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COME IO LO VEDO: IL BISOGNO DI UNA RIVOLUZIONE

Invochiamo un cambiamento che stenta a giungere. C’è bisogno di un mutamento radicale che sappia portare i concetti di Uguaglianza, Giustizia, Solidarietà a fondamento dei rapporti tra Uomini e non astrarre questi valori ad utopie, stuprate dalla...

Alessandro Verrelli

Invochiamo un cambiamento che stenta a giungere. C’è bisogno di un mutamento radicale che sappia portare i concetti di Uguaglianza, Giustizia, Solidarietà a fondamento dei rapporti tra Uomini e non astrarre questi valori ad utopie, stuprate dalla bocca di potenti per sedare le menti delle masse.

La Storia ci ha mostrato come la Rivoluzione sia il mezzo per portare un cambiamento rapido e definitivo in sistemi dove gli umili fossero oppressi da Oligarchie o dalle tenebre dell’Oscurantismo. Esempio importante ce l’hanno dato la Francia nel 1789 e gli Stati Uniti con la Rivoluzione Americana, ma anche il Cristianesimo e la redazione dell'Encyclopédie.

La definizione di tale concetto, nell’analisi storico-sociale, oscilla tra i due estremi metodologici della “spiegazione individualizzante” e della “spiegazione generalizzante”. La prima tende a vedere le Rivoluzioni come eventi storici in sé stessi unici ed irripetibili, la seconda tenta di costruire un modello ideale e tipico che possa andare ad includere in una categoria generale una serie di casi ascrivibili a tale astrazione.

Ma bisogna anche ricordare che la teoria della Rivoluzione è nata, nell’Europa moderna, traendo contributo da varie e diverse correnti di pensiero. Ritroviamo quello liberale, rappresentato da Locke, Jefferson, Sieyès; quello democratico di Rousseau, Robespierre e Mazzini; quello socialista anarchico e comunista di Marx e Lenin.

In tutti questi pensieri politici troviamo idee e obbiettivi diversi e addirittura contrastanti, ma quello che preme mettere in luce è come le “teorie classiche” della Rivoluzione siano accumunate da due componenti fondamentali. La prima riguarda il “Diritto di Resistenza” (Locke), questo considera legittimo il fatto che i Popoli si ribellino alle autorità politiche e sociali quando queste vadano a ledere i diritti delle genti con azioni ingiuste ed oppressive; la seconda si estrinseca nella teoria della “Guerra Giusta”, che vede la violenza come un diritto del Popolo quando questa possa estinguere soprusi ed ingiustizie molto gravi.

Riguardo questo secondo punto un’innovazione importante la possiamo trovare nel pensiero di Gandhi. Egli considera la ribellione un diritto ed un dovere dei Popoli, ma questa può e deve avvenire solamente tramite la “Satyagraha”, la Rivoluzione non violenta.

Ed oggi, in un mondo dove la Giustizia, l’Uguaglianza, la Solidarietà sembrano morte sotto i colpi di bruti infiltrati in ogni livello della Società, della Politica, dell’Economia io invoco una “Rivoluzione Morale” che sappia spazzare via chi ha fatto dello sfruttamento delle genti il proprio unico scopo.

Tale processo deve partire dal desiderio di ognuno di noi di vivere in una società che sappia essere la proiezione di un’idea di “Bene Comune” che invece oggi rimane Metafisica.

Il cambiamento radicale è possibile, ma deve partire dal modo di essere di ognuno, dobbiamo avere la forza di dire basta ad un sistema che aberra le persone. Non possiamo continuare ad aspettare che questo avvenga per volontà divina, siamo noi i primi a dover dimostrare con l’esempio e con le azioni concrete che una società nuova è possibile.

È questo che possiamo definire “Rivoluzione Morale”, un cambiamento tanto pacifico quanto radicale e forte. Significa dire basta ai comportamenti che uccidono i valori e corrompono l’animo, significa rinunciare a vantaggi ingiusti nel nome di un Bene più grande che si realizza nella Giustizia, nell’Uguaglianza, nella Solidarietà.

Ma l’unico modo per far si che ciò accada è una presa di coscienza da parte delle persone, che porti alla comprensione che i poteri che muovono il Mondo sono la proiezione estrema dei comportamenti quotidiani degli individui.

C’è bisogno di una “Rivoluzione Morale” all’interno dei vertici della Leadership, che però può partire soltanto da una spinta popolare che veda coinvolti tutti gli strati della società.

Forse è utopia pensare a un processo del genere, ma pensando a Kant mi viene da dire che se il cielo stellato è sopra di noi, la Legge Morale non può essere che dentro ogni persona.

Alessandro Verrelli

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