Magliocchetti, l'Arpa certifica la criticità ambientale della zona della Valle del Sacco

La circostanza ancor più drammatica e che dovrebbe far riflettere è che, nonostante siano passati decenni dall’accertato inquinamento, la situazione ambientale non accenna mai a migliorare nel corso del tempo

Il Consigliere Comunale di Frosinone nonchè delegato per il Lazio al Consiglio Nazionale ANCI Danilo Magliocchetti commenta il documento pubblicato dall 'Arpa, l’Agenzia Regionale per l’Ambiente,  “Monitoraggio della qualità dell’aria della Regione Lazio - Valutazione preliminare anno 2019” soprattutto per quanto riguarda il territorio della Valle del Sacco.

Il documento costituisce la valutazione della qualità dell’aria relativa all’anno 2019 della regione Lazio, su dati scientifici oggettivi. Di fatto, vengono presentati i risultati ottenuti dalla rete automatica di monitoraggio della qualità dell’aria del Lazio dal 01/01/2019 al 31/12/2019 con riferimento alla verifica del rispetto dei limiti di legge previsti dal D.Lgs. n. 155/2010. In sintesi, si tratta della rete di monitoraggio della qualità dell’aria in gestione all’ARPA Lazio ed è costituita da 55 1 postazioni chimiche di misura presenti su tutto il territorio regionale. Nel documento sono stati presi in esame i vari inquinanti, quali il Particolato atmosferico (PM 10 e PM 2.5)- Biossido di azoto (NO2)- Ozono (O3) -Benzene (C6H6)- Biossido di zolfo (SO2) - Monossido di carbonio (CO), registrati nel corso dell’anno 2019 ed i loro sforamenti, nel territorio regionale che è suddiviso nelle 4 aree, agglomerato di Roma- zona Valle del Sacco – Zona appenninica e Zona Litoranea. Ebbene anche per il 2019, anche se era un dato di facile percezione, l’Arpa conferma che la zona della Valle del Sacco è l’unica delle 4 aree monitorate, ad aver superato i valori limite di soglia, per la protezione della salute umana ,per ben 2 inquinanti, ovverosia il Particolato atmosferico da PM 10 e Ozono O3.

L’arpa infatti a pag 15 del documento nelle conclusioni rileva “Le criticità sul territorio regionale sono costituite dall’NO2 nell’Agglomerato di Roma e dal PM10 nella Valle del Sacco e dall’O3 in Valle del Sacco, Litoranea e Zona Appenninica.” Il documento dell’Arpa quindi, ancora una volta certifica, che anche il 2019 è stato l’ennesimo annus horribilis della valle del Sacco, per la sua criticità ambientale e per la salute delle persone . La circostanza ancor più drammatica e che dovrebbe far riflettere è che, nonostante siano passati decenni dall’accertato inquinamento, la situazione ambientale non accenna mai a migliorare nel corso del tempo e tutti i documenti, dei vari enti preposti al monitoraggio, non fanno altro che confermare, sempre , la gravità della situazione.

Il perdurare di questa circostanza determina un danno potenziale, non solo alla salute delle persone, bene primario da tutelare, ma anche economico per l’intero territorio, che rischia di vedere vanificata ogni eventuale iniziativa di sviluppo e di investimento nella zona, in assenza di miglioramenti. Per questo, pur essendo il sito Valle del Sacco stato dichiarato SIN da diversi anni ormai, ma senza tangibili interventi correttivi, sotto nessun punto di vista, è arrivato il momento che si apra una vera e propria “vertenza ambientale” con il Governo centrale, affinchè, per la Valle del Sacco si manifesti la stessa attenzione che, giustamente, viene rivolta a Taranto e all’Ilva. Anche da noi c’è un territorio da tutelare, sia dal punto di vista ambientale, ma anche sociale ed economico.

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