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Lunedì, 15 Agosto 2022
Valle Del Sacco

Un folla immensa per l’ultimo saluto a Gianluca Gasbarri

Ieri pomeriggio i funerali del giovane fotografo deceduto sul Gran Sasso. Tanti gli amici che hanno invaso il paese di Castel San Pietro Romano

Un intero paese non è riuscito a contenere la folla di amici e conoscenti che hanno voluto dare l’ultimo saluto a Gianluca Gasbarri. Troppo piccola la chiesa di San Pietro in pieno centro cosi come è piccolo, ma molto bello, il centro di Castel San Pietro Romano (Rm) che si affaccia sulla Valle del Sacco e dal quale si ammirano panorami mozzafiato che Gianluca amava immortalare con la sua macchinetta fotografica.

Il funerale del giovane fotografo morto lo scorso fine settimana mentre scalava il Piccolo Corno del Gran Sasso si è svolto nel tardo pomeriggio di ieri ed ha richiamato centinaia di ragazzi che lo conoscevano, soprattutto dalla vicina Palestrina dove Gianluca ha praticato sport per molti anni e dove si allenava in palestra nella sua passione l’arrampicata. Ad accogliere il feretro in chiesa un grande striscione bianco con la scritta: "Tu che amavi scalare le montagne ora fotografale le da lassù. Buon viaggio Gasbo"

Gianluca era un ragazzo d’oro, era sempre pronto ad aiutare il prossimo ed anche per questo motivo sono stati tanti gli amici che hanno voluto leggere un loro ricordo alla fine della lunga messa. Un pensiero, una parola per ricordare questo ragazzo che si era trasferito al Pigneto a Roma per continuare a realizzare il suo sogno ovvero quello di diventare un fotogiornalista.

“Voglio dedicarmi al fotogiornalismo. Attualmente ho pronti – cosi parlava Gianluica in un’intervista durante il brutto periodo del lockdown - in archivio vari progetti personali: uno sugli acquedotti Romani, tutti passanti per Gallicano nel Lazio, e un altro riguardante il Gioco d’Azzardo e la ludopatia. Esplorando i luoghi del gioco, ho immortalato la paura, l’adrenalina e la speranza. La mia professione mi porta spesso a seguire i grandi eventi, ma ciò che desidero è ripartire dai volti e dalle emozioni delle persone che, più di ogni altra cosa, raccontano la forma del cambiamento”.

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