Lunedì, 18 Ottobre 2021
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Cassino, Antonella D’Agostino, moglie di Vallanzansca, in galera insieme ad altre 17 persone per estorsione, usura e camorra ( guarda le foto)

Nella rete dell’usura e dell’estorsione dove sono state arrestate ben 18 persone, nel cassinate è finita anche la moglie di Renato Vallanzasca, Antonella D’Agostino, e anche lo stesso renatino  è  coinvolto in questo giro di strozzinaggio...

Nella rete dell'usura e dell'estorsione dove sono state arrestate ben 18 persone, nel cassinate è finita anche la moglie di Renato Vallanzasca, Antonella D'Agostino, e anche lo stesso renatino è coinvolto in questo giro di strozzinaggio, sgominato da soli sei agenti della Polizia di Stato del Commissariato di Cassino, guidato dal dott. Francesco Poturtì, coadiuvato dal suo vice Enzo Pittiglio.

I quali hanno intercettato una donna-imprenditrice mentre veniva minacciata dal "contabile" dell'organizzazione incaricato della riscossione: " Domani mattina devo avere tutti i soldi, sennò andiamo a finire malamente". Da questa intercettazione su una donna di Esperia sono partite le indagini che si sono sviluppate per oltre due anni.

Sequestrati bene per svariati milioni di euro e messo fine ad un giro di usura che stava allargandosi nella Ciociaria, dove sono stati chiusi cinque negozi, uno a Fondi e l'altro nel casertano. Nell'operazione, peraltro sarebbe coinvolta anche una donna che lavora presso un'Asl del casertano. Insomma, un intreccio di camorra ben organizzata, tanto che l'operazione è stata definita " Sistema Perfetto" e per sgominarla ci sono voluti due anni " senza collaborazione dei commercianti" ha esclamato il questore Giuseppe De Matteis durante la conferenza stampa, affiancato dalla dottoressa Stefania Marrazzo che ha parlato del ruolo delle tre donne coinvolte e del Capo della Mobile dott. Carlo Bianchi che si è soffermato su alcuni particolari dell'operazione.

Cosi, dalle prime ore di questa mattina, nell'ambito di una articolata indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Napoli - Direzione Distrettuale Antimafia, il Commissariato di P.S. di Cassino, in Collaborazione con la Squadra Mobile di Frosinone e Latina e Caserta ha dato esecuzione a 18 provvedimenti cautelari (13 di custodia carceraria, 1 di arresti domiciliari e 4 di divieto di dimora), emessi dal GIP presso il Tribunale di Napoli, nei confronti di altrettante persone gravemente indiziate, a vario titolo, di associazione di stampo camorristico, estorsioni, usura e intestazione fittizia di beni.

Il provvedimento cautelare è stato emesso per un gran numero di delitti commessi da una organizzazione che, sorta dalle ceneri del sodalizio LA TORRE di Mondragone (CE) e degli altri gruppi criminali succedutisi nel tempo nella medesima zona, progressivamente, e con particolare determinazione, ne ha occupato tutti gli spazi e ha controllato e gestito le attività criminali non solo in quel territorio, ma anche nel basso Lazio, ivi compreso il territorio di Cassino.

Sviluppatesi nell'arco di circa due anni, le indagini hanno svelato l'attuale operatività dei gruppo camorristico, radicato nel mondragonese nonostante i reiterati provvedimenti giudiziari e le numerose collaborazioni con la giustizia di affiliati, anche di vertice, degli ultimi anni.

L'intensa attività investigativa, caratterizzata da intercettazioni telefoniche e ambientali e che si è avvalsa anche delle dichiarazioni dei più recenti collaboratori di giustizia, ha consentito di ricostruire una lunga sequela di crimini riconducibili al suddetto sodalizio mondragonese, operante sotto la guida di uno storico affiliato al clan LA TORRE, e di accertare un vastissimo giro di usura e di conseguenti estorsioni.

