Piedimonte, posti di lavoro in cambio del voto: scattano denuncia e indagini

Il candidato a sindaco sconfitto, Ettore Urbano, in una dichiarazione choc riferisce di un sistema collaudato e che avrebbe fortemente inquinato l'esito del risultato. Investigatori all'opera da giorni con sequestri di schede e interrogatori top secret

C'è l'ombra della compravendita di posti di lavoro dietro il sequestro delle schede elettorali riguardanti le elezioni comunali di Piedimonte San Germano. A 'sganciare' la bomba mediatica è stato, con un comunicato stampa, il candidato a sindaco Ettore Urbano (rappresentante di una lista civica con orientamento a sinistra) che, dai banchi dell'opposizione (ha perso per meno di cinquanta voti. Eletto invece il candidato rivale Gioacchino Ferdinandi, espressione di centro destra) chiosa senza remore e soprattutto dopo che la Procura di Cassino ha avviato delle indagini.

Le parole di Urbano

"E' alquanto singolare l'invito rivolto nel corso dell'ultimo Consiglio Comunale e a mezzo stampa, alla opposizione consiliare di presentare un autonomo esposto alla Procura della Repubblica sulla triste vicenda delle 59 schede recanti un segno di riconoscimento. La singolarità sta nel fatto che la vicenda è già nelle mani della Magistratura inquirente che assumerà le proprie determinazioni nel rispetto del principio di obbligatorietà della azione penale. In altre parole, se le notizie di reato, all'esito degli accertamenti in corso appariranno fondate verrà elevata una imputazione e si celebrerà un processo. Pertanto il buon nome di Piedimonte San Germano verrà preservato solo se il " processo elettorale" è democratico e non sarà risultato inficiato da alterazioni e contraffazioni".

L'appello del vescovo di Melfi

"Il punto è altro, da nove mesi andiamo chiedendo chiarezza su tutta la vicenda elettorale della, a partire dalla modalità di composizione delle liste elettorali, se la competizione sia stata libera, effettivamente democratica e scevra da condizionamenti, ovvero se il consenso sia stato "pilotato"in maniera non ortodossa - prosegue ancora Ettore Urbano -. Sul punto invito tutti a rileggere la rassegna stampa della campagna elettorale caratterizzato finanche dal grido di allarme del vescovo di Melfi, del Segretario nazionale della FIM CISL, della CGIL provinciale, circa il pericolo di compravendita di posti di lavoro, nonchè i resoconti dei nostri comizi elettorali laddove denunciavamo politicamente il rischio di inquinamento del consenso elettorale. Abbiamo confidato e atteso in rispettoso silenzio il lavoro della magistratura amministrativa: TAR, Consiglio di Stato e Prefettura di Frosinone, senza alcuna esternazioni. Ora confidiamo sereni nel lavoro della Procura e degli investigatori".

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Le indagini

A far scattare l'inchiesta parallela a quella Amministrativa sono stati i presunti segni di riconoscimento rinvenuti sulle cinquantanove schede riconteggiate in Prefettura. Un fatto anomalo che ha indotto il vice prefetto Ernesto Raio a informare la Procura. Per questo motivo il Procuratore capo Luciano d'Emmanuele e il sostituto procuratore Roberto Bulgarini Nomi hanno aperto un procedimento al momento contro ignoti. La fase degli accertamenti è iniziata con l'acquisizione delle schede in Prefettura e con l'ascolto, come persone informate sui fatti, di diversi testimoni. Tutte le dichiarazioni sono state secretate.

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