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Con un "cappio al collo" e con le saracinesche chiuse. La protesta dei commercianti dell’associazione Orgoglio partite Iva arriva anche in Ciociaria

I commercianti di diverse categorie dai baristi, ai ristoratori, dai fiorai ai venditori di abbigliamento a coloro che gestiscono servizi nel terziario hanno dato vita ad una manifestazione silenziosa per dare voce a questi imprenditori che si sentono abbandonati dal Governo Conte con alcuni che sono stati costretti, addirittura, ad abbassare la saracinesca per sempre

Ci sono anche anche un fabbro, un barista, una negoziante ed un artigiano (foto in alto ed in pagina) della Ciociaria tra i commercianti, o meglio le partite iva, che hanno deciso di protestare in queste ore in un modo del tutto originale. 

Un cappio al collo ed un manifesto funebre queste le immagini che meglio rappresentano la situazione in cui molti lavoratori autonomi e partite Iva italiane si trovano a vivere dopo due mesi di lockdown imposto dal Governo italiano per combattere il coronavirus. Due immagini che dallo scorso fine settimana e per la giornata di lunedì 4 maggio sono state affisse davanti i negozi dal nord al sud d’Italia, dal Piemonte fino alla Sicilia passando per la Lombardia, il Friuli Venezia Giulia, le Marche, l’Abruzzo, la Toscana, il Lazio, la Campania, la Sardegna, la Calabria, il Molise, la Basilicata e la Puglia. I commercianti di diverse categorie dai baristi, ai ristoratori, dai fiorai ai venditori di abbigliamento a coloro che gestiscono servizi nel terziario iscritti all’Associazione Orgoglio Partite Iva (Opi) hanno dato vita ad una manifestazione silenziosa per dare voce a questi imprenditori che si sentono abbandonati dal Governo Conte e che sono stati costretti, addirittura ad abbassare la saracinesca per sempre.

Nei giorni scorsi tramite il Presidente Alessio Arusa l’associazione è arrivata a far scrivere dai legali una lettera di messa in mora del Governo. “Le nostre precedenti lettere verso il governo Conte - spiega Arusa - per poter aprire un tavolo di confronto hanno dato pochi riscontri e, nonostante le innumerevoli promesse a mezzo stampa/decreto, ad oggi vi sono diverse partite iva che hanno chiuso definitivamente o sono in serie difficoltà e rischiano il fallimento. Abbiamo inviato tramite pec al Presidente Conte e al governo da lui rappresentato una messa in mora. La categoria che rappresento – chiude Arusa - si sente umiliata e messa da parte in tutto e per tutto, non solo per via di quanto scritto precedentemente, ma anche per frasi indegne da parte di alcuni onorevoli, che addirittura rinfacciato il fatto di aver dato alle partite iva i 600 euro peraltro non arrivati a tutti. Noi non molliamo”.

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