Ferentino, ecco come funzionava il sistema per smaltire i rifiuti a basso costo

Sono tutte dell’Area Nord-Ovest della provincia di Frosinone, eccetto tre di Roma, le decine di ditte indagate per trasporto e scarico abusivo di centinaia di tonnellate di rifiuti speciali nella cava sequestrata

Il Colonnello Luisa Corbetta e il Maggiore Vitantonio Masi (Gruppo Carabinieri Forestale di Frosinone)

In prevalenza, come evidenziato in tarda mattinata dal Colonnello Luisa Corbetta e dal Maggiore Vitantonio Masi del Gruppo Carabinieri Forestale del Capoluogo, da Frosinone, Anagni, Ferentino, Monte San Giovanni Campano e Morolo, oltre che da Roma, ma anche da Sora, Alatri, Veroli, Boville Ernica, Ripi, Supino e Giuliano di Roma.

È partendo da questi tredici Comuni che tra il 23 gennaio 2018 e il 4 marzo 2019, in base all’Ordinanza applicativa di misure cautelari emanata dal Gip di Roma nel quadro dell’Operazione “Cavum”, 25 ditte edili avrebbero smaltito illecitamente almeno 180 tonnellate di rifiuti speciali, pericolosi e non, nella cava ferentinate di 11 ettari situata lungo Via Morolense, in località “Monticchio”. In parte livellati al suolo e interrati con mezzi meccanici e in parte combusti sul posto.    

Le misure cautelari

Nella mattinata di oggi, martedì 28 gennaio, è scattata in primis la custodia in carcere del 53enne C.L. e del 59enne C.N., fratelli originari di Ferentino e co-gestori della cava con la Società N.G.. Arresti domiciliari, inoltre, per la loro familiare 52enne C.I. e il 56enne supinese R.A., coniugi attivi a Morolo con la Società S., nonché per il 43enne castrocielese R.D., consulente tecnico di entrambe le imprese. Misure cautelari disposte dal Gip per l’ipotesi di reato, continuato e in concorso, di attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti e per il derivante illecito amministrativo.         

Gli indagati

A ruota, poi, le indagini nei confronti dei titolari delle suddette ditte per il reato di esercizio abusivo della discarica, “con più azioni esecutive - motiva il Gip di Roma Mara Mattioli - di un unico disegno criminoso, agendo in concorso tra loro”. Tra le stesse ditte, inoltre, ben quindici avrebbero trasportato gli scarti di demolizione e costruzione in assenza della prescritta iscrizione all’Albo Nazionale dei Gestori Ambientali.

I sequestri preventivi

Oltre alla cava e al profitto diretto del presunto reato (10.146 euro), sono stati altresì sequestrati ai fini di confisca 29 automezzi, di proprietà delle ditte edili, nonché un trituratore della Società N.G., “utilizzato - si legge ancora nell’ordinanza del Gip - per lavorare abusivamente i rifiuti conferiti per il recupero presso il citato sito di detta società”.  

Indagini e intervento

Il grave quadro indiziario riportato deriva dagli esiti della complessa attività di indagine che è stata condotta inizialmente dal Gruppo Carabinieri Forestale di Anagni in sinergia con l’Arpa Lazio e che ha portato all’esecuzione dell’ordinanza del Gip assieme ai militari del Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale, Agroalimentare e Forestale (Nipaaf) e del Comando forestale di Frosinone.

Tale investigazione, partita nel gennaio 2018, è andata avanti con vari sopralluoghi, acquisizioni di copiosa documentazione, rilievi effettuati con il Gps, riprese del sistema di videosorveglianza, sommarie informazioni rese da persone informate sui fatti e, non da ultime, le intercettazioni telefoniche.     

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Le intercettazioni e immagini

Si evincerebbe, innanzitutto, un vero e proprio tariffario. “Il prezzo dei conferimenti - si legge nella parte dedicata ai gravi indizi di colpevolezza - viene, infatti, più volte ripetuto nelle conversazioni intercettate e risulta essere pari a 18 euro a tonnellata”. Dal sistema di videosorveglianza, inoltre, “emerge - si legge ancora - come i fratelli C., man mano che i rifiuti vengono scaricati, provvedono a effettuare diversi livellamenti della discarica per agevolare gli altri scarichi e gestire meglio il sito”.

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