperità e di augurio si estese anche alle donne non maritate e a quelle senza figli alle quali S. Antonio doveva provvedere, intercedendo presso Dio, affinché trovassero entro l’anno lo sposo o la fertilità. Come gli antichi romani facevano offerte in questo periodo dell’anno in modo particolare al Dio Sole, generatore della vita, così è rimasta questa tradizione che, pur nell’aspetto pagano, rappresenta un atto di amore e di devozione.

Giorgio Alessandro Pacetti

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