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Coronavirus, lo sfogo di sessanta autisti Ares licenziati dopo aver combattuto la pandemia nei mesi più difficili: “Meritiamo riconoscenza”

La rabbia di un ormai ex autista Ares di Frosinone: "Mandati a casa senza nemmeno dirci grazie"

Giornate di protesta per alcuni autisti dell’Ares assunti a febbraio 2020, proprio all’inizio del Coronavirus, e licenziati, dopo varie proroghe, da qualche giorno a questa parte.

“Sono uno ex autista Ares –lo sfogo di un cittadino di Frosinone – uno tra quelli che hanno mandato a casa senza nemmeno dire grazie. Siamo stati chiamati per fare 3 mesi, poi, scoppiata la pandemia, ci hanno tenuto per altri 13 mesi e ora, quando non gli serviamo più perché hanno assunto tramite un concorso, ci buttano per strada. Non chiediamo di essere assunti a vita o con loro, ma di continuare a lavorare, visto che siamo ancora in piena emergenza Covid”.

Lo sfogo di uno dei sessanta autisti mandati a casa, di cui una quindicina originari della Provincia di Frosinone, prosegue: “Sappiamo che c'era stato il concorso e alcuni di noi non l'hanno potuto fare perché non l'hanno visto, ma tutti abbiamo comunque i 5 anni di autista sui mezzi, alcuni alche 3/4 anni sulle ambulanze. Non vogliamo fare la guerra con Ares per essere assunti, ma, vista la piena emergenza sanitaria, vogliamo continuare a lavorare. Credo che un minimo di riconoscenza ce la meritiamo”.

“Adesso siamo tutti disoccupati – conclude l’ormai ex autista Ares - e molti di noi hanno più di 40 anni. Dove volete che troviamo un'occupazione durante questo periodo?”.

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