Giovedì, 28 Ottobre 2021
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Alatri, per lo psichiatra Riggio i due fratellastri non possono essere considerati "sani" di mente

Un ragazzo perbene, il ventenne Emanuele Morganti, ha un diverbio al bar del circolo Mirò club con un italiano un pò brillo su chi deve esser servito per primo. Vola qualche parola anche grossa e Emanuele viene, racconta la sua ragazza Ketty Lisi...

Un ragazzo perbene, il ventenne Emanuele Morganti, ha un diverbio al bar del circolo Mirò club con un italiano un pò brillo su chi deve esser servito per primo. Vola qualche parola anche grossa e Emanuele viene, racconta la sua ragazza Ketty Lisi, strattonato, spinto fuori, all'esterno del pub.

Riggio

E qui avrebbe subito due violente aggressioni, calci e pugni, da parte di un gruppo o branco di nove ragazzi, due dei quali di 27 e 20 anni, tra l'altro fratellastri, sono stati fermati per "omicidio volontario aggravato da futili motivi" in quanto sarebbero gli autori del pestaggio letale con un corpo contundente simile a un manganello o un tubolare, secondo l'autopsia.

Un atto di "una gravità mostruosa", lo ha definito il Procuratore della Repubblica di Frosinone, Giuseppe De Falco, che si inserisce in quel devastante, inquietante, angosciante fenomeno sociale detto 'normalità assassina' che si imputa da tempo prevalentemente alla 'cattiveria' insita nell'essere umano.

"Direi che qui non esistono neppure i futili motivi. La verità è che - attacca lo psichiatra Martino Riggio (nella oto qui in alto) - i cosiddetti motivi mancano completamente, vale a dire non c'è movente. E, a mio parere, questo apre un doveroso approfondimento che accenno soltanto, perché chi uccide per niente, senza movente, è il matto, che lo fa così, perché gli va, come quel pensionato ucciso a pugni alle tre di notte, colpevole solo di aver incontrato un malato a cui andava di uccidere qualcuno...Forse la differenza tra il delinquente e il pazzo, è proprio l'assenza, nel secondo, di qualsiasi movente".

I due fermati risultano dediti all'uso e allo spaccio di droga: quanto può pesare l'uso eventuale di droga in un delitto così cruento? "La droga o l'alcool, o qualsiasi sostanza esogena non è mai una causa, semmai - precisa Riggio - una concausa. Il rilascio dei freni inibitori non può spiegare fatti come questi. A meno che non si vada a pensare, ma io non sono tra questi, anche se non si sente altro in giro, che saremmo tutti capaci di gesti simili, ma sarebbero i freni inibitori ad impedircelo, ed è ovvio che se li abolisco il mostro verrà fuori. Finché ci fermiamo a queste barzellette, che però non fanno affatto ridere, non si fa un passo in avanti. Occorre pensare in un altro modo".

Ecco come, secondo lo psichiatra con alle spalle una lunga esprienza sul campo, bisognerebbe cominciare a pensare.

"Primo, questa è gente che non può essere considerata sana di mente. Secondo, la loro malattia è complessa. Si stabilisce nel corso dell'infanzia e della pubertà, epoca in cui falliscono i rapporti interumani significativi, prima familiari, poi sociali, scolastici ed affettivi. La fuga, il fallimento, l'annullamento della realtà che andrebbe invece considerata, porta all'interno di questi individui a un desolante vuoto che a volte non dà segni di sé e a volte invece sì. La differenza la dà il livello di anaffettività raggiunta. Paradossalmente, quando l'anaffettività è più modesta lascia liberi degli affetti, di rabbia e di odio che si indirizzano verso chi viene considerato l'opposto di sé, il cosiddetto normale, quello che loro non possono più essere. Non si raggiunge la 'purezza' della schizofrenia con l'assenza affettiva che fa condurre atti agiti con la massima freddezza. Qui c'è un coinvolgimento, ma gli affetti residui sono di odio feroce e di rabbia verso chi è rimasto normale.Terzo: se siamo di fronte ad una malattia mentale chiediamoci chi e come dovrebbe curarla. Siamo veramente convinti che bastano pochi giorni di ricovero e qualche pillola data da un ambulatorio per cose di questo genere? E se si deve riconsiderare e modificare la 180, legge che peraltro nessuno stato al mondo ci ha mai copiato, si trovi il coraggio di discuterlo e di farlo".

Quella di Alatri è indubbiamente una vicenda agghiacciante che ha richiamato l'attenzione dello stesso Presidente della Repubblica, che ha scosso profondamente l'intero Paese e che alimenta e struttura il fenomeno sociale dilagante della 'normalità assassina' che, oltre alle impotenti istituzioni che dovrebbero assicurare la sicurrezza dei cittadini, chiama in causa la psichiatria, la scienza della psiche umana: dov'è la psichiatria? Non ha nulla da dire e da proporre?

"E' ovvio che la politica ed un certo stato, questi ragazzi li lascia completamente da soli. In certi paesi non esiste un cinema, un punto di aggregazione, una iniziativa culturale. Ma ripeto, non bastano - sottolinea Riggio - queste carenze a portare a certi livelli di malattia".

Insomma, nella brutale, orrenda vicenda di Alatri, "è del tutto evidente come non solo l'assenza delle istituzioni, della scuola, del lavoro, non solo le droghe, ma il fallimento delle relazioni interumane possa portare a quadri di malattia che esitano pure rapidamente - conclude Riggio - in quadri di violenza di questo tipo".

E quale livello di disumanità si sia toccato con mano ad Alatri, emerge nel fatto che dopo un omicidio efferato e senza alcun motivo plausibile - come accade per una rapina, ad esempio - i due 'balordi' si sarebbero vantati del loro orrendo gesto. Di fronte a tale disumano quadro, bisogna, allora, avere il coraggio - è il messaggio che sale da Alatri - di scoprire "la violenza invisibile", fatta di anaffettività, freddezza, lucidità con cui si vivono o meglio non si vivono i rapporti interumani: quando si arriva all'omicidio è perchè la vita dell'altro non vale nulla. E di smetterla con i luoghi comuni 'siamo tutti figli di Caino' o 'siamo tutti dei potenziali assassini'.

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