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Roma, recuperati reperti Archeologici beni d’arte per un valore di oltre 15 milioni di Euro

Con i complimenti del Procuratore Aggiunto di Roma, dott. Giancarlo Capalbo, si è chiusa la conferenza stampa  tenuta in Via Anicia, 24 dal Gen. Mariano Mossa la cui attività svolta dai suoi uomini ha consentito il recupero di pregevoli beni...

Con i complimenti del Procuratore Aggiunto di Roma, dott. Giancarlo Capalbo, si è chiusa la conferenza stampa tenuta in Via Anicia, 24 dal Gen. Mariano Mossa la cui attività svolta dai suoi uomini ha consentito il recupero di pregevoli beni d'arte del valore di oltre 15 milioni di

euro, tra cui rarissimi ferri da chirurgo in bronzo A.C. ed un sarcofaco di Epoca Romana, nonché dipinti di epoche comprese tra il XVI e il XIX secolo., tra cui un'opera di scuola Caravaggesca.

Il Procuratore Capaldo, nel segnalare l'altra professionalità del lavorio svolto dai Carabinieri del Gen. Mossa ha evidenziato il fatto che è stato svolto un lavoro internazionale ed ha permesso di recuperare opere al patrimonio personale e privato italiano.

Ammonta a 15 milioni di euro la refurtiva recuperata del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale nel corso di interventi contestualizzati in una manovra investigativasviluppatasi, sotto il coordinamento del Proc. Agg. Giancarlo CAPALDO e del Sost. Proc. Tiziana CUGINIdella Procura della Repubblica di Roma, in diverse Regioni.Tra i beni più significativi sotto il profilo artistico:

Dipinto ad olio su tela raffigurante veduta con il pantheon, il tempio di Adriano, l'obelisco di thutmosis iii e personaggi, del pittore Giovanni Paolo Pannini.

La denuncia di un antiquario originava le indagini su tre soggetti, per appropriazione indebita. Inizialmente non era possibile recuperare il dipinto in quanto illecitamente trasferito in Svizzera per la vendita all'estero. Veniva individuato un avvocato milanese, incaricato per la vendita.

La Procura di Roma attivava una rogatoria internazionale con il Pubblico Ministero di Lugano. La perquisizione, autorizzata dall'A.G. elvetica, di un faccendiere (indicato dal TPC), consentiva di individuare il dipinto in un caveau di una banca, in deposito per conto di società anonima.

L'A.G. Elvetica accoglieva la richiesta formulata dalla Procura di Roma,disponendo la restituzione dell'opera. Deferite quattro persone per i reati di appropriazione indebita, ricettazione, esportazione illecita e contrabbando.

Dipinto olio su tela, attribuito a Giovanni Battista Caracciolo(1578-1635), detto il Battistello, raffigurante Compianto di Adamo ed Eva sul corpo di Abele.

Un antiquario segnalava un articolo di stampain cui era riportata la notizia della scomparsa di un dipinto simile a quellodi sua proprietà e di cui forniva le foto.Dalla verifica, le foto non trovavano corrispondenza nella Banca Dati del TPC. Tuttavia, nel corso del sopralluogo presso il castello del Sovrano Militare Ordine di Malta (SMOM), veniva rinvenuta una vecchia foto che ritraeva il dipinto in un locale del Castello, nonchè la corniceda cuiera stata asportata la tela. Coordinati dalla Procura di Roma, veniva sequestrato il dipinto e perquisito l'antiquario che sosteneva di aver acquistato ildipinto per 60 milioni di vecchie lire. Nel corso delle indagini emergeva una cifra più modesta e modalità singolari di acquisto. DIPINTO OLIO SU RAME, EPOCA XIX SEC., AUTORE ANONIMO, RAFFIGURANTE CROCIFISSIONE . Dipinto olio su tela raffigurante Matrimonio mistico di Santa Caterina. Nel corso di indagini, venivaperquisito un antiquario alla ricerca di un quadro rubato a Camerino. Venivano così eseguite fotografiche di alcuni beni esposti per la vendita. Grazie alle informazioni fornite dalla Banca Dati del T.P.C., veniva sequestrato il dipinto olio su rame raffigurante la Crocifissione provento di furto consumato a Napoli ai danni di un collezionista privato. Le indagini consentivano di individuareun commerciante, al quale veniva sequestrato un dipinto raffigurante Matrimonio mistico di Santa Caterina , rubato dalla Chiesa di San Lorenzo (AN). Sono state denunciate due persone, per ricettazione, alla Procura della Repubblica di Roma. 1.300 reperti archeologici di epoca compresa tra il vi sec. a.c. e il ii sec. d.c. Nel corso di indagini sviluppate per il contrasto del commercio illecito di reperti archeologici provenienti da scavo clandestino, venivano perquisite, su delega della Procura della Repubblica di Roma, le abitazioni di due collezionisti. Le operazioni consentivano il sequestro di 1.300 reperti archeologici illecitamente detenuti di epoca compresa tra il vi sec. a.c. e il ii sec. d.c. I beni sequestrati, tra cui spiccano, per rarità, un sarcofago romano del primo sec. D.C. e250 strumenti chirurgici in bronzo di epoca romana, rivestono eccezionale interesse storico e archeologico. I due collezionisti sono stati deferiti, per ricettazione ed impossessamento illecito. Sarcofago di epoca romana in marmo, epoca seconda metà del III sec. d.C.. A Vicenza, presso una casa d'asta, veniva sequestrato uno straordinario sarcofago in esecuzione di un decreto emesso dalla Procura della Repubblica di Roma. Durante attività di contrasto al commercio illecito di reperti archeologici provenienti da scavo clandestino, veniva controllato il catalogo di un'asta, relativo alla vendita di beni appartenuti ad un imprenditore. Individuato il bene, gli accertamenti facevano emergerel'illecitaprovenienza. Il sarcofago riveste eccezionale interesse archeologico e scientifico, tanto che la Soprintendenza per i Beni Archeologici, ne ha dichiarato l'interesse culturale, ai sensi art. 13 del D.Lgs. 42/2004. L'imprenditore è stato deferito per ricettazione ed impossessamento illecito di beni culturali.
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