Roma, in viaggio attraverso la citta vista dal 105 tra buche e disservizi

Tratta Termini-Casilina, una vera e propria Odissea, che comincia sin dalla corsa all’accaparramento spasmodico dei posti a sedere. Il 90 % e oltre è costituito da extracomunitari che si ritirano a casa dopo una giornata intera di espedienti “vu...

linea 105

Tratta Termini-Casilina, una vera e propria Odissea, che comincia sin dalla corsa all’accaparramento spasmodico dei posti a sedere. Il 90 % e oltre è costituito da extracomunitari che si ritirano a casa dopo una giornata intera di espedienti “vu cumprà”.

La linea del 105 ha una minima parte di italiani; le condizioni igieniche, a sera, rasentano l’impossibile: odori di ogni sorta, stretti su quel mezzo come sardine, compressi alla stregua di deportati. Per carità…. il paragone è molto forzato, ma quel viaggio è veramente l’emblema di uno spaccato di umanità alla deriva. Si potrebbe fare un vero e proprio diario di bordo quotidiano; un mattino, mentre mi recavo a Termini, ho visto una coppia sugli scaloni di una chiesa chiusa: sembrava una di quelle scene oniriche dei film felliniani.

Il ragazzo toglieva da terra un materasso di ventura, lei si truccava ad uno specchio; per cercare di avere ancora un briciolo di dignità, seppure in condizioni di vita al limite. Una quindicina di giorni fa incontro alla fermata di un bus un vecchietto che aveva superato gli ottanta anni di sicuro. Egli camminava con una di quei carrellini per la spesa e distribuiva volantini sulle auto ( non penso lo facesse per hobby).

Roma tanto agognata, un giorno, un amico mi disse: “Roma è una bella puttana che ami e che detesti per quello che fa”.

Ed è proprio così: adoro la Roma della cultura, la Roma degli eventi di ogni sorta, la Roma che ti fa fare un lungo tuffo nel passato, e quella, invece, che ti catapulta inesorabilmente in un presente, in un’attualità degli avvenimenti che solo essa ti può dare.

Roma piena di buche, Roma il cui contatto dei vigili urbani è sempre occupato, perché non si riescono a smistare tutte le telefonate e a risolvere le esigenze di tutti i cittadini. Roma il cui 060608 è un enigma, nel senso che ti può capitare l’ operatore scrupoloso, il quale ti dà informazioni su ciò che puoi fare nella capitale ogni giorno; oppure ti capita quello che se ne lava le mani e ti liquida in quattro e quattr’otto.

Roma dei call center, mondo a cui ormai approda “mano d’opera” proveniente da ogni settore; non è raro trovare sessantenni che per sbarcare il lunario, racimolano quattro-cinquecento euro al mese, ripetendo a telefono per sei o sette ore al giorno, sempre la solita pappardella. La manovalanza primaria di questo campo è reclutata tra i laureati “under 30” oppure tra i laureati “over 35” ( per i quali la speranza di un impiego migliore non è molto rosea ).

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C’è chi proviene dal mondo dell’informatica, chi dal settore del turismo, chi dall’amministrativo, c’è chi invece ha un marito che percepisce una pensione da fame e si è voluta rimboccare le maniche. Per non parlare di madri che per 500 euro lasciano a casa, da soli, anche due o tre figli, di cui un è più grandicello, non potendosi permettere di restare a casa.

E non parliamo del sistema assurdo di retribuzione previsto dalla legge Fornero per call center outbound e aziende di customer satisfaction. In esse il lavoratore con contratto a progetto (quindi senza malattie , ferie, festività riconosciute) viene viene pagato ad ora. Ma in ogni ora, quando ci si avvale di un sistema Cati (cioè le telefonate arrivano in automatico e non manualmente), le telefonate arrivano a raffica, senza darti tregua, fino a spolmonarsi (lasciatemi passare il termine).Questo sfogo non servirà a cambiare le cose (mi diceva una volta una persona: un giornalista, in una piccola realtà è un pesce grosso; un giornalista in una città è un pesce piccolo tra tanti pesci). Sebbene io sia un pesce piccolo, spero che le mie parole servano a qualcuno per riconoscervisi come in uno specchio. di Maria Di Vito

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