Cronaca Arce

Omicidio Mollicone, colpo di scena in aula: testimone prova a dare alibi a Marco Mottola, ora rischia la 'falsa testimonianza'

Davide Bove, come contestato dal pubblico ministero Maria Beatrice Siravo, per venti anni non ha mai ricordato cosa avesse fatto la mattina del 1 giugno 2001. Ieri durante la deposizione ha riferito di essere stato in compagnia dell'imputato, suo amico fraterno, nell'ora in cui Serena veniva aggredita. Non è stato creduto grazie anche a delle intercettazioni telefoniche che confermerebbero il contrario

Ha provato a dare un alibi al suo amico fraterno, Marco Mottola ma ora rischia di finire sotto processo per falsa testimonianza. Il colpo di scena inaspettato è arrivato nel pomeriggio di venerdì 10 settembre nel corso del processo in Corte d'Assise per l'omicidio di Serena Mollicone, la diciottenne di Arce uccisa nel 2001 nella caserma dei Carabinieri.

Il testimone Davide Bove è stato chiamato a riferire dei rapporti con Marco Mottola, della lunga amicizia e di quanto accaduto la mattina del 1° giugno 2001. L'uomo, oggi trentottenne, avrebbe dovuto ripetere ciò che in questi anni ha sempre fatto mettere a verbale e cioè che "non ricordo cosa sia accaduto quella mattina. Non lo ricordo assolutamente". Una deposizione che sembrava essere scontata quando invece tutto è cambiato. Davide Bove ha improvvisamente ricordato che la mattina in cui Serena venne aggredita, proprio nei momento in cui molto probabilmente veniva colpita alla testa, Marco Mottola era con lui, in piazza. 

Un improvviso rigurgito di memoria che però ha insospettito sia la Corte che il pubblico ministero quando lo stesso testimone ha riferito di fatti che ancora non gli erano stati contestati. A questo punto i legali della famiglia Mollicone, gli avvocati Dario De Santis, Sandro Salera e Federica Nardoni, hanno chiesto spiegazioni ed incalzato l'uomo che ha iniziato a contraddirsi. Il presidente della Corte d'Assise ha chiesto al testimone se fosse stato 'avvicinato' nei giorni scorsi ed indotto a dare quella versione dei fatti. 

A smentire la sua dichiarazione le intercettazioni telefoniche che dimostrano che Davide Bove e Marco Mottola si sono sentiti telefonicamente dopo l'orario in cui Serena è stata aggredita. A questo punto il presidente Massimo Capurso ha deciso di trasmettere gli atti inerenti la deposizione del teste in Procura. per 'falsa testimonianza'.

Fino a quel momento il processo aveva fatto emergere un'adolescenza di paese, tra canne fumate su una panchina e qualche sniffata di cocaina in casa di Marco Mottola quando i genitori erano assenti. Lo spaccato umano di Arce, visto con gli occhi dei protagonisti, ha descritto un paese, venti anni fa, che era in balìa di se stesso. L'udienza in Corte d'Assise, che è ripresa dopo la pausa estiva, ha visto sedute sul banco degli imputati, sei persone: tutti amici di Serena Mollicone e Marco Mottola all'epoca dell'omicidio. 

C'è che ha ricordato Serena nel suo ultimo viaggio in pullman verso Sora e lo scambio di persona che avrebbe fatto il conducente del bus che sostiene di aver visto la studentessa scendere alle 11 ad Arce. La coraggiosa Gianna Milite, amica di Serena, ha riferito e non senza emozione, gli anni bui vissuti salla sua famiglia a causa della droga. Il fraello Vittorio, amico di Marco Mottola, faceva uso di droga con gli amici, anche a casa del maresciallo quando i genitori non c'erano. 

Lo stesso Vittorio Milite ha invece riferito che 'la piazza era un mercato' dove poter comprare hashish e cocaina e 'qualche volta Marco Mottola è venuto con noi a Castelvolturno a comprare la droga'.  

L'udienza è stata aggiornata al prossimo 24 settembre quando sarà ascoltato il fonico che ha trascritto le intercettazioni telefoniche tra Santino Tuzi, il brigadiere morto suicida e il luogotenente Quatrale oggi sono processo.

                                                                                                    

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