Colleferro

Colleferro, troppi i dubbi sulla chiusura effettiva della discarica di Colle Fagiolara

Ina Camilli del comitato residenti fa il punto sulla situazione dopo gli atti del comune ed i ricorsi alla magistratura. Molte ancora le cose che on tornano

“L’Amministrazione comunale di Colleferro – ci dice Ina Camilli, rappresentante Comitato residenti Colleferro - deve chiudere la discarica di Colle Fagiolara se vuole evitare maggiori disastri ambientali, sanitari e finanziari, come quelli provocati a Frosinone dalla discarica Le Lame”. Con questa dichiarazione si torna a parlare della discarica di via Palianese ed a fare chiarezza su alcuni punti quando oramai tutti pensano che la stessa sia in via di chiusura ma le cose da fare per rendere effettiva questa chiusura sono ancora tante.

La delibera regionale

“Il 31 dicembre 2016 il Consiglio regionale del Lazio – continua la Camilli - approva la Legge di stabilità 2017; l’art. 85 dispone che la Giunta regionale, entro 60 giorni, deve adottare un piano per definire le procedure per la chiusura della discarica di Colle Fagiolara fino all’esaurimento della capienza residua e comunque non oltre un triennio”, ovvero il 31.12.2019. Sembra fatta! Ma… “sorpresa”! Il piano per la chiusura non è stato mai adottato, neppure redatto; il Comune di Colleferro non ha preso posizione, se ne è completamente disinteressato. Perciò lo abbiamo fatto noi e come Comitato abbiamo diffidato la Regione per inadempienza. Ad aprile 2017 arriva la seconda “sorpresa”: la Regione rilascia l’Autorizzazione integrata ambientale (AIA, Determinazione  4.4.2017, n. G04202) per gestire la discarica fino al 2022 (10 anni a partire dalla scadenza della precedente). Il rinnovo però è subordinato all’aggiornamento delle fantomatiche garanzie finanziarie prestate con polizza fidejussoria, di cui diremo più avanti. Il Comune di Colleferro, unico proprietario del sito di discarica – la cui gestione è affidata alla società regionale Lazio Ambiente spa – continua a restare inattivo: non impugna la Determinazione né svolge alcuna iniziativa in merito. Siamo stati noi – Comitato residenti Colleferro e Rete per la tutela della valle del Sacco – a ricorrere al TAR del Lazio e ad impugnare il provvedimento regionale”. Nell’aprile 2016, un anno prima, la Regione, ad integrazione del vecchio Piano rifiuti, approva la Determina di fabbisogno (DGR 2016/199). Nella famosa pag. 21 troviamo che la volumetria residua di colle Fagiolara è di 33 mila metri cubi “alla quale vanno aggiunti 600.000 mc legati allo spostamento dell’elettrodotto posto all’interno della discarica”. La volumetria di Colle Fagiolara serve – lo scrive la Regione nella Determina -  fino all’ultimo metro cubo: Roma non ha più la sua discarica, gli altri siti regionali sono quasi esauriti; ed aggiunge: “E’ necessario prevedere da subito la possibilità di effettuare ampliamenti e/o sopraelevazioni degli impianti esistenti ed in esercizio”. Reazioni dall’Amministrazione comunale di Colleferro: nessuna".

L’approvazione della sopraelevazione 

“Pochi mesi dopo, nel novembre 2016, La Regione approva la sopraelevazione/ampliamento di 7 metri della discarica, portando la collina da 280 a 287 metri sul livello del mare” (DdG n. G11840, 14.10.2016). Nelle more dello spostamento dei piloni, autorizza l’abbancamento di 24.000 tonnellate di rifiuti, distribuiti sull’area sopraelevata di 32.000 mc, per almeno 125 tonnellate al giorno. Questo significa la ripresa dei conferimenti e la riapertura della discarica! Lo spostamento dei piloni – secondo la Determina - è necessario a recuperare l’intera capacità della discarica e quindi i 600.000 mc equivalgono ad oltre 200.000 tonnellate di rifiuti conferiti non dai Comuni ma da società private! Il Comune non si oppone ed anzi a dicembre 2016 impegna la spesa per acquisire il parere tecnico sullo spostamento dei tralicci di Terna”.

