Venerdì, 24 Settembre 2021
Valle Del Sacco

Segni, riportato alla luce con un restauro il ninfeo di epoca romana (foto e video)

L’opera di Quinto Mutius sarà inaugurata sabato 20 ottobre in tutto il suo splendore

Presentato alla stampa il Ninfeo di Quinto Mutius un nuovo monumento che arricchisce  ulteriormente non solo la città di Segni ma tutto il comprensorio che va dai monti Lepini sino a Palestrina. E’ stato il nuovo sindaco Piero Cascioli che ha annunciato l’importanza internazionale di questo ritrovamento che da sabato 20 ottobre dalle ore 15 alle ore 18 sarà possibile visitare nel percorso a piedi per che dal Ninfeo arriva fino alla Porta Saracena passando per gli altri reperti posti al centro della città. Per il Ninfeo vi sarà anche una nuova illuminazione e tutte le mura saranno illuminate per attirare l’attenzione. 

Gli interventi dei presenti

Il Presidente della Compagnia dei Lepini Quirino Briganti ha parlato di valenza non solo nazionale, ma internazionale di questo monumento ed ha chiesto alla Regione l’istituzione di un parco Archeologico Regionale per la città di Segni. L'architetto  Francesco Maria Cifarelli ha sapientemente illustrato questo ritrovamento ed ha tracciato la storia che va da Caio Mario con Muzio Scevola (nel video in basso). Il restauro del Ninfeo è stato curato dall’arch. Michelangelo Bedini. La direttrice del museo Federica Colaiacomo ha presentato gli ospiti intervenuti alla conferenza stampa ed ha raccontato del furto che c'è stato alcune ore prima della conferenza stampa proprio all'interno del cantiere del restauro (materiale di poco conto) e per il quale è stata sporta denunciata.

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L’ottimo stato di conservazione del ninfeo

Fin dalla sua scoperta dovuta agli studi di Francesco Maria Cifarelli, il Ninfeo di QuintoMutius è stato riconosciuto come una delle più importanti testimonianze dell’architettura romana del tardo ellenismo. La fontana monumentale, databile al tardo II – primi anni del I secolo a.C., è quasi perfettamente conservata: è composta da un piccolo ambiente, aperto verso valle, con le pareti articolate da nicchie e lo spazio interno occupato da un’ampia vasca. Splendidamente conservata la decorazione parietale: le nicchie sono trasformate in selvaggi antri naturali da uno spesso intonaco arricchito di pietre pomici, mentre attorno al loro profilo corrono fantastiche architetture disegnate da conchiglie e perline di “blu egiziano”.

L’eccezionalità del monumento è data dalla presenza, conservata in una tabella posta al centro del prospetto principale, della firma dell’architetto responsabile, fra tardo II e primi anni del I secolo a.C., della sua progettazione: Q. Mutius. Si tratta probabilmente di uno dei massimi architetti dell’epoca, greco di nascita e appartenente a quella generazione di artisti che, venuta a Roma dalle avanzatissime regioni dell’oriente mediterraneo da poco conquistate, contribuì in maniera decisiva al formarsi del nuovo linguaggio figurativo e architettonico del tardo ellenismo. Il suo nome compare addirittura nei testi degli scrittori antichi: da Vitruvio sappiamo infatti che un C. Mutius fu l’architetto incaricato dal grande Caio Mario di realizzare il tempio di Honos et Virtus da lui votato dopo la grande vittoria sui Cimbri e Teutoni che salvò Roma dalla prima invasione di barbari.

Un documento eccezionale

Un documento dunque eccezionale, che mostra come la Segni dell’epoca, assieme ad altri centri del Lazio meridionale interno come Palestrina, Cori o Priverno, abbia vissuto un irripetibile momento di splendore, legata ai massimi circuiti politici, commerciali e culturali dell’epoca. Il Ninfeo di Q. Mutius, firmato probabilmente perché quasi un “prototipo” di un genere architettonico destinato a grande fortuna nell’intera storia dell’architettura occidentale, è esempio dei molti contributi che l’ambiente culturale del Lazio tardo-repubblicano ha portato a Roma e al mondo romano.

Il primo finanziamento

Grazie a un finanziamento proveniente dal Piano Restauri 2001-2003 dell’allora Provincia di Roma, il Comune di Segni ha portato a termine il progetto di acquisto, recupero e valorizzazione del prezioso ninfeo. Un'operazione assolutamente eccezionale, di rilevanza nazionale, che assicura alla proprietà pubblica un monumento di altissimo valore.

Il restauro

Il Ninfeo, all'interno di un'area di circa 3.800 mq posta attorno ad esso, dopo l’acquisto del 2013 è stato sottoposto ad una sequenza di operazioni che, dallo scavo e dal primo restauro, attraverso la delicatissima fase dello smontaggio della costruzione che lo imprigionava, si è conclusa con la realizzazione, attorno al monumento, del padiglione in legno lamellare e con la sistemazione dell’intera area circostante. Questa, attrezzata con spazi dedicati alla didattica e collegata al percorso delle mura, si inserisce nel più vasto itinerario archeologico della Città di Segni.

Il progetto, realizzato dagli architetti Michelangelo Bedini e Fulvio Balzani, è pensato come un volume dalle forme primarie ed equilibrate, che segnalano la presenza del monumento sul fianco della collina senza alterarne le caratteristiche paesaggistiche. L’area archeologica del Ninfeo di Q. Mutius, che si inaugura sabato 20 ottobre p.v., regala alla Città di Segni, e non solo, un importantissimo nucleo museale che permetterà l’apertura al pubblico di uno dei monumenti più importanti per la conoscenza dell’architettura romana della tarda repubblica.

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