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Federlazio, dopo lo strappo botta e risposta con il consigliere regionale Bianchi

Apprendiamo con stupore che la struttura portante dell'Accordo di Programma per il rilancio economico ed occupazionale dell'Area Nord di questa Provincia si basa su dei Bandi

Apprendiamo con stupore che la struttura portante dell'Accordo di Programma per il rilancio economico ed occupazionale dell'Area Nord di questa Provincia si basa su dei Bandi che sì contengono delle agevolazioni importanti sui tassi di interesse, ma che non prevedono nessuna agevolazione in conto capitale per le Piccole e Medie Imprese.

Apprendiamo con altrettanto stupore che questi bandi relativi ai progetti inseriti nell'A.d.P., provvedimento tanto atteso e che tante speranze ha suscitato è affidata agli Istituti di Credito; sottolineiamo ancora lo stupore per il fatto che ci si affida soltanto a prestiti, seppur agevolati, restituibili da tre a cinque anni con la valutazione del merito creditizio lasciata agli Istituti di Credito con le facili considerazioni che possono dedursi.

Federlazio si pone e pone alcune domande.

La prima: è davvero pensabile che gli Istituti di Credito di colpo mettano via la stretta creditizia e allentino i cordoni della borsa, seppur a fronte di una cogaranzia della Regione Lazio?

La seconda: è pensabile che gli imprenditori si gettino nella rincorsa di questo provvedimento che prevede soltanto prestiti e nessuna, diciamo nessuna, agevolazione in conto capitale- o a fondo perduto che dir si voglia? Stando così le cose è difficile ipotizzare che questo strumento possa risollevare le sorti occupazionali dell'Area Nord della Provincia e dare speranze concrete a quelle migliaia di persone che hanno perso il posto di lavoro in questi anni, in primis gli ex lavoratori VIDEOCON.

Anche perché è impossibile non prendere atto degli imperdonabili ritardi che si sono accumulati dal 2 agosto (giorno della sottoscrizione) ad oggi.

Ricordiamo l'enfasi di noi tutti e le grandi aspettative che seguirono alla sottoscrizione dell'Accordo presso il MISE e che prevedevano, entro il mese di settembre, la pubblicazione dei Bandi relativi.

Constatiamo che l'unica parte dell'Accordo di Programma che sta funzionando e che è stata ulteriormente sopportata è quella relativa ai cosiddetti contratti di sviluppo, ossia quei progetti che prevedono investimenti per importi superiori a 30 milioni di Euro.

Stiamo parlando cioè di grandi imprese, non di quelle piccole e medie.

In questi mesi in molti si stanno prodigando ad affermare categoricamente che contributi in conto capitale sono in via di estinzione nel nostro Paese e nella nostra Regione.

Federlazio in questi anni ha combattuto la politica dei finanziamenti a pioggia, di quelli generalizzati e senza alcun criterio tecnico-economico.

Al contrario ritiene che un contributo in conto capitale è intelligente e funzionale se incastonato in un'ottica di ricerca e di innovazione dei processi produttivi, rispettoso degli assets imposti dalla green economy in materia di efficientamento energetico e di contrasto alle emissioni inquinanti.

Per tali ragioni Federlazio ritiene che tale incentivazione possa essere presa in considerazione ed inserita nell'Accordo di Programma.

Tuttavia in questi mesi, pur nutrendo dubbi e perplessità in merito, abbiamo ascoltato rispettosi l'evoluzione della vicenda.

Il nostro stupore si rinnova dopo aver verificato che questo strumento nell'Accordo di Programma è invece previsto, ma solo per le grandi imprese (investimenti seriori a 30 milioni di Euro)

In conclusione l'appello di Federlazio và nella direzione di correggere la rotta per salvare l'Accordo di Programma che può costituire una base per il rilancio a condizione però che gli attori locali, piccoli e medi, siano protagonisti davvero ed abbiano le stesse possibilità concesse alla grande impresa.