Il ricorso al TAR

“Siamo ancora una volta noi – Comitato residenti Colleferro e Rete per la tutela della valle del Sacco - a dover impugnare al TAR il provvedimento regionale sui 7 metri, perché secondo il progetto di riordino della discarica (Determinazione B1851, 8.5.2009), Lazio Ambiente spa, al termine di questa fase emergenziale e alla conclusione dei lavori di spostamento degli elettrodotti, è autorizzata ad utilizzare la discarica fino alla piena disponibilità di tutte le aree (a cominciare dal riempimento dell’invaso). Temiamo, tra l’altro, che la Società non provvederà a ripristinare le quote, riportando l’altezza a 280 slm.  Quando è iniziata e terminata la sopraelevazione? Come è possibile che gli Enti abbiano autorizzato un simile carico della collina su pendenze già a rischio smottamento?  Sono gli stessi Enti che hanno approvato un progetto che aveva al centro della discarica due elettrodotti dell’alta tensione!”.

Nessuna traccia di atti concreti per la chiusura

“Allo stato, dunque, altro che chiusura della discarica, altro che piano post mortem (del quale non c’è traccia)! In realtà l’Amministrazione regionale ha predisposto l’AIA affinchè l’esercizio della discarica continui indisturbata fino all’esaurimento, con tutte le conseguenze ambientali che questo comporterà. Con il silente consenso del Comune di Colleferro. E nemmeno ha pregio l’argomento secondo il quale la sua riapertura serve per incassare le somme necessarie ad attuare il piano di chiusura e ad accantonare gli oneri del post mortem. Insomma per chiuderla bisogna riaprirla? Non prendiamoci in giro! Male ha fatto la Regione a non verificare se il gestore Lazio Ambiente spa, società interamente posseduta e controllata dalla stessa Regione, avesse accantonato il fondo post mortem; questa loro mala gestio ora vogliono farla ricadere sulle spalle di noi cittadini! Chi pagherà i 29 milioni di €, secondo la nota integrativa al bilancio 2015 della società (o i 13 milioni di €, secondo l’assessore Calamita) che non sono stati accantonati?  Il Consorzio Gaia è diventato società Lazio Ambiente spa, mantenendo la stessa dirigenza, pagata come professionisti di alto livello, quando il progetto di discarica presenta abnormi errori di costruzione, irregolarità nella gestione operativa e post operativa, con un “buco” sulle garanzie per la chiusura del sito! Peraltro, una scelta coerente con l'intenzione di chiudere il sito è quella di non inserire nel bilancio preventivo l’introito della discarica”.

Chi deve garantire i fondi per il post mortem?

“Eppure – continua la rappresentante del comitato residente Colleferro - durante l’esame del Bilancio di previsione 2015 l’assessore Di Biase dichiarava in Consiglio comunale che “l’entrata fondamentale della discarica passa dai 3.465.000 € dell’anno scorso ai 2.000.000 € di quest’anno” e il Sindaco Sanna riconosceva che la Regione doveva fornire le garanzie fidejussorie, attraverso Lazio Ambiente spa, per garantire il post mortem.  Non ci risulta, però, che il Comune abbia avviato azioni per chiedere a Lazio Ambiente spa di presentare le fidejussioni che, secondo l’AIA, dovevano essere esibite entro 90 giorni.  Lazio Ambiente spa, quindi, è priva delle garanzie finanziarie richieste per gestire la fase operativa di chiusura della discarica; anzi la società è in via di dismissione, mentre la discarica è lì che aspetta di essere riempita! La posizione defilata del Comune di Colleferro potrebbe avere una ragione ben precisa. Con la vendita di Lazio Ambiente spa, il Comune tornerà in possesso della discarica e vorrebbe affidarla in gestione al Consorzio dei Comuni che sta creando. La sua gestione è una attività molto redditizia, e finora il Comune non ha espresso con chiarezza la sua posizione, evitando di impegnarsi concretamente e decisamente per la definitiva chiusura del sito. Completa il quadro le vicende giudiziarie. Rammentiamo che il 6 gennaio 2015 la stampa annuncia che, a seguito di denuncia - del Comitato residenti Colleferro e della Rete per la tutela della valle del Sacco -  il piazzale della discarica è stato sequestrato, e sono stati emessi avvisi di garanzia per operazioni di trasferenza dei rifiuti effettuate senza autorizzazione. Pende inoltre un procedimento penale presso la Procura della Repubblica, Tribunale di Velletri, a seguito di nostro esposto sullo stato di gestione della discarica, in qualità di parte offesa.  In conclusione, Colle Fagiolara deve chiudere al più presto. Con l’incubo di quanto già avvenuto a Frosinone”.

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