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Piglio, revisione obbligatoria anche per le case come avviene per le automobili?

Il cronista non può certamente menare vanto per avere fin dal 1995 avvertito che troppi edifici mostrano i segni del tempo. Non bastano le ordinanze dei Sindaci quando la fatiscenza si trasforma in rischio per l’incolumità dei cittadini.

Via Arringo

Il cronista non può certamente menare vanto per avere fin dal 1995 avvertito che troppi edifici mostrano i segni del tempo. Non bastano le ordinanze dei Sindaci quando la fatiscenza si trasforma in rischio per l’incolumità dei cittadini. La stampa, spesso, enfatizza lo stato di dissesto in cui si trovano molti monumenti, invocando urgenti provvedimenti. Ma l’aggressione di sostanze inquinanti non riguarda solo le opere d’arte ma l’intero patrimonio edilizio – case, edifici pubblici, impianti sportivi, eccetera- sottoposti all’azione di quel martello pneumatico – silenzioso ma non per questo meno dirompente – rappresentato dai terremoti, dalle alluvioni e dagli agenti atmosferici, carichi di veleni di ogni tipo. Gli effetti di questo martellamento incessante qualche volta si vedono ad occhio nudo: facciate scrostate, balconi che sembrano appesi ad un filo, rivestimenti che mostrano ampi vuoti. Qualche volta, purtroppo, divengono gravi fatti di cronaca: passanti coinvolti nella caduta di lastre di marmo, di muri, di pezzi d’intonaco, ecc.ecc. Spesso non fanno notizia ma non risultano per ciò meno insidiosi: materiali che si sbriciolano dopo un certo di numero di anni (Amatrice docet!!); restauri che non tengono conto della compatibilità fra un materiale e l’altro; interventi effettuati senza aver verificato in modo rigoroso il precedente stato dei luoghi. Ma non finisce qui! Quante delle abitazioni che compongono il patrimonio edilizio del nostro Paese (Italia) hanno bisogno, nell’interesse di chi le utilizza e di chi le frequenta di interventi urgenti? Difficile dirlo. Sarebbe opportuno che la revisione delle case divenisse obbligatoria così come già accade per le automobili. Il Comune di Roma per ovviare all’inconveniente aveva approvato tanti anni fa il “fascicolo del fabbricato” con una delibera che doveva consentire una sorta di patente con lo stato di salute dei palazzi romani. E allora perché non estendere questa delibera anche alle altre città e Paesi della nostra bella Italia? E’ ovvio che anche le Amministrazioni Comunali dovranno fare il loro dovere: preveder nei bilanci un fondo a favore dei proprietari degli immobili che vogliono mettersi in regola, nella forma di uno sgravio fiscale in modo che una famiglia media possa spendere per il fascicolo del fabbricato un importo equo in cambio della sicurezza. Secondo la classifica stilata nel 2003 dal ministero dell'Ambiente e Unione Province italiane, sono ben 366 i comuni laziali, il 97% del totale, considerati a rischio idrogeologico, 234 a rischio frane, 3 a rischio alluvione e ben 129 a rischio sia di frane che di alluvioni. Il tema della mancata prevenzione non può che essere scontato: c’è il rispetto del territorio venuto meno, l’abbandono, la cementificazione in aree che la natura e l’esperienza dei nostri antenati ci indicavano a rischio. Mi viene da sorridere amaramente quando ci si lamenta delle inondazioni e poi si vedono case costruite là dove non sarebbero dovute essere: la verità è che la natura presenta sempre il suo conto e al di là dei costi economici, ci sono costi in vite umane che non ci potremo mai perdonare.

Giorgio Alessandro Pacetti

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