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Come io lo vedo: mentre i reparti dell’Ospedale di Colleferro chiudono, la Costituzione muore

Ho deciso di dedicare questa pagina della rubrica “Come io lo vedo” ad un fatto che da diverso tempo è entrato nel dibattito politico e sociale e che vede coinvolti i cittadini di Colleferro e dei paesi limitrofi.

Ho deciso di dedicare questa pagina della rubrica “Come io lo vedo” ad un fatto che da diverso tempo è entrato nel dibattito politico e sociale e che vede coinvolti i cittadini di Colleferro e dei paesi limitrofi.

Il 1° Aprile 2015 la Regione Lazio ha approvato l’atto aziendale ed il piano strategico dell’ ASL Roma G, con i quali scompaiono dall’Ospedale di Colleferro i reparti di ostetricia - ginecologia e pediatria per afferire a quello di Palestrina.

Considerando inutile scendere in una discussione di mera posizione politica ritengo sia più importante leggere la questione alla luce dell’articolo 32 della Costituzione italiana, facendo notare quanto i padri della Repubblica sapessero essere tanto lungimiranti quanto pragmatici.

Il primo comma di questo Articolo recita: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”. L’intento del legislatore è chiaro, e parlando di salute la eleva a diritto fondamentale , un diritto che deve essere garantito dallo Stato nella concretezza della sua applicazione.

La domanda che mi pongo è se la decisine della Regione Lazio non sia contraria a questo principio per delle ragioni pratiche che adesso andremo ad esplicare.

Non è difficile affermare che l’ospedale di Colleferro è un centro che vede usufruire dei suoi servizi non solo i cittadini del Comune, ma tutte quelle persone dei paesi limitrofi che necessitano di cure e di assistenza e si presenta come un riferimento per chiunque si trovi in stato di emergenza.

Chiudere ostetricia - ginecologia e pediatria può essere una scelta saggia in un territorio tanto vasto? Come si può garantire il diritto alla salute delle partorienti del Comune di Colleferro e di paesi montani come Segni, Montelanico, Gorga e Carpineto che, in stato di emergenza dovrebbero percorrere un percorso molto più lungo per giungere a Palestrina e che le esporrebbe ad inutili pericoli per loro e per i nascituri? È giusto sacrificare un diritto fondamentale come quello dell’articolo 32 della Costituzione in nome del risparmio e del taglio della spesa pubblica?

Possiamo concludere dicendo che chi opera in campi tanto delicati dovrebbe avere la lungimiranza di analizzare e bilanciare quelli che sono gli interessi ed i bisogni della collettività. La salute è un qualcosa di prezioso ed inviolabile e credo che certe scelte non possano essere compiute cosi a cuore leggero.

Alessandro Verrelli

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