Le indagini, coordinate dai magistrati di questa DDA e svolte dal personale del Commissariato di P.S. di CASSINO, hanno inoltre consentito di individuare alcuni prestanome, di cui gli affiliati si sono avvalsi per costituire società e per reimpiegare il denaro proveniente dalle attività criminali.

E' stato anche accertato il coinvolgimento di alcuni appartenenti alla famiglia LA TORRE nelle attività usurarie ai danni di imprenditori e commercianti in difficoltà economiche e nelle azioni intimidatorie e di ritorsione poste in essere per costringerli a pagare gli interessi e a restituire il capitale ricevuto.

Sono stati anche individuati, grazie all'attività investigativa, alcuni luoghi in cui venivano svolte le riunioni operative del sodalizio e condotte le vittime dell'usura per essere minacciate e costrette a piegarsi alla volontà degli aguzzini.

Secondo quanto emerge dal provvedimento cautelare, ha operato nel gruppo camorristico, costituito prevalentemente da uomini, anche D'AGOSTINO Antonella,moglie di Renato VALLANZASCA, noto esponente della criminalità a partire dagli anni 70, più volte condannato per gravi reati.

La donna, secondo le risultanze investigative, è apparsa strettamente legata ai vertici del clan mondragonese, come anche ad alcuni esponenti del sodalizio ESPOSITO, radicato nel territorio di Sessa Aurunca. Secondo l'ipotesi accusatoria, risulta in particolare che la D'AGOSTINO abbia svolto un ruolo di intermediazione in un'operazione di acquisizione di un hotel a Mondragone e in alcune vicende usurarie.

L'attività di indagine ha inoltre consentito di raccogliere anche elementi riguardanti il coinvolgimento del VALLANZASCA, che, sebbene detenuto da più di trent'anni, risulta aver mantenuto rapporti con contesti criminali.

Tra le persone arrestate, vi è anche un commercialista che, secondo le emergenze investigative, appare contiguo al sodalizio e, in particolare, appare essere intervenuto, in prima persona e in più occasioni, per favorire l'occultamento di beni immobili e società acquisiti dagli affiliati con i proventi delle attività criminali.

Nelle conversazioni intercettate è emerso, infatti, che il professionista, mettendo a disposizione le sue conoscenze professionali e la fitta rete di relazioni con notai, avvocati ed altri professionisti, ha agito con il precipuo scopo di sottrarre i beni del sodalizio e degli affiliati alle aggressioni giudiziarie.

In particolare, secondo l'ipotesi accusatoria, il suo contributo è consistito nel fornire consigli, nel promuovere ed organizzare le attività necessarie per ricondurne la titolarità a persone incensurate, prive di fonti di reddito autonome e disposte a servire l'organizzazione.

Quale esperto contabile ed intermediario con altri professionisti, il suo ruolo è apparso decisivo per costituire alcune società, nella disponibilità del capo del sodalizio e fittiziamente intestate a parenti e a persone di fiducia, consapevoli della riconducibilità dei beni e delle risorse finanziarie alle attività criminale del sodalizio.

Dalle indagini è inoltre emerso che anche un'impiegata dell'ASL di Cellole si è rivolta ai componenti del sodalizio criminale per recuperare una somma di denaro concessa in prestito, ben consapevole del loro spessore criminale e dei metodi utilizzati per raggiungere gli obiettivi prefissati.

Contestualmente all'emissione delle misure restrittive della libertà personale, sono stati sottoposti a sequestro beni immobili e società appartenenti, o comunque, riconducibili al capo del sodalizio e a tutti gli altri associati.

Si tratta di immobili, terreni, aziende di vendita all'ingrosso di prodotti alimentari, di un ristorante e di un rinomato locale del litorale domizio, quartier generale del "gruppo" Mondragonese, utilizzato per le riunioni fra gli affiliati e fra esponenti di altri sodalizi.

G. Flavi

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