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Cassinate, la Procura sequestra il depuratore del Cosilam: due indagati

Carabinieri Forestali e Polizia Provinciale in azione su delega del magistrato De Franco. Miasmi, fetore ammorbante ed acque putride da mesi rendono la vita insopportabile per i residenti

Due persone iindagate e il depuratore del Consorzio Industriale del Lazio Meridionale sequestrato dai Carabinieri Forestali e dalla Polizia Provinciale su delega della Procura di Cassino, nella persona del sostituto procuratore Emanuele De Franco. Queste le prime indiscrezioni trapelate dopo che nella mattinata sono stati applicati i sigilli all'impianto. I fetori ammorbanti, le acque putride e miasmi da mesi rendono la vita insopportabile per tutti coloro che vivono nella zona industriale di Villa Santa Lucia. 

Il comunicato

I militari del Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale  Agroalimentare e Forestale (N.I.P.A.A.F.), diretti dal maggiore Vito Antonio Masi e personale della Polizia Provinciale di Frosinone, agli ordini dell'ingegner Pierfrancesco Vona, hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo emesso dal GIP presso il Tribunale di Cassino Domenico Di Croce, su richiesta del P.M. della Procura della Repubblica di Cassino D Emanuele De Franco, avente ad oggetto un depuratore consortile sito in Villa S. Lucia, gestito da una società privata. Tale impianto di depurazione veniva gestito senza la dovuta Autorizzazione Integrata Ambientale. L’istanza era stata presentanta presso la Provincia di Frosinone ma, a distanza di 4 anni e mezzo dal suo deposito, il provvedimento autorizzativo non è stato emanato. Ciò è dovuto alle molteplici richieste di documentazione inerente la funzionalità dell’impianto, avanzate da Arpa Lazio, il 
cui parere è obbligatorio, richieste che hanno avuto solo un parziale riscontro non fornendo alla stessa Arpa Lazio le necessarie informazioni per formulare un parere positivo. In particolare le informazioni fornite sono state definite dall’Agenzia “lacunose” e tali da non consentire una valutazione sull’adeguatezza delle misure di controllo proposte dal gestore. Inoltre Arpa Lazio ritiene che non sia possibile definire idonee modalità di monitoraggio e controllo dell’impianto e delle sue emissioni nell’ambiente, necessarie a soddisfare i requisiti previsti dalla normativa ambientale. Non solo ma le analisi sui reflui in uscita dall’impianto e scaricati nel fiume Rio Pioppeto hanno 
rilevato elevate concentrazioni di BOD, COD, Azoto Totale, Alluminio, Boro, Ferro e Zinco (quest’ultimo risulta tra le sostanza pericolose individuate nel Codice dell’Ambiente). Per i fatti evidenziati il GIP del Tribunale di Cassino ha disposto il sequestro dell’impianto di depurazione. Le modalità di sequestro dell’impianto sono state attuate dalla P.G. operante in modo da evitare disagi per gli agglomerati urbani che scaricano i propri reflui nel depuratore. 
 

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