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Piglio,record di presenze a Piglio grazie al mensile “QUII Magazine”!

Mai come in questo periodo Piglio è stato presa d’assalto dagli amanti del vino venuti da tutti i paesi limitrofi. Lo sapete il perché ? E’ presto detto. Nel mensile “QUI Magazine” è stato pubblicato nel mese di Settembre 2015 “Dacci oggi il...

Mai come in questo periodo Piglio è stato presa d’assalto dagli amanti del vino venuti da tutti i paesi limitrofi. Lo sapete il perché ? E’ presto detto. Nel mensile “QUI Magazine” è stato pubblicato nel mese di Settembre 2015 “Dacci oggi il nostro vino quotidiano”, un articolo dal titolo “Pane al Pane e Vino al Vino” a firma di Cristina Delle Fratte e con le belle foto di Federico Proietti dove viene menzionato il Cesanese del Piglio, eccellenza made in Ciociaria, uno dei vini maggiormente apprezzati non solo nel Bel Paese ma anche nel Nord America. Fin qui la notizia.

Un po’ di storia: sono passati ormai 55 anni da quanto un gruppo di soci, che si contava sulla punta delle dita, quindi “strettamente legale” per la costituzione di una cooperativa, si riunirono dando vita alla “Società Cooperativa Agricola di Piglio”. Grazie a questa Cooperativa si è passati da una agricoltura povera e dalla emigrazione, alla industrializzazione ed infine alla riscoperta ed alla rivalutazione di quello che potremo definire un “bene agricolo”. L’agricoltura pigliese, in 55 anni, ha avuto una autentica “rivoluzione” : il primo scoglio da superare si rivelò la stessa costituzione di una cooperativa, le cui idee di base e il cui concetto “economico” si scontravano con quelli degli agricoltori diffidenti verso qualsiasi forma associativa e totalmente incapaci, allora, di anteporre l’interesse individuale a quello collettivo. Tutta la zona era un pullulare di vigneti e dove il comprensorio di Piglio, Anagni, Paliano, Serrone, Acuto, Sgurgola, aveva fino al 1960 un reddito esclusivamente agricolo e pastorale, si è avuto un totale capovolgimento dell’economia, con i relativi successi, fino all’assorbimento della “Società Cooperativa Agricola di Anagni” nel 1980. E’ fatale e giusto sottolineare a questo proposito che c’è stato bisogno di una faticosa campagna preparatoria della popolazione prima che il concetto di cooperativa fosse accettato. Poi il dinamismo della popolazione ha preso il sopravvento e tutto è stato più facile. Nel 1988 con la ristrutturazione e con l’ampliamento della cantina attraverso i nuovi impianti totalmente automatizzati in tutte le fasi della lavorazione, dalla pigiatura delle uve all’imbottigliamento del prodotto, è stato possibile immettere sul mercato migliaia e migliaia di bottiglie ad un prezzo inferiore di quello di quando tutto veniva fatto manualmente. C’era però da registrare una situazione altamente negativa e quasi al limite dell’assurdo: mentre la sede della cooperativa si andava via via ristrutturando ed ampliando nelle proprie strutture, non solo murarie ma anche con delle attrezzature e catene di vinificazione ed imbottigliamento sempre più all’avanguardia, (il cui progetto del 1985 venne finanziato dall’ex Cassa del Mezzogiorno per un importo di circa 4 miliardi delle vecchie lire), non si aveva un proporzionale apporto né in termini di soci né, quindi, in termini di conferimento di uve per la lavorazione. Infatti dai 500 quintali di uva lavorati negli anni passati oggi si è arrivati a quota 60 mila anche se si è passati da tre a dieci imprenditori con una superficie vitata che ha raggiunto i 150 ettari. Purtroppo oggi troppi fattori congiurano contro la coltivazione della vite, non ultimi il cambio di destinazione di alcuni terreni, il centro di trasferenza posto nel cuore della campagna pigliese, gli agenti atmosferici (siamo passati purtroppo ad un clima tropicale), e non ultimo l’invasione dei cinghiali. Una domanda allora sorge spontanea: quale sarà il futuro del Cesanese del Piglio se non si interviene? La parola agli esperti.

Giorgio Alessandro Pacetti

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