Omicidio Mollicone, l'intercettazione telefonica che inchioda i Mottola

L'indiscrezione emersa nel corso dell'udienza Gup unitamente alle dichiarazioni dell'ex amante di Tuzi: "il 1 giugno del 2001 ero in caserma perchè avevo portato un panino a Santino".

Una clamorosa indiscrezione è emersa in queste ore e riguarda le indagini sull'omicidio di Serena Mollicone. Nel corso dell'udienza preliminare che si è discussa mercoledì 26 febbraio è stata resa nota un'intercettazione telefonica risalente al 27 ottobre 2017. A parlare è uno dei dipendenti dell'azienda del fratello della signora Anna Maria Mottola (indagata insieme al marito Franco, ex maresciallo dei carabinieri di Arce ed al figlio Marco ndr). L'operaio, che doveva essere sottoposto a prelievo delle impronte papillari, spiega “... quello lavorava là! Se l'hanno prese sulla macchina ..io comunque le ho portate le macchine! I cartoni li abbiamo maneggiati! Io lo scotch non me lo ricordo, però se io c'ero, io comunque l'abbiamo toccato! Quello stava insieme a noi”. Un passaggio che per la Procura viene ritenuto fondamentale. Qualcuno rimasto al momento sconosciuto potrebbe aver aiutato gli assassini di Serena ad occultare il cadavere. A far trapelare l'indiscrezione choc è stato il legale della famiglia di Santino Tuzi, l'avvocato Elisa Castellucci che nel corso dell'udienza a porte chiuse e dopo la requisitoria del pubblico ministero, ha esposto i motivi per cui i cinque indagati debbano finire sotto processo. 

Le impronte di Santino

Nel corso dell'udienza, il magistrato Maria Beatrice Siravo, ha chiarito che le impronte digitali e il Dna di Santino Tuzi, sono stati confrontati a suo tempo con i reperti biologici e dattiloscopici trovati sul copro della povera Serena. Con esito NEGATIVO. Come sempre sostenuto da questa parte civile. Santino Tuzi quindi è totalmente estraneo all'omicidio di Serena Mollicone, non è mai stato indagato, non è lui l'imputato.

La certezza del suicidio

"Santino Tuzi, la mattina del giorno 11 aprile 2008 si è suicidato. Qualsiasi altra ricostruzione è destituita di ogni fondamento, non ha alcun senso parlare di omicidio. Le indagini della Procura in tal senso sono state esaustive. Quando nel 2015 sono iniziate le indagini difensive ( che hanno portato alla riapertura del caso) , abbiamo subito chiarito - prosegue l'avvocato Castellucci - che per noi il suicidio è dato storicamente acquisito. Per quanto riguarda le motivazioni, è utile chiarire che la mattina del giorno 11 aprile 2008 Santino Tuzi intorno alle ore 11 e 10 si trova presso la Caserma carabinieri di Fontana Liri, e viene descritto  dai suoi colleghi come rilassato, sereno e scherzoso. Alle 11.10'.57'' riceve una telefonata dalla sua ex amante Rita Torriero. Quindi è lei a cercare per prima Tuzi, ciò che è accaduto nelle ore successive sarà ricostruito in dibattimento, con il fattivo contributo di questa parte civile".

La conferma dai testimoni

"Il principio di non colpevolezza è sancito dalla Costituzione, quella Costituzione che Santino Tuzi ha giurato di difendere. Questa parte civile, quindi rispetta tale principio. Detto ciò non è corretto dire che gli unici elementi a carico degli imputati sono le dichiarazioni di Tuzi e la porta. Esistono altri elementi indiziari (ovviamente non prove, quelle si formano in dibattimento), ne elenchiamo alcuni :

A) La barista Simonetta Bianchi dichiara di aver visto la mattina del 1 giugno 2001 presso il Bar della Valle, una ragazza somigliante a Serena Mollicone insieme ad un ragazzo somigliante a Marco Mottola. La Bianchi ritratterà poi tali dichiarazioni, ma è lo stesso Marco Mottola a dichiarare il giorno 22 maggio 2002: "Non escludo di essere stato in quel bar in quel giorno ed a quell\ora ma non ricordo con chi fossi. Forse era Laura Ricci, la mia attuale ragazza “.

B) Rita Torriero, il giorno 9 ottobre 2008 dichiara: “Ha mai visto Serena Mollicone in caserma dei carabinieri di Arce? Si, almeno due tre volte. Quale caserma, quella nuova o quella vecchia? Solamente quella nuova in quanto all'epoca della mia frequentazione con il brigadiere Tuzi Santino, il comando Stazione aveva già occupato l'odierno stabile; oltre ad averla vista lungo la strada che porta alla caserma nuova l'ho vista uscire ed entrare dal medesimo stabile incrociandola anche all'altezza del cancello pedonale. Voglio precisare inoltre che oltre ad averla incrociata, l'ho anche notata, sempre due o tre volte, mentre transitava sulla via antistante la caserma di Arce, uscire sempre dal medesimo comando Carabinieri”.

C) Massimiliano Gemma compagno nel 2008 della Rita Torriero dichiara: “Perché Anna Rita Torriero mi ha riferito di essere presente anche lei in caserma la mattina del1.06.2001 in quanto come ho già detto, si era recata da Tuzi presso la caserma dei carabinieri di Arce per portargli un panino”.

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