Domenica, 16 Maggio 2021
Cronaca

Indagine immigrati, il no del Gip alla scarcerazione: gli indagati restano ai domiciliari

L'inchiesta 'Pecunia no limes', portata avanti dalla Procura di Cassino unitamente alla Guardia di Finanza ed alla Polizia di Stato, ha consentito di portare alla luce una serie di presunti illeciti commessi dal cooperative di accoglienza

Indagine sull'accoglienza degli immigrati, il gip ha rigettato le richieste di scarcerazione a carico delle tre persone che sono state arrestate dalla Guardia di Finanza e dalla Polizia di Stato su richiesta della Procura di Cassino. Il Gip ha invece ridotto il provvedimento interdittivo a carico di 5 operatori. Il riesame ha inoltre rigettato la richiesta di dissequestro avanzata dai legali di uno degli indagati. A finire agli arresti domiciliari sono stati tre imprenditori residenti originari di Napoli ma con attività a Cassino e San Vittore. Parliamo di F.O classe 1972, R.O. classe 1966 a Ripi e P.N. classe 1969 residente. Le misure interdittive invece hanno riguardato due donne residenti a Cassino, un uomo residente a Rocca d'Evandro ed una donna residente in provincia di Napoli. 

L'indagine

'Pecunia no limes', danaro senza limite che invece di essere destinato all'accoglienza degli immigrati finiva sui conti correnti personali di chi avrebbe dovuto garantire loro assistenza e sostegno. L'indagine, che prende il nome un'espressione latina, è stata coordinata dalla Procura di Cassino e portata avanti dalla Guardia di Finanza e dalla Polizia di Stato. Il magistrato Emanuele De Franco e il procuratore capo Luciano d'Emmanuele hanno chiesto ed ottenuto dal Gip, Salvatore Scalera, 8 misure cautelari (3 sottoposti agli arresti domiciliari e 5 colpiti dal divieto di esercitare attività imprenditoriale) a carico altrettanti soggetti che dovranno rispondere di truffa ai danni dello Stato, frode in pubbliche forniture, auto riciclaggio, emissione ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. Il Gip ha inoltre disposto sequestri dal valore di oltre un milione di euro.  

L'inchiesta, che nasce a seguito dell'indagine 'Welcome to Italy' e dopo la rivolta da parte degli emigranti ospiti nella struttura di via Vaglie, ha consentito ai militari del Gruppo di Cassino della Guardia di Finanza ed agli investigatori del commissariato di Cassino ed ai colleghi della Squadra Mobile della questura di Frosinone di ricostruire molteplici illeciti commessi da un gruppo criminale che gestiva diverse cooperative attive nel settore del sistema dei Centri di Accoglienza Straordinaria (C.A.S.) di cittadini stranieri, tra le province di Frosinone e Caserta. I controlli svolti presso le strutture di accoglienza hanno permesso di constatare numerose irregolarità. I cittadini stranieri vivevano in locali angusti, sporchi, fatiscenti ed in pessime condizioni igieniche, le camere erano sovraffollate oltre il limite consentito ed in pochi metri quadrati erano stipate anche sei persone.

Gli sfortunati migranti, inoltre, non erano assistiti da un numero sufficiente di operatori e non usufruivano correttamente dei servizi di assistenza sanitaria, sostegno psicologico, mediazione linguistica e culturale. Il tutto contrariamente a quanto invece certificato, falsamente, sulla documentazione sequestrata dagli investigatori perché gli indagati dichiaravano falsamente alle Prefetture competenti che i servizi in favore degli ospiti erano correttamente garantiti, riuscendo in parte a  percepire i rimborsi previsti.  
In alcuni casi, le cooperative certificavano la presenza di numerosi cittadini stranieri che in realtà si erano allontanati dalle strutture da diverso tempo e ormai residenti in altri Stati, come emerso dai controlli alla frontiera, in modo tale da percepire la quota giornaliera spettante per la presenza sul territorio nazionale. È emerso, inoltre, come le cooperative ottenessero indebitamente rimborsi dalle Prefetture per un numero maggiore di pasti rispetto a quelli effettivamente somministrati ai richiedenti asilo. Gli ingenti profitti venivano trasferiti mediante operazioni di riciclaggio mascherate dall’utilizzo ed  emissione di fatture per operazioni inesistenti come accertato dai militari della  Guardia di Finanza di Cassino.

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