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Frosinone, A che cosa serve la provincia visto che si conosce poco?

Caro direttore, appartengo alla categoria di quelli che non possono permettersi di vincere e siccome non sarebbe la prima volta la cosa non mi rattrista più di tanto.

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Caro direttore,

appartengo alla categoria di quelli che non possono permettersi di vincere e siccome non sarebbe la prima volta la cosa non mi rattrista più di tanto.

Gli strateghi dello scacchiere politico provinciale, nella “ peregrinatio ad sedem Iacobucci” hanno mostrato muscoli e sorrisi, pietà e commiserazione, calcolo e freddezza sapendo che gli obiettivi da raggiungere sono altri e il traguardo finale è altrove.

La provincia, di cui si conosce poco la consistenza politica e la durata strutturale e programmatica, è solo una scusa per ricalcolare il peso degli schieramenti in campo, ponderare le ambizioni dei singoli e fare terra bruciata attorno agli avversari.

È un gioco, affascinante, in cui l’abilità unita alla destrezza e la spregiudicatezza dei singoli possono assestare un colpo fatale agli amici di partito e agli alleati di governo e creare nuove premesse per patti e inciuci del prossimo futuro.

Nessuno vuol perdere quest’occasione, nessuno tra i protagonisti vuol tirarsi indietro e senza dire nulla su quello che si propone di fare, si affida al voto degli eletti che per un motivo o per l’altro reputa vicino o solidale con la sua causa.

Le platee non sono riservate ai comuni mortali perché i semplici elettori sono esclusi da questa partita, i discorsi nemmeno hanno il pudore di salvare le apparenze e sono esentati dall’obbligo di promettere traguardi o interventi di una qualche efficacia e utilità per la vita dei cittadini che alla fine sono l’oggetto e lo scopo dell’impegno politico.

È un risiko, con gli obiettivi prestabiliti e che non riguardano il governo del territorio ma rappresentano l’esame di accesso alle prossime candidature regionali e nazionali e pertanto appare fuori luogo parlare di occupazione e sviluppo della ciociaria, rifiuti e sanità, sicurezza e infiltrazioni mafiose, scuola e tutela del territorio.

Ad orecchie esperte non vanno fatti discorsi prosaici e ragionamenti prolissi si va subito al cuore del problema e pertanto occorre sapere chi va azzerato, chi deve rimanere a secco di voti e chi dopo la sconfitta deve tornare a più miti consigli.

Alla fine, mentre alcuni brinderanno per il successo raggiunto e altri si morderanno le dita per aver mancato di poco l’obiettivo, sul terreno resteranno i cocci di una politica sempre più di stampo aristocratico e salottiero, decisa da chi il potere già ce l’ha e non vuol perderlo, voce ed espressione di una nomenclatura che conosce bene i gangli della macchina amministrativa e sa come incidere sul mondo economico e sull’assetto dirigenziale dell’ establishment provinciale.

Mentre apparentemente tutto tace c’è un’animazione profonda volta in gran parte a definire i nominativi da votare senza considerare i contenuti, le priorità e le criticità di una provincia malata.

Penso che la politica dovrebbe essere ispirata da altri valori ed orientarsi verso altri obiettivi, ma questo è un discorso che solo chi non ha nulla da perdere può permettersi di fare.

Arturo Gnesi

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