Coronavirus, le addette alla sanificazione: ‘Il mostro invisibile ha stravolto le nostre vite’

Le toccanti testimonianze di Maria Rosa, Nadia, Irene, Elisabetta, Graziella, Paola e Rosalba. Uiltrasporti Frosinone: ‘Hanno lavorato giorno e notte per mettere medici ed infermieri nelle migliori condizioni possibili per sconfiggere il Covid-19’

Alcune delle addette alla sanificazione iscritte a Uiltrasporti Frosinone

“Hanno lavorato giorno e notte per mettere medici ed infermieri nelle migliori condizioni possibili per sconfiggere il mostro invisibile, il Covid 19”, evidenzia la Uiltrasporti Frosinone parlando delle “sue” addette alla sanificazione e pulizia, come Maria Rosa, Nadia, Irene, ElisabettaGraziella, Paola e Rosalba. “Per svolgere i propri compiti si sono sottoposte a sacrifici enormi - aggiungono i vertici del sindacato - Primo tra tutti vivere lontano dalla famiglia e dagli affetti, per la paura di essere contagiati e di contagiare i propri cari. Hanno affrontato con grande coraggio tutte le difficoltà del periodo - concludono prima di cedere la parola alle dirette interessate, con le loro testimonianze - Momenti toccanti ed indimenticabili che ci hanno raccontato”.

Maria Rosa: “Ogni sera la paura era quella di infettare mio figlio”

“Ho lavorato nel reparto dal primo giorno, ho frequentato un corso di informazione tenuto da un infettivologo, mi è servito, ma a casa ogni sera la paura era quella di infettare mio figlio. Ho visto sofferenza nei pazienti, smarrimento perché soli e malati all’improvviso, paura perché consapevoli di rischiare di morire. Quando entravo nella stanza, vestita come un extraterrestre, nei loro occhi leggevo questo. Mi raccontavano le loro storie, ma io era impotente, cercavo parole conforto e coraggio, erano soli ed io l’unico riferimento. Ho visto anche gioia nella guarigione, ho visto umanità, amore e professionalità con medici ed infermieri che hanno tenuto la mano a chi è morto. Ricordo l’ultima videochiamata di una mamma con sua figlia. Noi con occhi pieni di lacrime. Non è stato semplice, non lo dimenticheremo mai, è un bagaglio pesante da portare sempre con me”.

Nadia: “Mi è rimasta dentro una paura indefinita”

“Esperienza devastante psicologicamente. Si, ho visto reparti pieni di persone malate di Covid respirare con l’ossigeno, urlando per chiedere aiuto, messi a pancia in sotto nel reparto di rianimazione, intubati per una migliore respirazione, che non ce l’hanno fatta. All’inizio un incubo, perché nessuno conosceva questo virus, di conseguenza nessuno sapeva come combatterlo ed io e le mie colleghe sempre in ansia con la paura di essere contagiate, tornavo a casa con la paura di trasmettere il virus alla mia famiglia, marito, figli, ma soprattutto due nipotini che ho tenuto a debita distanza per un lunghissimo periodo. Con il passare del tempo le cose sono leggermente migliorate, il virus c’è ancora, mi è rimasta dentro una paura indefinita, a volte incontrollabile”.

Irene: “Ho vissuto da sola per tre mesi”

“Tra noi ci chiamiamo ‘ultima ruota del carro’ - spiega la camminatrice, incaricata di recapitare lettere e plichi - Siamo fondamentali perché da raccordo, non ci fermiamo mai. Durante il Covid, da madre sola (il marito è morto, ndr), pur potendo prendere il congedo parentale non mi sono sentita di tirarmi indietro in un momento del genere. Ho vissuto da sola per tre mesi, non volevo avere contatti con genitori e parenti, avevo paura di contagiarli. È stata un’esperienza forte, un’esperienza drammatica, vista tanta sofferenza, noi unico punto di contatto tra malati e la famiglia.

Elisabetta: “Chiedo il rispetto per il nostro comparto”

“Durante questo periodo siamo state chiamate a svolgere un lavoro meticoloso per benessere di tutti coloro che frequentano ospedale. Vorrei però sottolineare che il nostro operato di sanificazione è importante ogni giorno, al di là delle emergenze. L’igiene è alla base di tutto, chiedo il rispetto per il nostro comparto”

Graziella: “Il mostro invisibile ha stravolto le nostre vite”

“Il mostro invisibile e silenzioso ha stravolto le nostre vite, noi in ospedale abbiamo fatto il massimo per tutelare i pazienti e gli operatori sanitari sanificando tutto. La paura di non farcela, di essere contagiati e di poter essere causa di contagio per nostri cari c’è stata. Poi è venuta fuori la nostra professionalità. Abbiamo fatto squadra, ci siamo aiutate e lavorato bene.

Paola: “Senza sicurezza e protezione, ma con coraggio”

“Lo definisco periodo della ‘Grande Paura’, per me stessa, per mio marito a casa, per la mia mamma anziana, per i miei piccoli nipotini, paura di essere io veicolo di contagio per loro che stavano al sicuro in casa! Ho lavorato con tutte le difficolta che conosciamo, per la mancanza di sicurezza e dispositivi di protezione, abbiamo avuto coraggio insieme alle mie colleghe e non ci siamo tirate indietro. La paura mi è rimasta dentro e per molto tempo mi ha tenuta distante dai miei affetti, credo non lo dimenticherò mai!”.

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Rosalba: “È stata dura ma alla fine ce l’abbiamo fatta”

“Durante l’emergenza COVID 19, sono stata in servizio per un periodo parziale causa malattia. È stato un periodo particolarmente pieno di ansie e paura. Ho trovato nell’ambito lavorativo infermieri che mi hanno istruito all’uso corretto dei D.P.I. È cambiato l’aspetto lavorativo, tanto da creare squadre di lavoro per sanificare reparti H 24. È stata dura ma alla fine ce l’abbiamo fatta a controllare anche le emozioni e svolgere nel miglior modo possibile il nostro lavoro con professionalità e lucidità”.

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