BIANCHI (PL), BASTA CON COMPORTAMENTI IRRESPONSABILI. FINITA ERA SPECULAZIONI, E’ NECESSARIO COGLIERE OCCASIONE DI CRESCITA DELL' ACCORDO

“In un momento di disperazione della gente, non sono consentiti comportamenti e dichiarazioni sconsiderati, che da una parte arroventano il clima sociale già pesante, e dall’altra liberano da qualsiasi responsabilità nelle scelte che decidono il futuro di questo territorio, come avvenuto in questi giorni a proposito dell’Accordo di Programma. Un atteggiamento sterile, che ha il solo effetto di indebolire la fiducia dei cittadini, imprese e lavoratori nei confronti della classe dirigente. Al contrario, dovremmo tutti prenderci il peso della responsabilità che ci compete, per far finalmente maturare la provincia di Frosinone.

Queste la posizione di Daniela Bianchi, consigliera regionale del gruppo “Per il Lazio” in merito all’Accordo di Programma dell’area Frosinone-Anangni, stipulato il 3 agosto scorso presso il Mise

E’ finita l’era dei finanziamenti a pioggia incapaci di portare benefici al territorio e di coloro che hanno speculato con questo tipo di azioni senza creare sviluppo e lavoro in provincia di Frosinone. Oggi bisogna essere bravi nel presentare progetti validi, perché i soldi ci sono, ben 91 milioni di euro, ma se qualcuno pensa di agire con le solite spartizioni, non è questo il momento e non è questala Regionecon cui farlo.

I danni di un vecchio modus operandi li stiamo ancora pagando, con un tessuto industriale nel frusinate al collasso, pur avendo eccellenze e condizioni favorevoli. Come spesso accade, molti si fanno avanti per criticare e puntare il dito, senza essere in grado di vedere e progettare un nuovo modello di sviluppo. Con il rischio di distruggere quanto di buono di è fatto ancor prima di aver creato.

Al di là delle lamentele di questo ore,che non mi colgono di sorpresa per la natura autolesionista di questa terra, sono convinta che la parte sana e laboriosa dell’impresa ritenga l’accordo di programma un’occasione di svolta, forse l’ultima, per il rilancio dell’economia locale.

Basta con l’ormai abusata dialettica dualistica, per cui ogni parte è contrapposta all’altra e basta col contrapporre le PMI con le grandi imprese. Nel caso specifico i fondi destinati all’una e all’altra categoria sono di natura diversa. Semplificando, per le grandi imprese le risorse provengono dallo strumento dei contrati di sviluppo (art.43 DL2506/2008 n. 112, convertito con modificazioni in Legge 06/08/2008) che consentono il fondo perduto.

Mentre per le piccole imprese la Regione Lazio ha fatto ricorso ai fondi di ingegneria finanziaria del Ppr – Fersr Lazio 2007-20013, al fondo Feg per il reinserimento lavorativo dei dipendenti della ex-videocon e al bando “Insieme per vincere”. Su quest’ultimo strumento, che incentiva con interventi a fondo perduto la nascita di reti di impresa, è stato presentato un solo progetto, a dimostrazione di quanto il nostro territorio perda tempo a discutere invece di fare una corretta informazione ecogliere le occasioni offerte.

In merito la stretta creditizia delle banche, che a fronte delle aziende in crisi non concederebbero liquidità alla imprese, vorrei ricordare il l’importante protocollo tra Abi e la Regione che impegna le banche ad immettere liquidità nel sistema sotto la garanzia della Regione. E sono sicura che anche le banche del territorio sono pronte a giocare il proprio ruolo da protagoniste.

Aggiungo inoltre che in questa delicata fase non abbiamo bisogno di gente che segni il timing con richiami continui ai tempi di attuazione dell’Accordo, visto che in Regione siamo tutti consapevoli della situazione ereditata. Stiamo lavorando speditamente per ridare un futuro economico all’area che sembrava destinata al declino.

Così come non si sente neanche il bisogno di rimarcare continuamente una contrapposizione tra le parti della provincia, considerando che questa regione guarda con eguali interessi e sollecitudine a tutto il territorio nel suo insieme, ben coscia della geografia economica che lo caratterizza.

In pochi mesi abbiamo raggiunto un obiettivo ambizioso a cui gli stessi che oggi criticano non credevano, con 91 milioni di euro messi sul piatto da Mise e Regione per progetti di impresa innovativi e sostenibili

Dobbiamo avere chiaro che l’Accordo è un momento decisivo per il futuro di tutta la provincia, che non può essere indebolito da polemiche inutili e dannose.

