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Roma, il presidente Confimprese Guido D’Amico: “ecco perché il primo maggio bisogna festeggiare il lavoro autonomo”

Il primo maggio è la festa dei lavoratori. Ma quasi sempre questa festa viene identificata con i lavoratori dipendenti dimenticandosi, spesso, di due altre categorie importanti e fondamentali per la nostra nazione. Due categorie che rappresentano...

Guido D'Amico

Il primo maggio è la festa dei lavoratori. Ma quasi sempre questa festa viene identificata con i lavoratori dipendenti dimenticandosi, spesso, di due altre categorie importanti e fondamentali per la nostra nazione. Due categorie che rappresentano la maggioranza del nostro Paese. Mi riferisco ai lavoratori autonomi e alle microimprese. E ConfimpreseItalia, come accade ormai da diversi anni a questa parte, ha scelto di accendere i riflettori su queste realtà proprio in occasione della “Festa del Lavoro” del 1° maggio con eventi che si terranno a Gaeta sul lungomare Caboto.

I lavoratori autonomi mettono a disposizione la propria forza lavoro garantendo al committente il raggiungimento di determinati risultati entro una certa scadenza temporale. La definizione fa emergere l’importanza, i rischi e la dignità del lavoro autonomo. Alcuni dati recenti dicono che in Italia, tra la popolazione di età lavorativa compresa tra i 15 e i 64 anni, gli occupati indipendenti sono 4,7 milioni. Il numero più alto registrato tra i Paesi dell'Unione Europea. Perché l’importanza del lavoro autonomo? Perché è un settore nel quale ci si mette in gioco in prima persona, con meno tutele rispetto ad altre tipologie lavorative e con meno forza economica delle figure imprenditoriali. In un contesto dove i confini tra stabilità e precarietà si vanno assottigliando, i lavoratori autonomi devono fare tutto da soli. Con un regime fiscale patrigno e con una costante paura di non farcela. Eppure sono proprio i lavoratori autonomi a poter dare la spinta per la ripresa, proprio per la loro capacità di cavarsela da soli, di guardare sempre avanti. Il popolo delle partite Iva è “multietnico” nella sua composizione. Più che una regolamentazione che accontenti tutti occorrerebbe una normativa che li comprenda nel solco della tutela del lavoro in tutte le sue forme, come regola la Costituzione. Noi da anni abbiamo un obiettivo vero e forte: dare visibilità e cittadinanza giuridica a un universo invisibile al diritto del lavoro.

Altrettanto importante e fondamentale per il nostro Paese è il mondo delle microimprese (quelle con meno di dieci addetti), che noi rappresentiamo con orgoglio. In Italia sono 4,2 milioni le piccole e piccolissime aziende, che rappresentano il 96% del totale delle unità produttive e impiegano circa 7,8 milioni di addetti (il 47% contro il 29% nella media europea).

Numeri che non hanno bisogno di interpretazioni, numeri che dicono che le microimprese rappresentano l’ossatura economica del Paese.

Eppure, nonostante rappresentino la spina dorsale della Nazione, sono la parte più debole del sistema. Quella che viene messa da parte e di cui poco si parla e su cui poco si interviene. Le microimprese sono quelle che non usufruiscono di aiuti di Stato o di salvataggi a carico dei contribuenti. Anzi, ogni giorno devono combattere non soltanto contro la crisi, ma anche con le istituzioni pubbliche che non riescono a snellire quella burocrazia che rende laborioso e difficile richiedere qualunque tipo di autorizzazione. Le microimprese sono quelle che devono confrontarsi con una pressione fiscale intollerabile dovendo sostenere ben 694 scadenze fiscali, 97 possibili controlli con ben 16 agenzie, enti o istituti. Le microimprese sono quelle per le quali è quasi impossibile l’accesso al credito. Ma non si lamentano: lavorano, producono e anche quando il peso della burocrazia o della pressione fiscale sembra schiacciarle si rialzano sempre. Anche e soprattutto a loro bisogna guardare prendendole come esempio da seguire.

La Festa del Lavoro è di tutti. Ma per tornare a festeggiarla davvero è importante il concetto di pari dignità.

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