Giovedì, 29 Luglio 2021
Valle Del Sacco

Papà disperato di San Cesareo a cui hanno tolto la bimba pronto ad incatenarsi sotto al comune di Lecce

Una storia di soprusi e mancato rispetto della legge che va avanti da oltre tre anni e che in poche ore è diventato un caso mediatico nazionale

Nella foto, gli avvocati del padre della bambina: da sinistra, Giovanni Guzzetta, Maurizio Miceli e Laura Minosi

Quella che stiamo per raccontarvi è la storia di un padre disperato di San Cesareo, alle porte di Roma, che da oltre tre anni attraversa mezza Italia quasi ogni settimana per riuscire a vedere solo poche ore la figlioletta che gli è stata tolta prima dalla ex compagna e poi dalle istituzioni che, a detta dei suoi avvocati, non stanno facendo rispettare le sentenze dei tribunali.

Una storia che in queste ultime ore ha avuto un risvolto mediatico molto forte andando a finire su diverse importanti agenzia di stampa e quotidiani nazionali con interventi anche di politici ed esperti di situazioni di questo tipo.

L'intenzione di A.M. di San Cesareo, nelle ore scorse, era era quella di incatenarsi davanti a Palazzo Carafa a Lecce, ma poi i suoi avvocati l’hanno convinto a desistere, nella speranza che interpellando gli organi di informazione, le acque si smuovano una volta per tutte e che la figlia venga tolta alla madre e affidata a una casa famiglia, come è stato stabilito dalla Corte d’Appello di Roma.

Gli stessi legali dell’uomo - scrive Veronica Valente su lecceprima.it - , però, non sono disposti ad attendere ancora, e stavolta se il Comune di Lecce e i servizi sociali non eseguiranno il provvedimento, nel breve giro di posta, si rivolgeranno al Procuratore Leonardo De Castris.

Lo hanno annunciato ieri gli avvocati Giovanni Guzzetta, Laura Minosi e Maurizio Miceli che seguono il caso (insieme alle colleghe Marina Petrolo e Maria Pia Gentili), durante una conferenza stampa alla quale erano stati invitati anche il sindaco di Lecce Carlo Salvemini, nominato dai giudici romani tutore provvisorio della minore, e i servizi sociali.

“Il silenzio delle istituzioni è assordante”, ha dichiarato l’uomo che da tre anni sostiene di essere vittima della ex: prima l’accusa di violenza sessuale nei riguardi della bambina avuta insieme, all’epoca dei fatti di neppure quattro anni, che si è rivelata infondata, e poi gli ostacoli per avere un rapporto “sano e sereno” con la piccola.

“Da due anni ho a disposizione solo un’ora alla settimana per incontrarla. Così mi metto in viaggio da Roma per raggiungere Lecce con tanti buoni propositi, ma negli ultimi mesi durante i colloqui programmati dai servizi sociali, Giulia (nome di fantasia, ndr) mi volta le spalle e trema. Sono disperato. La costante e non prevista presenza della mia ex compagna nel corso degli incontri rende tutto più complicato”.

Secondo l’uomo, la piccola sarebbe stata manipolata e, in sostegno di questo, i legali hanno evidenziato come lo stesso consulente del tribunale di Tivoli nella relazione tecnica avesse osservato che: “La madre è risultata un genitore che tende ad ostacolare il rapporto padre-figlia, prendendo decisioni unilaterali; come decidere di rimanere a Lequile con la figlia, o decidere dell’istituto scolastico, piuttosto che essere molto centrata sulla denuncia fatta al marito (per molestie sessuali nei riguardi della bambina, ndr) e convinta delle veridicità dei fatti, nonostante la richiesta di archiviazione del pm (poi accolta dal gip, ndr). Per queste ragioni il punteggio ottenuto all’intervista APS-1, corrisponde ad una capacità genitoriale che può mettere a rischio l’equilibrato sviluppo della minore”.

La replica del Comune e le nuove accuse

In seguito alla vicenda resa nota in un precedente articolo, è intervenuto l’avvocato Rita Perchiazzi per conto del Comune, spiegando che si sta agendo solo nell’interesse della minore: "Il sindaco, nominato tutore dalla Corte d’Appello di Roma, ha preso in considerazione i pareri di tutti i servizi territoriali e specialistici che hanno in carico la vicenda ed ha ritenuto opportuno di sottoporre tali pareri all’autorità giurisdizionale competente, affinché adotti i provvedimenti ritenuti più opportuni nell’esclusivo e prioritario interesse della bambina. Esporre il caso alle attenzioni dei media allo scopo di ‘smuovere le acque’, senza valutare il rischio che in qualche modo la bambina possa risultare riconoscibile o riconoscersi, è una scelta avventata, che rivela non sufficiente attenzione al prioritario e supremo effettivo interesse della minore”.

