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Ceccano-Colleferro-Valle del Sacco,  riperimetrazione del Sin. Federlazio, No ad ulteriori penalizzazioni per le aziende del territorio

Riperimetrazione del Sin Valle del Sacco, Federlazio Frosinone lancia un grido d'allarme: "No ad ulteriori penalizzazioni per le aziende del territorio". Cosa accade? È presto detto.

Riperimetrazione del Sin Valle del Sacco, Federlazio Frosinone lancia un grido d'allarme: "No ad ulteriori penalizzazioni per le aziende del territorio". Cosa accade? È presto detto.

In queste settimane è in corso una conferenza dei servizi al Ministero dell'Ambiente con l'obiettivo di definire una nuova perimetrazione delle aree da comprendere nel Sito di Interesse Nazionale Valle del Sacco.

Se dalle prime riunioni l'intenzione era quella di inserire solamente singoli siti industriali dismessi, nelle successive sedute sarebbe emersa la proposta di includere, tra le zone da vincolare, l'intera area industriale di Frosinone, quella gestita dal Consorzio Asi.

Non solo quindi siti dismessi, ma anche aziende attive e floride - per fortuna ancora ve ne sono -.

Le conseguenze sarebbero immediate. Tali imprese sarebbero costrette, con proprie risorse e mezzi, nel realizzare nuove opere (anche costruzioni di minima portata), ad effettuare piani di caratterizzazione, ovvero a verificare l'effettivo stato del suolo e del sottosuolo, muovendosi di conseguenza, con eventuali bonifiche, in base agli esiti dei carotaggi.

È di tutta evidenza che si tratterebbe di costi aggiuntivi notevoli - si parla di decine di migliaia di euro - che andrebbero a gravare sull'impresa che non solo ha resistito alla crisi per tutti questi anni, ma che magari vuole continuare ad investire sul territorio.

C'è di più: vogliamo parlare dei tempi? Tra le principali lamentele avanzate dagli imprenditori, da sempre, ci sono l'eccessivo peso e l'estrema lentezza della burocrazia.

Figuriamoci cosa accadrebbe se dovessimo obbligare un'impresa - e, attenzione, non necessariamente un'impresa a rischio ambientale ma praticamente tutte - non solo ad accollarsi le spese di una caratterizzazione, ma soprattutto ad aspettare i ben noti tempi biblici della parte pubblica chiamata a rilasciare il proprio parere su tale piano di caratterizzazione.

Significherebbe senz'altro un ulteriore ostacolo per la ripresa socio-economica di una provincia (a vocazione ancora prettamente industriale, ricordiamolo), proprio nel momento in cui alcuni dati positivi lasciavano intendere che l'uscita dal tunnel della crisi fosse più vicina.

Le aziende, in sostanza, in questo periodo storico già di per sé difficile, si troverebbero ad essere ulteriormente penalizzate per la sola "colpa" di aver scelto di investire nell'area industriale di Frosinone.

Senza contare poi le ripercussioni sui livelli di attrattività del territorio, già scarsi di per sé: c'è da scommetterci, infatti, che quando un'impresa - piccola, media o grande che sia -, si troverà a dover pianificare futuri investimenti, sceglierà territori diversi dalla provincia di Frosinone.

Ed è quasi ironico il tutto, se consideriamo che proprio la stessa classe politica locale da mesi si vanta di aver iniziato a risollevare le sorti del territorio grazie all'Accordo di programma.

Attenzione: nessuno, tantomeno Federlazio, vuole sottovalutare il problema dell'inquinamento e la necessità di provvedere ad una rapida bonifica, ma alla politica, alla Regione, ai sindaci, poniamo la questione da un altro punto di vista: è giusto scaricare l'intero problema sul sistema industriale di Frosinone nascondendosi dietro la "scusa" dell'emergenza ambientale?

Non ci sembra una soluzione saggia e lungimirante. Anzi, tutt'altro.

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