Perseguitata e vessata dal cognato perchè voleva farla convertire ad un altro movimento religioso

L'uomo che non le aveva permesso nemmeno di far battezzare i suoi tre figli, le faceva i dispetti più crudeli come, ad esempio, tener accesa la motosega per ore ed ore solo per disturbarla

Maltrattamenti in famiglia

Perseguitata dal cognato per anni perchè voleva che lei diventasse una seguace del suo movimento religioso. Vittima di questa storia incredbile di maltramenti fisici e psicologici una donna di 48 anni residente nel capoluogo ciociaro

Le continue pressioni

La storia di Maria (il nome è di fantasia) è stata raccontata nei giorni scorsi proprio in un convegno che si è tenuto in questura dedicato alle violenza sulle donne. Il suo inferno era iniziato subito dopo il matrimonio. Quel cognato prepotente ed invadente aveva cominciato a farle pressione affinchè abbandonasse la religione cattolica. Quando era nato il suo primo figlio le aveva impedito persino di farlo battezzare. 

Gli inutili tentativi

Pensando di potersi liberare del parente alla fine Maria aveva rinuciato al suo credo. Ma poi si era pentita ed era ritornata in chiesa a pregare per il Dio. Per cercare di evitare quel cognato che le stava distruggendo la vita la donna aveva convinto il marito a cambiare casa. Ma quella tranquillità era durata pochi mesi, l'uomo infatti li aveva ritrovati ed aveva iniziato di nuovo a torturarli facendo loro dispetti di ogni tipo, per ore ed ore metteva in azione la motosega  per fare rumore, poi  frullini e seghe a nastro.

I figli aggrediti dal cugino

A complicare la situazione il figlio di 25 anni che aveva cominciato ad appoggiare il padre in questa battaglia senza senso. A mettere fine all'inferno, una dei tre figli di Maria. La ragazzina di 14 anni mentre stava guardando la trasmissione televisiva "Quarto Grado" era riuscita a contattare con il Pc la sorella di una persona perseguita e uccisa dal marito. Soltanto chi aveva vissuto sulla sua pelle quel dramma poteva capirla.

La denuncia al Telefono Rosa

Tramite quella donna era arrivata Telefono Rosa di Frosinone presieduto da Patrizia Paolmbo e che ha sede a Ceccano. L’avvocato dell’associazione Cristiana Cialone si era subito adoperata per aiutare Maria e la sua famiglia. Padre e figlio adesso sono stati denunciati. Per entrambi è scattato il divieto di avvicinamento in attesa che la procura concluda le indagini. Un ispettore di polizia che ha preso a cuore il caso si è attivato affinchè le forze dell'ordine possano sorvegliare costantemente quella casa. 

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