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COME IO LO VEDO: IL NOME DEI BORSELLINO E LO SFRUTTAMENTO DELLA MEMORIA

Il 19 luglio 2015 ricorrevano i 23 anni dall’omicidio di Paolo Borsellino, assassinato nella strage di via d’Amelio, ricordato dalla Storia come uno dei personaggi più prestigiosi ed importanti per la lotta alla mafia in Italia.

Alessandro Verrelli

Il 19 luglio 2015 ricorrevano i 23 anni dall’omicidio di Paolo Borsellino, assassinato nella strage di via d’Amelio, ricordato dalla Storia come uno dei personaggi più prestigiosi ed importanti per la lotta alla mafia in Italia.

La ricorrenza, quest’anno, è stata macchiata dalle vicende che stanno vedendo coinvolto il Presidente della Regione Sicilia, Rosario Crocetta, dopo la pubblicazione, il 16 luglio 2015, delle presunte intercettazioni che minacciavano la vita di Lucia Borsellino.

Non volendo fare del mero giustizialismo e non desiderando entrare in una sterile polemica, vorrei porre l’attenzione riguardo il fatto che la politica si preoccupi più della facciata da mostrare all’Opinione pubblica che della vera missione per la quale riceve mandato dal Popolo.

In Sicilia il Partito Democratico cerca di sfruttare un nome importante come quello dei Borsellino, nominando in Pectore il 12 ottobre 2012, 16 giorni prima dell’elezione alla carica di Presidente della Regione Sicilia di Rosario Crocetta, Lucia Borsellino Assessore alla Sanità.

Questo forse per dare un’immagine di serietà, onestà e pulizia in uno dei settori dell’Amministrazione Pubblica più soggetto ad infiltrazioni di stampo mafioso.

E che forse non è tutto oro quel che luccica lo capiamo anche dal fatto che le dimissioni della primogenita del magistrato assassinato arrivino il 30 giugno 2015, ben prima della vicenda della pubblicazione delle presunte intercettazioni.

Lucia Borsellino, in alcune dichiarazioni spiega i motivi di tale scelta dicendo di lasciare l’incarico per ragioni etiche e morali, e che: << c'erano cose di cui io, l'Assessore, non ero a conoscenza perché il presidente non mi parlava di tutto.>> E chiarisce che a Crocetta: <<sotto il profilo istituzionale non gli ho taciuto proprio nulla. Al contrario ho appreso dai giornali che lui sapeva che il dottor Tutino parlava male di me e questo lui non me lo ha mai detto. Certe cose, ho l'impressione che con me non le abbia discusse. Io mi confrontavo con il presidente, con la giunta e con il Parlamento per ciò che non potevo risolvere nell'ambito della mia autonomia di delega. Ho avuto l'impressione che anche altro avvenisse dietro le mie spalle">>.

Dichiarazioni forti che lasciano capire come l’ormai ex Assessore non abbia intenzione di proseguire un percorso politico che non appartiene né a lei né alla storia della sua famiglia.

Personalmente resto disgustato dal modo in cui non si riesca ad avere rispetto neanche della memoria di chi veramente ha dato la vita per difendere lo Stato, cercando di sfruttarne l’immagine dei figli per mostrare un impegno di cambiamento che realmente non giungerà mai.

Alessandro Verrelli

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