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Colleferro, Comit. Resid.; sugli inceneritori abbiamo costretto la Regione alla conferenza dei servizi

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO: Sono anni che non abbandoniamo l’idea di vedere, un giorno, dismessi gli inceneritori di colle Sughero, sovrastanti il quartiere di Colleferro Scalo, due impianti con un bilancio economico e ambientale passivo e noti in...

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RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO: Sono anni che non abbandoniamo l’idea di vedere, un giorno, dismessi gli inceneritori di colle Sughero, sovrastanti il quartiere di Colleferro Scalo, due impianti con un bilancio economico e ambientale passivo e noti in tutta la valle del Sacco.

La mobilitazione del Comitato residenti Colleferro – caratterizzato da una identità locale e territoriale, una struttura organizzativa partecipativa e flessibile con un minimo di livello di coordinamento - è un esercizio del diritto di democrazia urbana e di cittadinanza attiva per difendere la qualità della vita nella nostra comunità.

La mobilitazione e le forme di lotta contro gli inceneritori sono state sempre sostenute dal mondo ambientalista che, nelle loro diverse espressioni,non hanno mai accettato una politica che affrontasse e risolvesse la questionerifiuti bruciando “materie prime”.

E’ certo che gli inceneritori non cesseranno la loro attività “domani” né tanto meno a seguito delle nostre battaglie, ma abbiamo la responsabilità di protestare e denunciare chi non rappresenta, non tutela e non garantisce il nostro diritto alla salute.

La questione ambientale non è soltanto un fardello che pesa ed è difficile da portare sulle spalle; è una eredità passiva che lasciamo a chi verrà dopo di noi.

La nostra opposizione quindi è innanzitutto di reazione alla decisione della regione Lazio di rinnovare l’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) dei due inceneritori.

Insieme alle associazioni e al Comune di Colleferro abbiamo chiesto, con ricorso al TAR del Lazio, l’annullamento della Determina regionale del 2015 che estende la durata dell’autorizzazione. Il 7 novembre 2016 si è tenuta l’udienza - una impugnazione complessa che auspichiamo venga valutata con la dovuta severità e nella sua globalità - ed ora attendiamo la sentenza del TAR. Con il ricorso abbiamo quindi costretto la regione ad indire una Conferenza dei servizi - che è tuttora aperta – per sottoporre l’AIA al riesame degli enti autorizzatori. Molto si potrebbe e dovrebbe fare già in sede di Conferenza per contrastare il rilascio dell’autorizzazione, chiedendo la presentazione di documenti e la presenza di Arpa Lazio e della Città metropolitana di Roma, assenti nella prima convocazione.

Il Comune di Colleferro dovrebbe analizzare – tramite un suo tecnico incaricato – punto per punto il progetto di Lazio Ambiente spa, a cominciare dalle prescrizioni rimaste inattuate, e accompagnare le sue osservazioni con uno studio di “valutazione di impatto sulla salute” attualizzata e redatta da una Università pubblica.

La decisione di riautorizzare gli inceneritori verrà presa in una Conferenza successiva, ma temiamo che contino più le omissioni che le richieste.

Per questo il5 novembre 2016 abbiamo inoltrato alla regione Lazio e a tutti gli enti e soggetti interessati una istanza formale per lamentare l’assenza dei responsabili del procedimento di Arpa Lazio e dell’Area Metropolitana di Roma Capitale (cui sono state assegnate le competenze della provincia).

Abbiamo inoltre chiesto alla regione, in quanto amministrazione procedente, di convocare una Conferenza dei servizi predecisoria per consentire ai suddetti Enti – qualora non abbiano già rilasciato il nulla osta - di partecipare e di esprimere il parere, anche per non correre il rischio che, in loro assenza, si faccia ricorso allo strumento del silenzio-assenso, qualora applicabile al caso di specie.

La maggioranza del Consiglio comunale di Colleferro ha trovato la forza e la compattezza per votareun ordine del giorno che sancisca l’incompatibilità degli inceneritori con la vita della città.

Auspichiamo che maggioranza ed opposizione sanciscano altresì “la chiusura degli inceneritori a data certa e si impegnino ad individuare un percorso di uscita e ad adottare un Piano”.

Auspichiamo infine che invitino i Comuni del Tavolo di coordinamento dei Sindaci della valle del Sacco ad adottare un analogo atto di indirizzo.

E’ naturale che di questo se ne discuta con tutti, fuori e dentro iConsigli comunali in termini politici, critici e propostivi per arrivare ad una soluzione sostenibile, che privilegi la salute, l’ambiente e il lavoro.

Sono anni che avanziamo proposte e chiediamo di istituire un Tavolo per favorire il confronto e la dialettica tra Istituzioni e Cittadini, per nulla soddisfatti di dover affidare le nostre grida a secchi comunicati diramati dalla rete e indirizzati ad uno o più interlocutori, da cui non riceviamo attenzioni.

Al contrario, la loro sorte è legata ai media e ringraziamo le Redazioni dei giornali che pubblicano i nostri comunicati, che sono uno strumento indispensabile per far conoscere le nostre opinioni.

Ina Camilli

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