Mercoledì, 27 Ottobre 2021
Cronaca Alvito

Tre cani da tartufo avvelenati in pochi giorni, i carabinieri forestali sulle tracce del malfattore

Gli episodi disumani e ignobili si sono verificati nella Valle di Comino e in particolar modo tra i comuni di Alvito e San Donato. Gli investigatori hanno rinvenuto bocconi sospetti e per questo è stata presentata un'informativa presso la Procura di Cassino. L'autore del gesto rischia una fino a due anni di reclusione.

Tre cani da tartufo avvelenati in pochi giorni nella zona compresa tra Alvito e San Donato Valcomino ha fatto scattare un'indagine da parte della stazione CC Forestale di Atina. I militari hanno depositato presso la Procura della Repubblica di Cassino, un’accurata denuncia nei confronti di ignoti per il reato di 'uccisione di animale'.

Le verifiche sono partite dopo che la scorsa settimana, immediatamente dopo Ferragosto, in un'area rurale tra la località “Fosso del Nibbio” del comune di Alvito e in località “Tre Ponti Superiori” del comune di San Donato Val di Comino, sono state trovate le carcasse dei poveri animali molto probabilmente deceduti per avvelenamento. Non è cosa rara infatti che i proprietari dei cani, che vengono utilizzati come ausiliario di attività sportive o ludiche, si vedano colpire il proprio “aiutante” da queste insidiose trappole mortali, micidiali anche dopo un tempestivo intervento medico veterinario.

Un modo di fare abietto e incivile messo in pratica da chi intende eliminare la concorrenza. In considerazione che un boccone avvelenato non fa sconti a nessuno, uomo compreso, ed anche poiché nell’area vi è un’alta presenza di animali selvatici di notevole valore ecologico provenienti dal vicino Parco nazionale, sono state attivate le unità cinofile specializzate antiveleno, che effettueranno attività di ricerca e bonifica di eventuali esche avvelenate.  

Le Stazioni dei Carabinieri Forestali della zona, in collaborazione con la Stazione di Carabinieri Forestali del Parco di Picinisco, continueranno ad effettuare sopralluoghi mirati al fine di assicurare alla giustizia il responsabile che attualmente rischia una pena che oscilla dai quattro mesi ai due anni di reclusione come previsto dal Codice Penale. Sempre che la trasgressione non provochi ulteriori e più gravi conseguenze. A quel punto la pena sarebbe ancor più pesante.  
 

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