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Martedì, 18 Giugno 2024
Cronaca Cassino

Processo Mollicone, consegnate le motivazioni che spiegano la sentenza

Per la Corte e la giuria popolare "siano emersi consistenti e gravi elementi indiziari nei quali si deve necessariamente desumere l’implicazione nella commissione del delitto in esame i soggetti terzi, che sono rimasti ignoti"

Il processo per l'omicidio di Serena Mollicone, la diciottenne di Arce (Frosinone) uccisa nel giugno del 2001 approda in Appello a Roma. A presentare ricorso avverso alla sentenza di assoluzione dei cinque imputati, è stata la Procura di Cassino.

Il15 luglio del 2022, dopo un processo durato oltre un anno e 49 udienze, sono stati scagionati l’ex comandante della caserma dei carabinieri di Arce Franco Mottola, la moglie Annamaria, il figlio Marco e i due carabinieri Vincenzo Quatrale e Francesco Suprano. Una decisione, quella presa dalla Corte d'Assise, presieduta da Massimo Capurso, che è stata così motivata: "Numerosi elementi indiziari, costituenti tasselli fondamentali dell'impianto accusatorio del pubblico ministero, non sono risultati sorretti da un sufficiente e convincente compendio probatorio". Questo il motivo per cui i cinque imputati sono stati scagionati dall'accusa di aver ucciso Serena o di aver taciuto sulle dinamiche che l'hanno portata alla morte.

Le motivazioni, racchiuse in 240 pagine firmate dal presidente  Capurso, racchiudono oltre un anno e mezzo di dibattimento nel corso del quale non si sarebbe riusciti a dimostrare chi possa aver ucciso la studentessa di Arce. "A fronte di carenze probatorie nei confronti dei singoli imputati si deve evidenziare come dall’istruttoria dibattimentale siano emersi consistenti e gravi elementi indiziari nei quali si deve necessariamente desumere l’implicazione nella commissione del delitto in esame i soggetti terzi, che sono rimasti ignoti”. "Non solo alcuni tasselli sostenuti dall'accusa si sono rilevati inconsistenti ma sono emersi degli elementi a discarico dei singoli imputati". 
"Non sono stati provati molti degli asseriti depistaggi che secondo l'accusa il maresciallo Mottola avrebbe compiuto in sede di prime indagini".

"Sono emerse delle prove che si pongono in termini contrastanti rispetto alla ricostruzione dei fatti da parte della pubblica accusa". 
Gli indizi dibattimentali non offrono indizi gravi, precisi e concordanti sulla base dei quali possa ritenersi provata, oltre ogni ragionevole dubbio, la commissione in corso da parte degli imputati della condotta omicidiaria contestata"

"Può senz'altro dirsi acclarato che Serena Mollicone è stata vittima di una condotta omicidiaria commessa da una o più persone, estrinsecatasi in una prima azione lesiva, consistita in un'azione contusiva alla testa, nella zona sopraccigliare sinistra, a seguito della quale la giovane ha riportato un trauma cranico, produttivo di perdita di coscienza; successivamente Serena è con ogni probabilità deceduta per asfissia meccanica da soffocazione esterna diretta, probabilmente attraverso l'ostruzione delle vie aeree con il nastro adesivo e la chiusura del capo con il sacchetto di plastica. Non possono essere del tutto escluse ipotesi alternative in ordine alle modalità con cui sia stata provocata l'asfissia e che solo post mortem il volto sia stato avvolto con il nastro adesivo rinvenuto".

A questa decisione ha replicato la Procura di Cassino che ha chiesto ed ottenuto l'apertura del secondo processo. La prima udienza questa mattina a Roma dinanzi al procuratore generale. A rappresentare a pubblica accusa saranno Francesco Piantoni e Maria Beatrice Siravo.

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