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E' morto Enrico Nicoletti, il faccendiere che dialogava con la politica e la malavita

Nato a Monte San Giovanni Campano, prima carabiniere e poi costruttore, è sempre stato considerato da magistrati e forze dell'ordine il 'cassiere della banda della Magliana'. In un'intervista si definì 'nato miliardario'

A Colli, frazione di Monte San Giovanni Campano, ha lasciato qualche lontano parente, un palazzo del '500 confiscato e pericolante (mai assegnato a nessun Ente) e gli amati genitori sepolti nel piccolo cimitero che domina la Valle del Liri. E qui, in questo luogo sacro e intimo, tornava senza clamore, senza farsi notare. Perché il suo legame con il paese natio, Enrico Nicoletti, lo aveva in parte reciso da anni. Da quando costruttore ricco e potente era divenuto 'faccendiere' di politici e malavita. Arresti, processi e soprattutto da quella certezza di magistrati ed inquirenti: 'Cassiere' della 'banda della Magliana'. 

Le origini

Nato nel 1936 nell'antico palazzo Nicoletti, nel cuore della suggestiva frazione di Colli, Enrico a diciotto anni si arruola nell'Arma dei Carabinieri. Vuol seguire le orme di tanti parenti e fratelli del padre Armando. Un solo anno all'interno della gloriosa Istituzione e poi la decisione di abbandonare la divisa e di restare a Roma. Qui inizia la sua parabola discendente tra fasti e potere, lusso e malavita. Costrusce centinaia di palazzi (a Cassino e Pontecorvo), università (Tor Vergata e l'ex plesso di via Vetiche a Cassino), ospedali. Fa affari con Ministri e Sottosegretari. Diventa così potente che, durante un processo, mentre viene interrogato, esordisce: 'Io sono nato miliardario' anche se di lusso, ai tempi della seconda guerra mondiale, in Ciociaria, non vi è mai stata traccia.

L'arresto con Maresca

Il nome di Enrico Nicoletti inizia a circolare tra gli ambienti investigativi dopo il suo primo arresto, avvenuto a Fiumicino nel 1980. E' in compagnia di Vincenzo Maresca, ricercato e fratello di Pupetta Maresca vedova del mitico Pascalone a'Nola, ed allora a capo del clan della camorra che si contendeva Napoli a Raffaele Cutolo. Da quel fatto i magistrati romani iniziano a scavare nella vita di questo imprenditore arrivato dalla Cociaria e che si scopre avere fortissimi legami con la 'banda della Magliana'. Fino al punto da esserne considerato il 'cassiere'. 

L'intervista

Quando viene pubblicato 'Romanzo Criminale' scritto dal magistrato Giancarlo De Cataldo, Nicoletti viene intervistato da Repubblica e così racconta la sua versione dei fatti. 

Quelli della Magliana lei è sicuro di non averli mai conosciuti?
"Sì ma dall'86, dopo che mi hanno messo in galera, al IV braccio". Enrico De Pedis, il Dandy De Pedis con me è sempre stato corretto. Quando è uscito dal carcere mi ha chiesto di prestargli duecentocinquanta milioni per aprire un night. Potevo non aiutare un amico? Ma lui me li ha restituiti tutti, con un assegno circolare. Così quando ho potuto aiutarlo ad avere un mutuo da ottocento milioni l'ho fatto. Beh che c' è di male?".

Era un criminale, anche se lo hanno sepolto in una chiesa.
"Faceva tanta beneficenza".

Però, pur essendo stato condannato per averne fatto parte, lei la banda della Magliana non la conosce...
"Un castello in aria. Tutte bugie. Cominciò quel procuratore comunista, Coiro (Michele Coiro, diventato poi capo della procura e morto qualche anno fa, ndr) e altri come lui gli sono andati appresso. Poi ci fu quella pentita, quella p. Ma io i soldi li ho fatti investendo sul mattone".

Ad esempio?
"La villa a Caracalla (quella dove il Comune ha fatto la Casa del Jazz, ndr). L'ho comprata con un miliardo e trecentocinquanta milioni dai preti. Sì, un contratto con monsignor Uras, d' accordo col cardinal Poletti. Poi me l'hanno confiscata. Tutto mi hanno confiscato, anche la casa dove abito. Ora sono inquilino dello Stato e con una pensione d' invalidità. Altri affari? Tanti. La mia zona era da Cassino a Montecatini. Comprai dalla signora De Paolis gli ex stabilimenti cinematografici sulla Tiburtina per 16 miliardi. Stavo per rivenderli a 100 a uno che voleva metterci le sue televisioni. Comprai anche un terreno dalla Consorcasa alle Capannelle per 1 miliardo e otto e lo vendetti per trenta, trenta miliardi spillati uno sull'altro, una bellezza. Questo è Nicoletti".

E l'università di Tor Vergata, quella di Cassino e le opere pubbliche.... Tutto regolare ovviamente.
"Tutto regolare. L'università non ha una crepa, no?".

E mai un contatto con la malavita.

"E dai con la Magliana. Ripeto, quello era un gruppo di morti di fame che si ammazzavano per niente, altro che gli eroi di un film. Ma ti pare che io, uno che metteva su i miliardi, mi andavo a mischiare con loro? Il Secco non sono io, giuro su Dio".

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