Valle Del SaccoToday

Colleferro, la variante “green” al PRG discussa dai cittadini e dai tecnici

Al palaolimpic un interessante incontro in cui è stata spiegata nel dettaglio cosa comporterà l’approvazione dell'atto proposto dalla Secosvim

A distanza di qualche giorno dall'approvazione della variante urbanistica “Green” in aula consiliare che dovrebbe far cambiare volto a Colleferro nella quale sono previsti ben 136 ettari di terreno, una superficie  grande quasi come l'intero territorio comunale, dedicati ad aree verdi con un grande bosco di 30 ettari, tanta gente comune, presidenti di comitati di quartiere ex consiglieri comunali come l’Avv. Rocco Sofi, l’ex vice sindaco Giorgio Salvitti ed consiglieri comunali dell’IDV Emanuele Girolami, Maurizio Del Brusco e Riccardo Nappo (AP), si sono dati appuntamento nel tardo pomeriggio di sabato presso il palaolimpic per discutere di questa variante con tecnici del settore urbanistico. Una variante che, se realizzata, dovrebbe far diventare colle ferro una città moderna, post industriale con nuove zone di attrazione residenziale e ricreative.

La storia che sta dietro la variante

Il primo a prendere la parola è stato l’Ing. Aldo Giani che ha spiegato come: “Già l’allora sindaco Cacciotti sottoscrisse un accordo di programma con la Secosvim per il recupero dell'area industriale ex Caffaro e quella degli esplosivi. A dicembre del 2016 la Secosvim ha proposto una variante al PRG generale e da qui è nato un lavoro comune tra i loro tecnici e quelli comunali per completare un percorso che va avanti dal 2004, ovvero dalla creazione del Master Plan che detta le linee guida per lo sviluppo della zona”.

Destinazioni d'uso fin troppo generiche

Un piano però presentato già a cose fatte senza il coinvolgimento popolare. Piano che è poi stato spiegato nel dettaglio dall’Arch. Francesca Ripari responsabile area tecnica dell’associazione Area Consumatori di Colleferro. “Cosi come sono state impostate le destinazioni d’uso delle varie aree all’interno della variante sono troppo generiche e vuol dire tutto e niente. Soprattutto in questa fase non sono stati individuati gli imprenditori che andranno a fare i lavori. La parte di unione tra la nuova area e la vecchia è troppo piccola e riguarda sola la zona adiacente piazza Italia, in prartica dove adesso ce’è il circolo di Tennis dell’AVIO ed il parcheggio che una volra era il vecchio campo sportivo”.

Il cambio della vocazione della città

Di seguito, con i presenti in sala, si è sviluppato un dibattito molto interessante e  c’è chi come l’Arch. Fiorenzo Pompei ha parlato di un cambio di vocazione della città prima di pensare ai progetti esecutivi. “Deve cambiare la vocazione totale della città per capire come portarla ad integrarsi con l'area metropolitana. Tutti d'accordo con l'apertura delle via Romana ma questo pezzo di strada confina con i terreni dei veleni della Caffaro e senza prima la bonifica dell'intera area sara veramente difficile che si realizzi il tutto. Architettura da recupero di aree industriali ma senza edificare il nuovo. Un piano che serve  a rendere edificabile le zone di porta sud e nord, ovvero quelle dello Scalo e quelle intorno all’attuale Piazza Italia”.

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