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Piglio, Ventuno anni di cultura con l’umanista Benedetto da Piglio.

Esattamente ventuno anni fa, 4 marzo 1996,  è stato costituito presso lo studio notarile di Angelo Salvi, il “Centro Musicale Culturale Benedetto da Piglio”.

Esattamente ventuno anni fa, 4 marzo 1996, è stato costituito presso lo studio notarile di Angelo Salvi, ilCentro Musicale Culturale Benedetto da Piglio”.

Sette furono i Soci fondatori nelle persone di: Giorgio Alessandro Pacetti, Manfredi Berucci, Costantino Minzoni, Domenico Tagliente, Dora Proia e gli ex parroci don Bruno Durante e padre Michele Marinotti (foto 1). La figura e l’opera di Benedetto da Piglio sono state oggetto nel 1965 di una tesi di laurea in letteratura umanistica difesa presso l’Università di Roma dalla prof.sa Paola Sarandrea, matricola 26233.

Grazie proprio alla Sarandrea i pigliesi hanno potuto conoscere la storia di questo grande umanista del ‘400, ignorato da tutti e per il quale altrimenti come per il Carneade di manzoniana memoria i pigliesi non avrebbero potuto altro che chiedersi: “ Chi era costui”?

Benedetto nasce a Piglio nel 1365 e dal 1385 passa a Bologna per classici e successivamente anche ad Anagni e Velletri. Nel 1410 viene chiamato nella curia romana come scrittore apostolico e con tale incarico si reca a Costanza in Germania per seguirne il Concilio che avrebbe posto fine allo scisma dell’occidente. Qui Benedetto sperimenta una prigionia quanto mai feconda perchè in tale occasione comporrà il suo più famoso scritto “ Libellus Penarum” dove elogia il Piglio in un centinaio di deliziosissimi versi. Tornato a Roma fu fatto segretario della cancelleria papale. La morte lo colse nel 1423 ed il suo corpo venne seppellito nell’antica chiesa (ora distrutta) di San Lorenzo a Piglio. La prof.ssa Paola Sarandrea in una nostra intervista così ci ha riferito:”sono stata più volte a Piglio, piccolo paese della Ciociaria sorto sul luogo di Capitulum Hernicorum, (antica città degli Ernici), ricordato da Plinio e Strabone, ed ho dovuto constatare che nessuna traccia, nessun ricordo di questo umanista esiste. Anche le persone che si interessano di storia locale, hanno appreso il nome di Benedetto per la prima volta da me. Il desiderio di dare a questo umanista la sua giusta importanza e di dire qualcosa di nuovo intorno alla sua personalità (ciò che si augurava il Wattenbach) mi ha spinta a proseguire la ricerca anche quando questa sembrava che dovesse raggiungere scarsi risultati; spero di essere riuscita nell’intento. Un risultato del tutto positivo è quello di aver stabilito, e ciò lo ho riferito più dettagliatamente nella mia tesi di laurea, la data precisa di morte e il luogo ove fu sepolto. Possa, conclude la Sarandrea, la mia fatica, se non schiudere le porte della gloria a Benedetto, sollevarlo dalla posizione di oblìo in cui il destino lo aveva fino al 1965 relegato”.

Sarebbe opportuno diciamo noi che l’opera della Sarandrea entrasse nelle scuole di Piglio per far studiare la vita di questo grande umanista, anche se Benedetto non si può ritenere della stessa elevatura di altri illuminari passati del suo secolo. Benedetto fu tra i primi segretari apostolici chiamati dal Colonna, una volta divenuto pontefice con il nome di Martino V, il quale, benché personalmente contrario al movimento umanistico, non poté fare a meno dal circondarsi di segretari umanisti. La nomina di Benedetto a segretario apostolico dimostra il suo grande prestigio; infatti solo ai segretari più abili si affidavano affari così importanti come lo scrivere lettere a principi e prelati come quella redatta da Benedetto, sotto il periodo di Martino V, nella quale si loda la grande fedeltà alla Chiesa dei fratelli Farnese.

Questa lettera è un documento valido per la dimostrazione dell’abilità e diligenza di Benedetto. Nell’Ottobre del 1420, Benedetto ritornò a Roma insieme al regnante Pontefice, ma solamente per poco tempo il nostro umanista poté godere della pace restauratisi in seno alla Chiesa. Infatti dopo appena tre anni lo colse la morte, che il Bertalot fissa nella primavera del 1423 in base alla supplica di Johanne Leymaria per aver il canonicato e la prebenda della chiesa di Vauren, benefici liberi per la morte di Benedetto. Molto probabilmente Benedetto morì a Roma, ma fu riportato nel suo paese natio per essere lì seppellito accanto alle spoglie del Beato Andrea Conti di cui aveva parlato nei suoi scritti e di cui era devotissimo. Infatti in un libro del 600 esistente nel convento di San Lorenzo in Piglio, l’autore Fr. Bonaventura Theuli, parlando proprio di questo convento, riportava il seguente epitaffio, inciso su una lapide che costituiva la soglia della porta secondaria della chiesa del convento:

+ B. De Pileo MCCCCXXIII Qua Potui Vivens Sublimia Semper Amavi Hac Igitur Moriens Iussi Me Sede Locari.

Ecco il perchè i soci fondatori del Centro Culturale di Piglio Giorgio Alessandro Pacetti, Costantino Mizzoni, Domenico Tagliente, Manfredi Berucci, Dora Proia, Giovanbattista Marinotti e Bruno Durante, (questi ultimi due religiosi), intitolando il Centro Culturale a questo grande uomo, hanno voluto smentire finalmente il detto: “Nemo Profeta in Patria“!.

Giorgio Alessandro Pacetti

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