Ma per i legali dell’uomo, questa risposta ha dell’inverosimile: “L’autorità giudiziaria dà un ordine, ma le istituzioni disertano, o quanto meno attendono sine die. E’ come se il giudice imponesse un arresto e le forze dell’ordine si rifiutassero di eseguirlo”.

“E’ in gioco il benessere psico-fisico di una bambina. Questa vicenda riguarda tutti e tutti hanno il diritto di sapere se chi commette illeciti che coinvolgono minori, raggiunto da provvedimenti giurisdizionali che sanciscono l’illeicità, possano farla franca. Tutti hanno il diritto di sapere se esista o meno la possibilità di avere giustizia in questo paese”, ha affermato l’avvocato Guzzetta che ha aggiunto: “Bisogna uscire dallo schema secondo il quale una madre solo perché tale sia una brava madre”.

Sempre secondo gli avvocati del padre di Giulia, sarebbe anomala anche un’altra circostanza così descritta: “In sede di richiesta di sospensione del provvedimento sull’affidamento, il sindaco aveva dichiarato l’impossibilità nell’eseguirlo per indisponibilità della Questura. Ma quest’ultima ha invece dichiarato e documentato alla Corte d’Appello di Roma il contrario. Tutto questo è agli atti”.

La difesa della donna, l’affondo dell’avvocato Prontera: “Notizie parziali”

L’avvocato Stefano Prontera, difensore della madre, in un comunicato ha sostenuto che se pur vero che, allo stato, il relativo procedimento penale (per violenza sessuale, ndr) è stato archiviato, non è esclusa la possibilità di una riapertura nel caso in cui dovessero emergere nuovi elementi.

Oltretutto, secondo il legale, “non ci si può esimere dal rilevare che lo stesso traeva origine da racconti della piccola e si concretizzava in dichiarazioni rese dalla bambina sia dinanzi alla Questura di Lecce sia, successivamente, dinanzi al Tribunale dei minorenni di Lecce, con evidenti conseguenze in termini di esigenze di particolare tutela e delicatezza nei confronti della piccola e del suo affidamento”.

Ma gli avvocati del padre sostengono l’esatto contrario: la bambina non ha mai riferito dei presunti abusi né alla psicologa che la ascoltò negli uffici della squadra mobile “nonostante l’inqualificabile sollecitazione della madre”, come scrive la Corte d’Appello di Roma nella sentenza, né in sede di incidente probatorio, tant’è che è proprio in considerazione di questo, il giudice dispose l’archiviazione del procedimento.

Ma non finisce qui. L’avvocato Prontera fa presente che esiste un recente provvedimento del Tribunale dei Minorenni di Lecce (antecedente al provvedimento della Corte d’Appello che deve avere esecuzione, ndr), che, disponendo la collocazione della minore presso la madre, letteralmente stabilisce: “…sino a quando persista la paura della stessa ad incontrare il padre in modo libero e incontrollato, la stessa non potrà essere costretta ad incontrare il padre, né tantomeno ad andare con lui a San Cesareo di Roma”.

Poi l’affondo del legale: “Si auspica infine che il padre, invece di dedicarsi ad improbabili conferenze stampa, espleti, come da indicazioni giudiziarie, i colloqui protetti con la piccola bambina, così come invece non avvenuto nelle date del 15, 29 gennaio scorsi, e a seguire in quelle del 18 febbraio, 18 marzo, 1° e 8 aprile, 6 maggio, 3 e 10 giugno nonché nella data odierna (ieri per i nostri lettori, ndr), evidentemente impegnata appunto in conferenza stampa!”.

Non ha lasciato attendersi la replica del padre della bambina: “La Corte d’Appello di Roma ha ritenuto incompetente a decidere il tribunale per i minorenni di Lecce, che peraltro nel provvedimento adottato aveva già ritenuto che la competenza a decidere sul caso fosse della Corte d’Appello di Roma. Quanto poi alle date indicate dall’avvocato, non corrispondono affatto ad incontri calendarizzati e mancati, come si evince facilmente da un attento esame degli atti oltre che da una effettiva conoscenza della vicenda”.

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