A rimboccarsi le maniche per primi, infatti, devono essere gli attori locali, a cui è affidato il compito di tramutare gli impegni della Regione in interventi concreti. Senza questo, ogni politica regionale risulterà inutile, spegnendo anche l’ultima fiammella di speranza rimasta.

Per questo, la situazione impone un forte senso di responsabilità etica e sociale che deve richiamare ognuno a fare la propria parte, portando dei contributi costruttivi e non pretestuosi. Contributi che potranno essere discussi e valutati già nell’incontro previsto per il 18 dicembre tra le parti sociali ela Regione.

FROSINONE, "BASTA CONLA POLITICA POLITICANTE, SI DIANO RISPOSTE URGENTI E SERIE ALLE PICCOLE E MEDIE. IMPRESE"

Siamo ancora più stupiti dopo aver letto la presa di posizione del consigliere regionale Daniela Bianchi, che non ha neppure avuto il coraggio di nominare Federlazio. Ma è a Federlazio che si riferiva per il semplice fatto che la presa di posizione è quella della nostra associazione di categoria. Siamo stupiti dai toni, dal merito e da una logica, questa sì sconsiderata, finalizzata solo ad arrampicarsi sugli specchi.

Che nell'Accordo. di programma i finanziamenti a fondo perduto siano soltanto per le grandi aziende e non per le piccole e medie imprese del territorio è un fatto. Non un'opinione. Non c'è da discutere, ma da correggere la rotta. E nessuno provi a far passare il messaggio subliminale che tanto si sapeva tutto fin dall'inizio. Per noi rappresenta una risposta inaccettabile. Così come il "timing" è necessario per tradurre gli impegni in realtà e non accettiamo lezioni. Se i manovratori non vogliono essere disturbati hanno una sola strada: FARE!

Innanzitutto perché dal 2 agosto (giorno della sottoscrizione) ad oggi si sono accumulati dei ritardi imperdonabili e dannosi, ma poi ci si attendeva che determinati punti dell'Accordo potessero esseri rivisti e migliorati nell'interesse del territorio e delle piccole e medie imprese.

Ma soprattutto la novità degli ulteriori 10 milioni di euro a fondo perduto immessi dalla Regione è arrivata nelle ultime settimane.

Non c'è modo di eludere il problema e, con esso, le domande di Federlazio. Non c'è modo perché l'unica parte che oggi sta funzionando, i contratti di sviluppo, fanno riferimento a progetti che prevedono investimenti per importi superiori a 30 milioni di euro. Stiamo parlando di grande impresa. Per tutto il resto, quindi per le piccole e medie aziende, si parla di prestiti, seppur agevolati, restituibili da tre a cinque anni. Ma non c'è traccia di agevolazioni in conto capitale. Inoltre la valutazione di merito creditizia è lasciata agli istituti di credito. In altre parole la maggior parte delle risorse sulle quali possono far leva i bandi "passano" attraverso un'istruttoria bancaria.

Pensiamo davvero che con queste condizioni si possano rilanciare economia, sviluppo e lavoro di questa area?

Pensiamo davvero che prospettive occupazionali possano arrivare da 2 o 3 progetti? E non pensiamo invece che sarebbe preferibile coinvolgere meglio le piccole e medie imprese, attivando una trentina di proposte valide e importanti?

E il baricentro dell'Accordo di programma che non funziona. E non funziona perché è sbilanciato a favore delle grandi aziende e delle banche. I finanziamenti a fondo perduto devono essere una possibilità anche per le piccole e medie imprese. Su questo Federlazio non tornerà indietro. Nessuno meglio degli imprenditore conosce la disperazione della gente: perché noi stiamo in trincea, ogni giorno. Al contrario di quei politici "paracadutati" in posizioni comode. E i danni al territorio e alle imprese sono stati fatti da una classe dirigente politica che non è -andata mai oltre gli annunci. Ci si lamenta del fatto che in pochi rispondono ai bandi?

Evidentemente perché sono inaccessibili.

Tanto per essere chiari: nessuno chiede finanziamenti a pioggia (che forse facevano comodo ad una certa politica). Le piccole e medie imprese di questo territorio chiedono pari opportunità con le grandi aziende, chiedono risposte concrete ed uniformi, chiedono rispetto, chiedono attenzione. E sono stanche della politica politicante.

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