La storia di Irina, uccisa dalla povertà e dagli stenti di una vita 'da dimenticata'

Il corpo della cinquantenne rumena è stato trova senza vita in un tugurio alla periferia di Arnara. Era una badante ma da due mesi aveva perso il lavoro e chiedeva la carità.

Viveva di elemosina da quando aveva perso il lavoro da badante. A causa del Coronavirus non aveva più potuto assistere anziani di giorno e di notte. Irina, useremo un nome di fantasia, ha smetto di lottera contro una vita ingrata mentre dormiva, in una sorta di cantina-tugurio, in via Santa Maria Torricella alla periferia di Arnara, paese alle porte di Frosinone.

Il giaciglio di paglia

Tra vecchie carriole, paglia, rifiuti e topi, Irina passava la notte. A offrirle quel giaciglio di fortuna è stato un amico, forse il suo unico amico che venerdì mattina è passato a trovarla. L'ha chiamata più volte, pareva dormisse. L'uomo si è reso conto che la donna non respirava più e per questo ha chiesto aiuto all'Ares 118. La corsa dei medici è stata inutile: Irina era già morta, probabilmente per un arresto cardiocircolatorio.

Senza cibo

Non mangiava da giorni, se non grazie sempre al buon cuore del conoscente ed aveva freddo. Una storia che sembra appartenere ad altri tempi, ad altri luoghi e che invece è avvenuta sotto gli occhi e sotto il naso di decine di persone che non  hanno compreso il disagio di quella donna minuta e barcollante che camminava tutti i giorni lungo la Provinciale che collega Arnara a Frosinone. Trascinava un trolley consunto e pieno solo di ricordi. Troppo poco per sopravvivere ad una vita impietosa e senza un spiraglio di luce. 

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L'autopsia

Sarà ora l'autopsia a fare piena luce sulle cause della morte. Il medico legale potrà stabilire se la donna necessitasse di cure specifiche e se, vivendo in condizioni diverse, avrebbe potuto essere salvata.

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