Colleferro

Colleferro, il museo Archeologico è sempre chiuso. La protesta di un cittadino

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO: Negli ultimi mesi sono stato impegnato nella stesura di alcuni articoli e nella preparazione di conferenze divulgative di carattere storico, archeologico e naturalistico sul territorio compreso tra Palestrina, monti...

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO: Negli ultimi mesi sono stato impegnato nella stesura di alcuni articoli e nella preparazione di conferenze divulgative di carattere storico, archeologico e naturalistico sul territorio compreso tra Palestrina, monti Lepini, litorale pontino

e Castelli Romani. Al contrario dell'ampia disponibilità e passione trovata nei musei di Lanuvio e Pratica di Mare, devo ammettere che ho avuto grande difficoltà a visitare altre strutture. I problemi principali sono dovuti alla mancanza di informativa chiara e completa (mancanza di contatti telefonici attivi per potersi assicurare se le strutture siano o meno operative), incongruenza tra le informazioni esposte (quando sono esposte) e i reali orari rispettati, mancanza di personale qualificato e incomprensibile arretratezza nella gestione delle informazioni e delle comunicazioni tra le sedi delle amministrazioni pubbliche ("incredibili perchè penso che siamo nel 2015, con tanto di Expo, strumenti e know-how per l'opensource data, applicazioni digitali gratuite per tutti i gusti e addirittura i telefoni cellulari senza fili). Molte di queste strutture inoltre soffrono di importanti limitazioni strutturali (in costante fase di "ristrutturazione"/"manutenzione"), permessi, garanzie di incolumità per i visitatori (chissà per i lavoratori...). 20.04 2015 questa mattina mi sono recato a Colleferro per visitare il museo archeologico ma l'ho trovato per la seconda volta chiuso. Due settimane fa avevo tentato durante gli orari di visita pomeridiana senza successo, attendendo invano il responsabile/custode per circa 45 minuti prima di tornarmene a casa. Non essendoci un numero di telefono (se non quello che suonava all'interno della struttura chiusa) non ho potuto chiedere informazioni a riguardo. Oggi, pensando di aver capito la lezione, ho chiamato il comune. Le telefonate sono state effettuate in quest'ordine: centralino (la persona che mi risponde prova a passarmi una linea interna che suona a vuoto, cade la comunicazione e non mi risponde più alle altre chiamate), gabinetto del sindaco (nessun segno di vita) e segreteria del sindaco che dopo aver chiesto informazioni mi conferma che il museo è attivo e aperto. Con amarezza, dopo essermi reso conto di persona che non era così, mi sono recato all'ufficio URP del comune per chiedere come comportarmi. Preso atto dell'impossibilità di recepire emozioni come disappunto, frustrazione e delusione da parte degli impiegati dell'ufficio per le Relazioni con il Pubblico, ho deciso di inoltrare alla redazione questo resoconto delle mie avventure a sud di Roma alle prese con la gestione della cosa pubblica. Provo ancora una volta suscitare una riflessione in un'ottica positiva e fiduciosa nell'avvento di una maggior consapevolezza e trasformazione degli schemi che albergano in tutti noi e che nutrono il senso di separazione tra il cittadino e le amministrazioni e la conseguente de-responsabilizzazione, lo spreco di risorse comuni, il basso rispetto per il territorio e la perdita di valori, radici e identità. Alla fine di tutto dall'ufficio cultura mi hanno cercato di spiegare che sono poche persone, che mancano soldi e che il custode era ammalato.....

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