E' morto Cesare Romiti, il manager partito da Colleferro che cambiò le sorti della Ciociaria

E' stato presidente della Fiat ed uomo di fiducia di Giovanni Agnelli. Grazie al suo volere è stato realizzato lo stabilimento di Cassino.

da dx Romiti, Picano, De Mita, Agnelli

"Ora l’Italia è da ricostruire. Come dopo la guerra. Sono molto angosciato per il mio Paese, in particolare per il debito pubblico e la disoccupazione. Manca il lavoro, quindi manca tutto: prospettive, dignità, fiducia. Fortunati i centomila che sono potuti andare all’estero”. Così Cesare Romiti, in un'intervista rilasciata al Corriere della Sera nel 2014, parlava della situazione economica in Italia. Lui, figlio di un impiegato delle Poste, laurea in scienze economiche e commerciali, che una volta divenuto manager, nel 1947, inizia la sua carriera a Colleferro, nel Gruppo Bombrini Parodi Delfino, non riusciva a sopportare il decadimento economico ed industriale nel quale l'Italia è sprofondata. L'ex presidente della Fiat e braccio destro di Giovanni Agnelli, deceduto questa mattina a 97 anni, dal 1974, una volta approdato all'interno dell'azienda automobilistica, da il via ad un progetto senza precedenti: delocalizzare lo stabilimento realizzando sedi nelle zone italiane con il più alto tasso disoccupazionale. E nel 1979 a Piedimonte San Germano viene inaugurato il secondo stabilimento più importante d'Europa dopo Mirafiori a Torino. 

La crisi del 1980

Eppure le idee innovative di Romiti, che per salvare l'azienda da una violenta crisi economica mette in atto migliaia di licenziamenti, il 14 ottobre 1980, dopo 35 giorni di scioperi, non bloccano certo i 40.000 quadri della Fiat scesi in piazza. È nel luglio 1980 quando Umberto Agnelli lascia gli incarichi operativi in Fiat che Romiti, che ha la fiducia di Cuccia, diventa amministratore delegato unico del gruppo. E affronta il tema nodale dei costi annunciando il licenziamento di 14 mila dipendenti. Lo scontro con i sindacati è forte e Mirafiori è bloccata dai sindacati per oltre un mese. La Fiat riprende a fare utili, lancia nuovi prodotti, chiude nel 1982 lo stabilimento del Lingotto, aumenta gli investimenti, riduce i dipendenti. Nel 1987 è il secondo gruppo italiano dopo l’Iri. Un risultato che porta la firma di Romiti e di Vittorio Ghidella, il responsabile del settore auto. 

La nomina di presidente

Quando l’Avvocato lascia la presidenza di Fiat, nel 1996, a prendere il suo posto è proprio Cesare Romiti. Che resta presidente fino al 1998, quando anche per lui il limite dei 75 anni diventa insuperabile. Romiti precorre i tempi quando nel 1991 è vicino ad acquistare Chrysler (operazione portata a termine dall’altro manager che fu ad e presidente, Sergio Marchionne); anni dopo in una intervista spiegò: ”Io e Gianni Agnelli avevamo concluso l’operazione ma Umberto Agnelli si mise di traverso”. Due caratteri diversi, l’approccio morbido di Umberto Agnelli, spesso in contrasto con il ”pugno di ferro” di Romiti.

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L'amicizia con il senatore Picano

Un'amicizia suggellata dagli e dalla stima reciproca quella tra Cesare Romiti ed l'ex senatore e più volte sottosegretario Angelo Picano. E proprio grazie al 'senatore di Caira' che l'allora amministratore delegato di Fiat scopre Cassino (che stava rinascendo dopo il dramma delle bombe e della distruzione provocata dalla seconda guerra mondiale) e le sue tante qualità: la posizione geografica, la posizione pianeggiante, la vicinanza alla costruenda autostrada Milano-Napoli. E lo stabilimento di Piedimonte diventa concreta realtà. Un 'motore' che oramai da quarantuno anni ricarica di energia di vita a tre province e due regioni e che continua ancora oggi a dare lavoro a decine di aziende dell'indotto.

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