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Anagni, Sgarbi incanta il numeroso pubblico e firma il documento per il riconoscimento della cripta dall'UNESCO

“E’ L’UNESCO che deve avere l’onore di avere nel suo patrimonio mondiale  la Cripta di Anagni” questo il concetto ribadito più volte dal Prof. Vittorio Sgarbi nell’affollata serata culturale che si è svolta nella sala della Ragione del Palazzo...

"E' L'UNESCO che deve avere l'onore di avere nel suo patrimonio mondiale la Cripta di Anagni" questo il concetto ribadito più volte dal Prof. Vittorio Sgarbi nell'affollata serata culturale che si è svolta nella sala della Ragione del Palazzo Comunale, organizzata dal Commissario Straordinario Prefettizio Dr. Ernesto Raio, in collaborazione con la parrocchia della Cattedrale su suggerimento Nello Proia.

Per l'occasione il Commissario in accordo con il Presidente del Premio "Rocca D'Oro" Giancarlo Flavi ed il nuovo portale web www.LaNotiziah24.com ha invitato ad Anagni Vittorio Sgarbi il quale nel presentare il suo libro "Il Tesoro d'Italia" ha consegnato al Commissario la sua dichiarazione che andrà allegata alla richiesta che sta facendo il Comune di Anagni per far diventare patrimonio dell'umanità dell'UNESCO la Cripta di Anagni.

"Ancora prima di Cavallini, di Cimabue e di Giotto - ha scritto Vittorio Sgarbi nella dichiarazione che è stata consegnata al Commissario Raio - è importante ricordare i maestri attivi nell'arco di più di un secolo, nella cattedrale di Anagni dove, con molto anticipo, si inizia a parlare una lingua nuova. Tra le imprese più impegnative del Medioevo vi è la cripta dedicata al patrono san Magno. Essa ha una complessa architettura nell'intreccio degli archi romanici, ed è interamente decorata da affreschi per una superficie di oltre 500 metri quadrati. Almeno tre artisti, con le loro botteghe, vi lavorano. Identità e cronologia sono problematiche anche se si conviene che la vasta decorazione ad affresco, in armonia con il mirabile pavimento cosmatesco compiuto nel 1231, sia stata realizzata in tre tempi dalle diverse maestranze. Il primo maestro, o Maestro delle Traslazioni, inizia probababilmente sin dal 1104, mentre il secondo e il terzo sono operosi intorno al 1230. Il secondo, detto anche Pittore Ornatista, perché mostra la sua straordinaria abilità di decoratore, in astratta libertà, con fantasiose geometrie, esegue la terza, quarta e settima volta della navata laterale, e la nona e la dodicesima della navata centrale. Ma il più notevole è l'ultimo, noto come Terzo Maestro di Anagni, al quale si devono levono la quinta e la sesta volta della navata laterale, e la nona e la decima della navata centrale. Con lui si scongela la tradizione bizantina attraverso lampanti intuizioni naturalistiche, che traducono in pittura, con forte espressività, lo spirito innova innovatore che di lì a poco sarà manifestato, in chiave programmatica, da Cimabue e Cavallini, i primi grandi ordinatori della lingua pittorica moderna. Questa forza originaria, spontanea, garantisce al Terzo Maestro di Anagni, dopo gli studi di Pietro Toesca, l'attenzione speciale di Roberto Longhi, che lo ritiene il maggiore artista della prima metà del XIII secolo. Fuori di ogni stereotipo, il Terzo Maestro dà vita al racconto e racconta la vita, con un'energia che agita le forme come in una prefigurazione di Soutine. Dopo Anagni lo ritroviamo nel monastero dei Santi Quattro Coronati, a Roma, dove sembra, come e più che ad Anagni, trasportare sulla superficie murale le immagini di un codice miniato. La figura statuaria della "Vera religione" in abito di guerriera ("religío munda et immaculata") porta sulle spalle il vescovo Agostino sotto un arco di chiara ispirazione islamica. La novità è nello spirito di osservazione di chi, ancora con schemi astratti, guarda la realtà e restituisce vita alla tradizione classica che troveremo esaltata in forme nuove in Pietro Cavallini. Il Terzo Maestro di Anagni è fresco, spontaneo, narrativo. Ritrova Roma e la sua civiltà viva per sfuggire a Bisanzio. Con lui e con il Maestro della Scala Santa in Laterano ha inizio la moderna scuola romana, subito travolta dall'affermazione della scuola toscana con l'opera di Cimabue e Giotto, nuova e vincente avanguardia. Il ciclo degli affreschi anagnini è l'inizio dell'arte italiana - ha poi aggiunto Sgarbi - ed è un debito che ha l'UNESCO che deve sentirsi in colpa nel non considerare Anagni culla della cultura Italiana".

Più chiaro di così non poteva essere il Prof. Sgarbi illustrando il suo prezioso volume d'arte che sarà il primo dei tre volumi che sta realizzando per valorizzare il grande tesoro Italiano.

Inoltre ha invitato gli amministratori a sviluppare gli alberghi diffusi nei bellisimi borghi Italiani che contavano 12 milioni di abitazioni fino al 1959 e altri 13milioni sarebbero state realizzate, malamente, fino ad oggi. In Italia non ci sono solo 10 città turistiche come si vorrebbe far credere, ma ve ne sono almeno 1000 città, sugli oltre 8000 comuni che possono visitati e tra questi vi è la città di Anagni.

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