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Roma,  Lectio Magistralis di Mons. Mario Toso per un capitalismo popolare  alla  Fondazione Foedus

Mons. Mario Toso, Segretario del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, ha tenuto un’ interessante e circostanziata Lectio Magistralis, in occasione della pubblicazione della sua opera letteraria  dal titolo: “Riappropriarsi della...

Mons. Mario Toso, Segretario del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, ha tenuto un' interessante e circostanziata Lectio Magistralis, in occasione della pubblicazione della sua opera letteraria dal titolo: "Riappropriarsi della Democrazia".

Il Convegno, organizzato dalla Fondazione Foedus, presso la Biblioteca del Senato della Repubblica, è iniziato con i saluti istituzionali del Presidente della Fondazione Foedus Mario Baccini il quale, dopo aver ringraziato i numerosi ed illustri ospiti presenti, ha sottolineato come la Fondazione Foedus, in appena un decennio di attività, abbia esteso la propria attività dagli USA a Minsk (ex Urss), fino in Argentina e nel Centro America: gli elementi caratterizzanti del lavoro della Fondazione si riassumono nella:

? Cultura di Impresa

? Solidarietà intesa come fattore di reciprocità

? Promozione delle dinamiche economiche, sociali e di mercato.

Compito della politica, ha concluso, è quello di spingere i giovani, sia alla realizzazione di aperture nuove ed aggiuntive, che verso il terzo settore, incrementando la qualità dei servizi offerti a costi sempre minori.

I lavori sono proseguiti con l'introduzione offerta dal Giornalista Vaticanista Piero Schiavazzi il quale ha esordito comunicando che Mons. Mario Toso è stato appena nominato da Sua Santità Francesco Bergoglio Vescovo della Diocesi di Faenza, dopo essere stato per diversi anni consultore della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) e Segretario del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace.

Ha preso pertanto la parola Sua Ecc. Mario Toso affermando che la crisi della democrazia, intesa come sfiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni, è sotto gli occhi di tutti. Oggi, ha proseguito, il capitalismo finanziario che assolutizza il profitto sta avendo influssi devastanti sulla democrazia. Al fondo della crisi politica odierna occorre considerare il problema del rapporto tra capitalismo e democrazia: se, con i suoi aspetti positivi, il capitalismo ha arrecato indubbi vantaggi a quei popoli poveri che hanno saputo coglierne le opportunità, con i suoi aspetti negativi ha provocato molti danni per la vita sociale inducendo le nostre società a divenire sempre più diseguali, insicure e conflittuali. L'unica via di uscita è di studiare e realizzare istituzioni nuove capaci di contenere l'avanzata di un capitalismo finanziario senza responsabilità sociale, per favorire un capitalismo popolare e "democratico", inclusivo dei poveri, fondato su di una imprenditorialità plurivalente ed innovativa, entro un quadro di giustizia. Infatti, senza politiche sociali contro la disuguaglianza, la povertà e la disoccupazione, difficilmente si potrà mettere mano con efficacia alla crisi della democrazia.

Il passaggio decisivo da effettuare è quello che va da una democrazia "a bassa intensità" ad una forma democratica "ad alta intensità", ossia rappresentativa, partecipativa, più sociale ed inclusiva.

La democrazia a "bassa intensità" è caratterizzata da:

- alti tassi di povertà e diseguaglianze crescenti

- deficit della politica, volta non più alla promozione del bene comune, ma sempre più spesso strumento di conquista di posti e spazi dominanti per realizzare interessi individuali e settoriali;

- crescente separazione tra élite e società civile, tra istituzioni pubbliche e cittadini;

- mancanza di una visione complessiva di Paese, di definizione di un progetto strategico di sviluppo inclusivo e di partecipazione internazionale;

- una politica che gioca al "tutto o niente" tralasciando, stando ai dati ISTAT, che il numero dei poveri in Italia è addoppiato, raggiungendo circa i 10 milioni, che i disoccupati sfiorano i tre milioni e mezzo e che il 43% dei giovani è senza lavoro.

I passi da percorrere per arrivare ad una democrazia inclusiva e ad "alta intensità" consistono innanzitutto in una nuova evangelizzazione del sociale che consenta un nuovo incontro con Gesù Cristo: una concezione integrale della persona consentirà il recupero di un'economia a servizio dell'uomo e non del denaro, dato che l'economia e la finanza non rappresentano il fine ultimo.

Allo scopo quindi di pervenire ad un'azione di riappropriazione della democrazia l'esimio oratore ha ritenuto essenziale il raggiungimento dei sottostanti obiettivi:

? la sensibilizzazione e l'aggiornamento del clero e dei laici, mediante incontri sistematici sulla nuova evangelizzazione del sociale;

? l'impegno nella preparazione di nuove generazioni di cattolici in politica. Ai predetti impegni devono essere aggiunti con urgenza altri fattori essenziali quali:

? la diffusione delle iniziative di cooperazione e di solidarietà;

? la creazione di banche attente ai bisogni dei più poveri con la concessione di "microcredito", nonché dei giovani che intendano lanciarsi in una start-up;

? il sostegno al sistema manifatturiero o altri sistemi produttivi come le Aziende agricole, aggregando le PMI al fine precipuo di "mettere in rete" le diverse competenze per l'innovazione dei prodotti e dei servizi offerti anche nella green economy;

? la valorizzazione dei processi di coprogrammazione territoriale tra agricoltura-cultura e turismo sostenibile, attraverso la realizzazione di progetti mirati allo sviluppo ed alla valorizzazione dei territori utilizzando al meglio i fondi europei e sperimentando i nuovi Modelli imprenditoriali delle Reti di Impresa.

Giorgio De Rossi

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