Isola del Liri, furbetti del cartellino, fine di un incubo per un ex dipendente regionale

Il Gip di Frosinone ha accolto la tesi difensiva dell'avvocato Giovanni Di Murro emettendo la sentenza di non luogo a procedere

Avvocato Giovanni Di Murro

Furbetti del cartellino. È di oggi 14 febbraio la sentenza emessa dal Gip di Frosinone, Bracaglia Morante di non luogo a procedere che decreta la fine dell'incubo per il signor Rocco Mario D'Ambrosio, finito assieme ad altri 7, nell'indagine condotta tra giugno e luglio del 2016 negli uffici regionali dell'Agricoltura decentrati nel Capoluogo ciociaro.

L'avvio delle indagini

Un'indagine coordinata dal sostituto procuratore Barbara Trotta della Procura di Frosinone, e che aveva preso il via dopo una segnalazione da parte di un funzionario interno il quale aveva notato che per troppe ore al giorno le scrivanie di quei dipendenti restavano vuote. Truffa aggravata è stato il reato contestato agli 8 imputati di cui solo per 3, tra cui il signor D'Ambrosio, difeso dall'avvocato Giovanni Di Murro, è stata emessa sentenza di non luogo a procedere. 

La tesi dell'avvocato Giovanni Di Murro

Con la sua tesi difensiva illustrata nell'udienza del 17 gennaio davanti al Gip di Frosinone, l'avvocato Di Murro ha dimostrato che D'Ambrosio essendo un funzionario con posizione organizzativa aveva la massima autonomia nella gestione del proprio orario lavorativo con l'unico obiettivo di portare a termine la missione di lavoro, a prescindere dal luogo in cui si trovava a svolgerlo. Ed è quanto sarebbe accaduto in occasione dell'unico giorno in cui gli è stato contestato il reato di truffa ai danni dello Stato. "Abbiamo inoltre contestato - sottolinea il difensore - il fatto che le indagini siano proseguite per mesi e mesi, indagini anche costose, con appostamenti, pedinamenti e controlli, rivelatisi almeno per il mio cliente del tutto infondati". 

Fine di un incubo

Una vicenda che ha avuto serie e pesanti ripercussioni per l'ex funzionario finito per essere soggetto di indagine disciplinare da parte della regione Lazio e costretto ad andare in pensione anticipatamente con quota 100, dopo 40 anni di onorato servizio. Un incubo durato più di 3 anni sia per lui che per la sua famiglia che finalmente da oggi potranno tirare un sospiro di sollievo.

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