Pontecorvo, fu accusata di aver intascato 60 mila euro. Assolta imprenditrice del posto

La donna fu denunciata da una ditta di Bologna dopo la vendita di alcuni mezzi pesanti per lo spostamento della terra

Una storia di una vendita di mezzi per il movimento terra (gru e ruspe) finita in tribunale con un’imprenditrice di Pontecorvo accusata di essersi impossessata indebitamente di circa 60 mila euro ma che alla fine è stata assolta dai giudici del tribunale di Cassino.

La storia

Un’imprenditrice sessantenne di Pontecorvo, nei mesi scorsi è stata imputata del reato di truffa aggravata e falso, in quanto, secondo l’accusa, aveva omesso di dire ad un imprenditore di Bologna, interessato all’acquisto di alcuni mezzi di proprietà della società di movimento terra di cui la stessa era legale rappresentante, che gli stessi erano ancora sottoposti a leasing, traendolo così in inganno attraverso la falsificazione del libretto di circolazione degli stessi mezzi e percependo l’indebito pagamento per la loro vendita, per un importo di circa settantamila/00 euro.

La richiesta di assoluzione da parte dell’avvocato difensore

Nel Tribunale di Cassino, si è proceduto alla discussione finale, durante la quale, il difensore dell’imputata,  l’Avv. Emanuele Carbone, ha chiesto l’assoluzione della propria assistita, con la formula di rito, perché il fatto non sussiste, in quanto, secondo il predetto difensore, durante la fase dell’istruttoria dibattimentale non era stata raggiunta la prova, da parte dell’accusa, in ordine al presunto raggiro subito dall’imprenditore Bolognese; infatti, attraverso il deposito di una serie di documenti, nonché di una perizia di stima dei beni che sarebbero stati oggetto di truffa.

Le prove e la sentenza

Il difensore è riuscito a dimostrare come, la presunta persona offesa, fosse assolutamente a conoscenza del sottostante contratto di leasing e che, il predetto imprenditore bolognese, una volta contrattato i mezzi con l’imprenditrice della città fluviale, avrebbe dovuto procedere all’estinzione del leasing a cui erano sottoposti i due autocarri.

Il Tribunale, ritenendo verosimile la ricostruzione dei fatti rappresentata dalla difesa dell’imputata, ha assolto la medesima, con formula piena, perché il fatto non sussiste.

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